Quantcast

“L’ultima ruota” arriva a Sanremo, l’appello: «Ci venga data la possibilità di essere ancora lavoratori dello spettacolo» fotogallery

I ciclisti della Milano-Sanremo della cultura chiederanno ad Amadeus e Fiorello di farsi portatori delle loro richieste

Sanremo. Partita da Milano il 24 febbraio, “L’ultima ruota“, carovana a pedali di lavoratori e lavoratrici dei settori cultura e spettacolo, è arrivata questo pomeriggio in piazza Colombo, nel cuore della Città dei Fiori, a un giorno dall’inizio del Festival di Sanremo. Scopo dell’iniziativa: chiedere a gran voce al neo Governo Draghi una risposta urgente poter riaprire le proprie attività e ripartire in sicurezza, nel totale rispetto delle regole.

Riviera24- ultima ruota sanremo

In questa Milano-Sanremo della cultura, i lavoratori hanno incontrato attori, sarte, macchinisti, tecnici, attrezzisti e drammaturghi, colleghi che hanno affidato loro lettere e pensieri che il gruppo di ciclisti d’eccezione consegnerà ad Amadeus e a Fiorello, chiedendogli di farsi ufficialmente portatori delle loro richieste, dopo un anno di grandi difficoltà.

«Ad Amadeus, come nostro collega e lavoratore dello spettacolo, chiediamo di venire a prendere le testimonianze dei lavoratori che sono un osservatorio di quella che è la situazione attuale nel mondo della cultura e dello spettacolo. Gli chiediamo di portarlo alla visibilità della società civile e di quello che è il più grande festival che c’è in Italia, avendone lui possibilità in quanto direttore artistico, e di farsi carico di quello di cui noi ci siamo carico fino adesso», ha dichiarato Massimo Mennuni, scenografo e illuminotecnico milanese.

«Il nostro lavoro è un rito che ogni sera si compie, ma da un anno non possiamo più celebrarlo. Abbiamo lasciato orfani palchi, spazi, platee, orfano il pubblico, orfane le nostre città. Non sentite questo vuoto? Per noi è assordante, doloroso ed è umiliante che il valore professionale e sociale del nostro lavoro non venga riconosciuto, proprio ora che la società ne ha più che mai bisogno – recita un estratto della lettera scritta dalla categoria – .  Non ci sono prospettive, non ci sono aiuti sufficienti nel presente, molti di noi abbandonano ciò che amano fare, ciò che sono capaci di fare, ciò che fanno con passione. Siamo lavoratori e lavoratrici dello spettacolo e rivendichiamo il diritto di poterlo essere, che ci venga almeno data la possibilità di esserlo ancora. La cultura è necessaria, lo è in ogni luogo, la cultura dal vivo è necessaria».