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Sanremo, al casinò bruciati 4,5 milioni di utili: dallo Stato ristori zero

Il fatturato totale andato in fumo a causa del Covid è di circa 30 milioni di euro. Gli ordini del giorno in Parlamento per la riapertura rimasti lettera morta

Sanremo. Trenta milioni di fatturato andati in fumo, oltre quattro milioni e mezzo di utili netti persi, a fronte di costi fissi totali nell’ordine dei 7,2 milioni di euro. Ma dallo Stato, in termini di ristori, arriva l’equivalente di zero. Sono questi gli impietosi numeri con cui devono fare i conti il Casinò di Sanremo e Palazzo Bellevue, azionista unico della casa da gioco.

Gli ordini del giorno degli onorevoli Giorgio Mulè (Forza Italia) e del deputato della Lega Flavio Di Muro, discussi sotto il governo Conte – di questi fu approvato solo quello dell’esponente ventimigliese – che impegnavano l’Esecutivo a riaprire il casinò in “tempi brevi” per salvaguardare i conti del Comune e i posti di lavoro dei dipendenti, sono rimasti lettera morta. E nonostante ora sia Forza Italia che il partito del segretario Salvini siano dentro al governo, con esponenti di spicco nei ministeri chiave, con l’ultimo decreto legge il premier Draghi ha rinnovato la chiusura dei casinò di Sanremo e Venezia, gli ultimi due rimasti in piedi.

Una serrata che era stata difficile da digerire per amministrazione comunale e lavoratori (senza contare l’indotto turistico legato al casinò) visto che era arrivata per la prima volta l’8 marzo del 2020, quando il management del casinò si era già prodigato a investire cospicuamente in attrezzature per la rilevazione della temperatura, plexiglass ai tavoli, elaborando un rigidissimo protocollo interno che nel periodo estivo di ripresa parziale delle attività, aveva evitato ogni contagio. Il procrastinarsi della chiusura dalla principale e più importante industria della provincia di Imperia fa paura per la tenuta del bilancio previsionale del municipio matuziano – da chiudere formalmente entro il 31 marzo -, rappresentando un macigno difficile da superare, sicuramente il più grande e pesante di quelli piombati sui conti dell’ente locale.

Facendo un rapido calcolo, prendendo i dati ufficiali della produzione della casa da gioco, il casinò al 31 dicembre 2020 aveva perso 20 milioni di fatturato. Nei primi tre mesi del 2021 vi si aggiungeranno verosimilmente altri 10 milioni di euro: il risultato al 31 marzo 2021 sarà quindi di -30 milioni. Stando alle medie degli ultimi anni, la produzione totale del casinò si aggira sui 42-43 milioni di euro annui, di cui 36-37 vengono spesi per coprire i costi: i 7 milioni di differenza tra entrate e uscite sono gli utili che spetterebbero al socio Comune di Sanremo. Il casinò ha patito finora 8 mesi di stop, la somma è presto fatta: al bilancio previsionale 2021 di Palazzo Bellevue mancano 4,5 milioni di euro. Una cifra enorme, che il Comune utilizzerebbe altrimenti per fornire servizi ai cittadini o programmare investimenti, e che si sarebbe potuta trasformare in catastrofica se fossero venuti meno anche i 5 milioni di euro di contributo Rai nel caso fosse saltato il Festival di Sanremo.

In tutto questo, il casinò dallo Stato come ristorori per le perdite subite, attende dall’anno passato un bonifico di massimo 150 mila euro. Aspetta e spera, perché al momento non risulta essere arrivato ancora nemmeno il becco di un quattrino. E se è vero che l’azienda municipale, nonostante tutto, rimane sana, grazie all’impiego massiccio del fondo integrativo salariale e delle riserve accantonate negli anni, è altrettanto vero che se si continua così, senza una prospettiva concreta di riapertura o di sostegno, sul casinò potrebbe calare tra non molto il tradizionale telo nero, “sbancato” per intero non dai clienti fortunati ma dagli effetti del coronavirus.

«Giustamente era stato approvato un ordine del giorno a mia firma che chiedeva di aprire per tempo il casinò e non è stato fatto nulla dal precedente governo, commenta l’onoverole Flavio Di Muro. Resto dell’idea che per specificità, spazi e investimenti fatti, il casinò abbia le possibilità di aprire in sicurezza e di far tornare i lavoratori attivi nelle proprie mansioni. Spero che questa istanza possa essere accolta anche dal nuovo governo. Ci sono aspettative per il “decreto sostegno” che è prevedibile possa essere approvato dal consiglio dei ministri tra due giorni e dove verrebbero rivisti tutti quegli ostacoli burocratici che il precedente Esecutivo aveva inserito, ritardando di fatto l’erogazione della cassa integrazione, dei ristori e dei bonus per partite iva e imprese. Devo dire che da quello che ho letto e che sto vedendo, ci sono già discussioni per la riapertura di alcune attività come le palestre a partire da aprile, spero che tra le tipologie di attività nuovamente consentite possa rientrare anche il casinò».