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Frode in asta giudiziaria, sette indagati nell’inchiesta delle Fiamme Gialle: in manette agenti immobiliari di Vallecrosia

Tra i tentativi di vendita di immobili, anche quella delle ex Terme di Pigna

Vallecrosia. Sono sette le persone indagate dalla Procura di Imperia nell’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore capo Alberto Lari e dal sostituto Antonella Politi, su una presunta frode nell’ambito di aste giudiziarie. Due gli agenti immobiliari finiti agli arresti domiciliari, entrambi dell’agenzia “Ami Case” di via Don Bosco a Vallecrosia.

L’obiettivo degli indagati erano quello di vendere immobili oggetto di pignoramento del tribunale di Imperia prima dell’asta giudiziaria, attraverso la procedura stragiudiziale cosiddetta “saldo e stralcio”. In alcuni casi, però, secondo l’accusa l’avviso di asta era già stato emesso.

E così nei guai sono finiti due consulenti immobiliari abusivi poiché sprovvisti del patentino. Indagati anche tre avvocati, per uno dei quali è stato disposto il divieto di esercitare l’attività professionale per un anno; l’impiegato di uno studio notarile e una collaboratrice dei due consulenti.

Le accuse sono, a vario titolo, quelle di turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio, esercizio abusivo dell’attività professionale, contraffazione delle pubbliche autenticazioni (articolo 469 cp) e furto aggravato di documentazione. Una ventina i tentativi di vendita di immobili, tra cui uno per le ex Terme di Pigna.

L’avvocato sospeso dichiara: «Ho risposto alle domande del gip (Paolo Luppi, ndr), ho ritenuto di chiarire la mia posizione ed è stata presentata istanza di revoca del provvedimento cautelare, di cui siamo in attesa del relativo esito. Ho sempre agito nell’interesse della procedura ed ho valutato di volta in volta la documentazione che potevo diffondere».

LE INDAGINI. Le indagini sono scaturite da una querela presentata da un soggetto “esecutato”, accortosi che la sua casa, già oggetto di procedura esecutiva da parte del Tribunale di Imperia, era in vendita sul sito internet di un’agenzia immobiliare della provincia, senza che quest’ultima fosse stata dallo stesso incaricata della vendita.

Dalla ricostruzione delle Fiamme Gialle è merso che i due principali indagati, nonostante non avessero mai ottenuto la relativa abilitazione professionale, gestivano la propria attività commerciale facendola apparire come una vera e propria agenzia immobiliare, dotata di uffici con proprie insegne nonché di un sito internet, dove venivano millantati partenariati con la Regione Liguria, il Tribunale di Imperia e piattaforme digitali operanti nello specifico settore.

Sfruttando la visibilità di un noto portale internet di compravendite immobiliari, estraneo ai fatti contestati, gli indagati pubblicavano annunci, con informazioni di dettaglio e fotografie di immobili in realtà posti all’asta dal Tribunale di Imperia, poiché pignorati, indicandone un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato e, dopo aver “acquisito” il potenziale compratore, allontanavano i successivi soggetti interessati, comunicando l’avvenuta vendita dell’immobile o l’esistenza trattative ormai in fase avanzata, omettendo di riferire all’interlocutore di turno che, trattandosi di un immobile oggetto di procedura esecutiva, chiunque, a prescindere dagli accordi commerciali sottoscritti dalla predetta agenzia, avrebbe potuto liberamente partecipare al pubblico incanto.

In alcuni casi, grazie alla complicità dei pubblici ufficiali nominati dal Tribunale, che fornivano informazioni riservate e procrastinavano dolosamente la pubblicazione dell’asta, i consulenti, al mero fine di lucro personale, tentavano di far addivenire l’”esecutato”, i creditori ed il potenziale acquirente ad un accordo stragiudiziale denominato “Saldo e Stralcio”, bypassando la procedura esecutiva instaurata presso il Tribunale.

Infine, ad aggravare le condotte contestate, è stato accertato che gli stessi, al fine di addivenire ad un accordo stragiudiziale con clienti interessati all’acquisto di un noto centro termale ubicato nell’entroterra imperiese, all’epoca dei fatti oggetto di procedura esecutiva, si erano introdotti abusivamente, senza la prevista presenza del Custode Giudiziario, all’interno della citata struttura, violandone i sigilli.

Una volta fatto visionare l’intero comprensorio immobiliare ai potenziali compratori, non avendo modo di poter acquisire ufficialmente gli atti necessari al perfezionamento della proposta di acquisto, i consulenti in questione si introducevano quindi nuovamente, in modo furtivo, all’interno della predetta struttura, impossessandosi di documenti che poi venivano successivamente rinvenuti all’interno dell’agenzia, in sede di perquisizione.