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Ventimiglia, gli studenti del Fermi-Polo-Montale incontrano online Gian Carlo Caselli

Ha tracciato un quadro attuale relativo le mafie

Ventimiglia. «Essere cittadini responsabili, conoscere ciò che avviene intorno a noi e nel nostro paese, essere preparati e attenti ai cambiamenti: la formazione e l’educazione scolastica sono il punto di partenza per prepararsi a vivere il futuro senza ‘soccombere’ al reclutamento mafioso!». Con queste parole, Gian Carlo Caselli, magistrato e saggista italiano, protagonista dei processi alla mafia dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio ha
incontrato online diverse classi dell’Istituto Fermi Polo Montale di Ventimiglia nell’ambito del Progetto Legalità, tema educativo particolarmente sentito da anni dalla scuola guidata dalla dirigente scolastica dottoressa
Antonella Costanza, e anche diverse classi della secondaria di primo grado Ruffini di Bordighera.

Grazie a Libera contro le mafie di Imperia e alla professoressa Maura Orengo, referente provinciale, che hanno organizzato l’evento online dal titolo “A 28 anni dalle stragi di Palermo le mafie ancora non hanno vinto ma hanno cambiato volto”, il dottor Caselli si è rivolto ai ragazzi tracciando un quadro attuale relativo le mafie. I tentacoli della Piovra non si sono fermati dopo le stragi che hanno segnato la fine di Falcone e Borsellino, né purtroppo i processi che lo stesso magistrato ha guidato: la mafia, infatti, ha saputo assumere volti nuovi, infiltrandosi in settori fino a qualche anno fa poco interessanti e vantaggiosi.

«Oggi la mafia – dice Caselli – tende a diventare socia in attività, perseguendo un’economia illegale fatta di usura
ed estorsione. La mafia è silente e recluta persone sempre più preparate, intelligenti, plurilingue – ha dichiarato Caselli – invitando i ragazzi ad essere attenti alle lusinghe e al facile successo». «Lo stesso Covid – ha continuato Caselli – ha creato opportunità interessanti: le imprese in difficoltà, le attività strozzate dai pagamenti, diventano il terreno fertile per l’infiltrazione sul territorio delle organizzazione criminose dedite al riciclaggio del denaro».

Ai ragazzi delle terze del Montale e del Fermi, delle quarte dei geometri e delle classi quinte del Polo, e alle medie Ruffini il dottor Caselli ha raccontato di come il coraggio e la paura hanno sempre spinto il suo operato, lo hanno guidato al dovere e al servizio, anche mettendo a rischio la stessa famiglia. Non sono mancati i racconti di momenti vissuti a Palermo, stralci del processo e della vita sotto scorta: parlarne significa non dimenticare, continuare a mantenere viva l’attenzione affinché il ‘silenzio’ non vinca nella vita delle persone.