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Cronaca

Imperia, 28 casi di violenza domestica su donne in un anno: la polizia lancia uno “Scudo” di protezione

«Devono avere la forza e il coraggio di denunciare», esorta il questore Pietro Milone

Imperia. 28 casi di violenza in famiglia su donne in un anno (equamente divisi tra nuclei familiari italiani e stranieri) certificati per la maggior parte al Pronto soccorso dell’ospedale del capoluogo, con una incidenza massima durante i mesi più caldi, sono solo la punta dell’iceberg, di una situazione preoccupante anche sul nostro territorio in materia di violenza contro le categorie fragili.

Per fare in modo che l’escalation di casi non porti a conseguenze estreme, il questore Pietro Milone, stamattina, in conferenza stampa, ha presentato l’applicazione “Scudo“, una app che permette di avere a disposizione tutte le informazioni utili sui precedenti interventi effettuati presso il medesimo indirizzo (presenza di minori o di soggetti con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, disponibilità di armi, lesioni personali subite in passato dalla vittima) e di calibrare così nel modo migliore l’intervento operativo.

Lo “Scudo” è solo il primo di una serie di strumenti in mano alla polizia per che sono stati illustrati dai commissari Jacopo Gusmaroli e Pasquale Russo e dal dirigente dell’Anticrimine Pier Paolo Falzone.  Presenti gli ispettori Roberto Malia e Federica Maruca della sezione “fasce deboli

«Le donne vittima di violenza -ha esortato il questore Milone –  devono avere la forza e il coraggio di denunciare e se non riescono a denunciare parlarne con persone che devono sapere che non saranno mai lasciate sole». 

«Abbiamo illustrato un sistema che prevede un vero e proprio trittico di interventi e che si sviluppa dal primo intervento su strada che può avvenire su segnalazione di un vicino di casa, di un un passante che assiste a una scena di violenza, per cui  una donna che viene malmenata, un bambino maltrattato  richiedono un intervento subito delle Forze di pronto intervento. Già in quel primo momento c’è una valutazione importante che deve essere fatta del contesto di come avviene il fatto, relazione che viene scritta diventa importantissima, perché attraverso questo applicativo Scudo si condividono questo tipo di notizie tra tutte le forze di polizia e ovviamente ci sarà un vaglio successivo. Siamo, dunque, al secondo grado di cui si occupa la Squadra mobile che è l’organo investigativo che approfondisce i casi che, a volte, potrebbero essere velocemente trattati come lite in famiglia. Si valuta se si tratta di un Codice Rosso fino ad arrivare, poi, al grado finale è quello dell’applicazione delle misure di prevenzione. L’ammonimento del questore è già uno strumento importantissimo perché consente alla polizia di operare d’ufficio anche in assenza di una querela da parte della parte offesa e, soprattutto, il nuovo strumento che è stata mutuato dalla normativa antimafia che è quello della sorveglianza speciale per maltrattamenti che presuppone un giudizio a monte di pericolosità del soggetto», ha spiegato il questore Pietro Milone.

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