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Spese pazze, Saso assolto: «Il virus della disonestà non mi ha mai colpito»

L'ex consigliere regionale apre a un suo rientro in politica

Sanremo. L’ex consigliere regionale di Alleanza Nazionale Alessio Saso, ospite dei nostri studi, commenta la recente assoluzione (perché il fatto non sussiste) ottenuta in Corte d’appello a Genova la settimana scorsa nell’ambito del cosiddetto processo “spese pazze“, indagine che ha interessato decine di  rappresentanti regionali  dal 2012 e che non è ancora arrivata a compimento.

alessio saso collage

«Era il 2012 quando ho ricevuto l’avviso di garanzia, mi sono subito fatto interrogare nel pubblico ministero Pinto che mi contestava complessivamente 2.500  euro, una cifra direi contenuta composta essenzialmente di pranzi e cene. Preciso che non era necessario dare nessuna giustificazione nel momento in cui uno faceva la spesa e, quindi, a distanza di anni mi veniva chiesto di spiegare. Non si trattava di miei pranzi personali in Liguria o in altre parti d’Italia, erano incontri che si decideva di fare a tavola, con le categorie, dagli Alpini alla Confesercenti, alla Confcommercio, invece di prendere una sala. Inoltre,  si trattava anche di importi piuttosto modesti, una media di 30 euro a coperto. Comunque, mi sono impegnato portando testimoni a processo, permettendo la fotocopiatura delle mie agende. Sono riuscito a dimostrare in maniera chiara per più della metà di queste spese. Per le altre non è che non sia riuscito a dimostrarlo è che non avevo sempre a disposizione il testimone chiave», racconta Alessio Saso.

In primo grado Saso era stato condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione a fronte di una contestazione di 1.300 euro di note spese (per pranzi di rappresentanza) che per la procura genovese non erano giustificati.

«Sono stato condannato a 2 anni e 10 mesi -prosegue l’ex consigliere regionale –  senza prove certe,  senza che nessuno, ripeto, mi avesse chiesto delle spiegazioni, né anche volendo io le potessi dare, perché per la Regione non era prevista nessuna rendicontazione dettagliata del conti, né si doveva dire con chi si andava a pranzo o a cena, proprio perché si considerava una dimensione, come dire,  lasciata all’autonomia, alla discrezionalità e alla riservatezza, poi perché quella legge lasciava veramente troppi margini.  Anzi, siamo stati noi a cancellarla dal 2012. Comunque abbiamo scelto questa strada e, quindi, se mi è consentito,  abbiamo reso santi i consiglieri regionali successivi a noi».

Alessio Saso, romano, è direttore dell’Ufficio provinciale del Lavoro. E’ stato vicesindaco di Imperia in quota Alleanza Nazionale dal 1999 al 2006 prima di approdare in Regione e concludere la sua avventura sotto le insegne del Ncd.

Saso, in conclusione ripercorre gli anni passati in Comune a Imperia come vice del sindaco Luigi Sappa definendoli «gli anni più belli della mia carriera politica» e apre a un suo possibile ritorno. In Fratelli d’Italia? «La mia storia è nel centrodestra, lì ho molti amici», conclude.