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Andrea Eremita: «Un menhir rivolto a mirare il sole prima di essere inghiottito dalle tenebre»

Il solstizio d'inverno rivissuto dal noto studioso sulle montagne dell'alta Val Nervia

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Castelvittorio. In autunno per tracciare un quadro aggiornato delle dinamiche relative al popolamento stagionale sulle montagne dell’alta Val Nervia nel periodo Neolitico, ci siamo recati sulle alture di Castelvittorio dove abbiamo trovato gli alberi del bosco intenti ad agghindarsi con dei meravigliosi abiti invernali dai colori vivaci unici e spettacolari che solo la magia della natura può offrire.

Raggiunto il luogo che ci eravamo prefissi di esplorare, è bastato camminare una mezzora nel bosco per liberare dalla la mente lo stress e rallegrasi del fatto che non c’erano tracce sul sentiero dei copertoni delle moto, come si trovano di solito nei boschi orribilmente maltrattati e seviziati dai motociclisti. in particolare sulle alture di Sanremo, Perinaldo e Bordighera dopo di che, a conferma che la maggior parte dei tracciati dei sentieri e delle mulattiere è opera dei primi ingegneri della storia che hanno popolato l’entroterra, lungo il percorso abbiamo scoperto un menhir a forma piramidale rivolto mirare l’ultimo raggio infuocato del sole prima di essere inghiottito dalle tenebre il giorno del solstizio d’inverno, evento che in tutti i popoli dell’antichità lasciava presagire un grave pericolo per la loro esistenza e al fine di esorcizzare l’avvenimento, accendevano grandi falò.

Un’eco di origine pagana di accendere fuochi il 25 dicembre alimentato da una fitta ragnatela di superstizioni che ha superato i millenni, sopravvive a Dolceacqua il giorno di Natale con ” I foghi du Bambin” Fuochi per scaldare Gesù Bambino appena nato.

Continuando a proseguire lungo il sentiero, giunti nei pressi di una sorgente abbiamo scoperto una roccia altare sacrificale che si lega al culto delle sorgenti. con vaschetta e canaletto di scolo collocato in modo da far defluire il sangue dentro due coppelle. Altare con 2 coppelle sotto il colatoio che trova un confronto con l’altare scoperto in località Fontana Vecchia a Baiardo e a Cian del Pozzo sulle alture di Ventimiglia. Reperti già documentati a pag 41 nel mio libro ” La Via Eraklea “

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