Quantcast
Il reportage

Fognatura, sorgente e strade spazzate via. Molini di Triora ha perso anche il suo laghetto: il punto a 5 mesi dall’alluvione

Il sindaco Manuela Sasso ha scritto anche al premier Draghi: «Dobbiamo far sentire la nostra voce»

Molini di Triora. Tredici milioni di danni. E’ questo il conto, salatissimo, pagato dal Comune di Molini di Triora a causa dell’ondata di maltempo che si è abbattuta sul Ponente ligure la notte tra il 2 e il 3 ottobre scorsi. La tempesta Alex non ha risparmiato la valle Argentina e a pagare il prezzo più alto è stato proprio Molini.

«Siamo il Comune della Regione Liguria maggiormente colpito – dichiara il sindaco Manuela SassoL’alluvione ci ha veramente messo in ginocchio».

La sorgente che garantiva l’approvvigionamento idrico di due centri abitati è stata spazzata via; la rete fognaria è da rifare; una frazione, quella di Gavano, è tutt’oggi isolata: i circa 20 residenti devono percorrere a piedi tre chilometri di strada per raggiungere il resto del paese. E poi c’è il simbolo di Molini che non esiste più: il “Laghetto delle noci”, rifugio delle famiglie nei giorni più caldi, luogo ameno dove tuffarsi nell’acqua cristallina del torrente e stendersi al sole su prati di verde trifoglio.

«Iniziamo a valutare i lavori da fare – spiega il sindaco – Anche se bisogna sempre tenere presente che i fondi nazionali non sono ancora arrivati quindi, di fatto, ci stiamo aggiustando con i fondi nostri». Ma un Comune piccolo, come appunto quello di Molini, non ha sufficienti risorse per fronteggiare gli ingenti danni causati dal maltempo. Per questo Manuela Sasso ha scritto al premier Mario Draghi. «Due settimane fa ho scritto una lettera al presidente Draghi e a tutti i parlamentari e senatori della Regione Liguria perché dobbiamo far sentire che ci siamo – dice – Abbiamo il problema del Covid, che tutti i Comuni italiani devono affrontare. Ma oltre al Covid, il mio problema è quello di cercare di gestire un paese che, ad oggi, manca delle reti essenziali».

«Con la prima ripartizione dei 7 milioni che il Governo ha stanziato per la Regione Liguria – spiega Sasso – Sono arrivati circa 263mila euro che sono stati spesi nell’immediato per pulizia, sgomberi e alloggi delle persone.  Ci sono stati riconosciuti in una prima battuta altri 250mila euro. Venerdì è arrivata una bella notizia: la Giunta regionale ci ha riconosciuto 340mila euro per iniziare i lavori della strada comunale di Gavano, chiusa dal mese di ottobre».

GAVANO. Una strada martoriata, quella che collega la piccola località al resto del mondo. Una ventina i residenti in inverno. Poi ci sono i proprietari delle seconde case, che ripopolano il borgo nei fine settimana e in estate. Ora, però, il Comune deve fare i conti con una strada spezzata in più punti. In particolare, spiega il sindaco, «un ponte è completamente crollato e, da solo, cuba 400mila euro. Poi è ceduto un altro pezzo di strada». Una strada comunale, quella per Gavano, «quindi di fatto dobbiamo pensarci noi e questo è praticamente impossibile. Dai primi preventivi formulati dai tecnici incaricati di studiare la situazione, si parla di 2milioni e mezzo di euro per poter avere una strada perfettamente agibili. Ora inizieremo con uno dei tratti più pericolosi, cominceremo da lì, nella speranza che il governo stanzi questi soldi, per ridare questa strada agli abitanti».

Montagne di detriti dove prima c’era un lago. «Il laghetto delle noci, un luogo dove tutti abbiamo trascorso delle giornate in estate, non c’è più – dice il sindaco – Abbiamo una quantità di materiale che andrà rimosso e ad oggi stiamo lavorando proprio per questo». Al dispiacere per un simbolo perso, si aggiunge la preoccupazione: se dovesse piovere, le montagne di detriti che si sono accumulate nel greto del torrente, rischierebbero di fare da “tappo”, facendo di fatto allagare il centro abitato del paese. Un’ipotesi non troppo remota, visto che con l’ultima alluvione il letto del fiume si è alzato dai 6 agli 8 metri. Proprio per evitare questo, l’amministrazione lavora da mesi per sciogliere il nodo del trasporto fuori Molini del materiale che sembrerebbe provenire da una frana a monte del paese di Corte, in località Loggia. Una questione non semplice, visto che le norme in materia sono stringenti. «La normativa parla di sistemazione in loco del materiale – spiega Manuela Sasso – Ma noi qui non abbiamo più spazio, quindi stiamo valutando come portarlo via. Negli ultimi giorni mi sono arrivate delle buone notizie: c’è l’ipotesi di poterne iniziare ad asportare una prima parte, poi stiamo anche valutando di fare uno studio che ci permetta, nel corso degli anni, attraverso un rilievo, di avere sempre la possibilità di portarne via un po’ ogni anno».

C’è poi il problema della briglia, che una volta chiusa consentiva al laghetto di formarsi: l’alluvione di ottobre si è portata via pure quella. Nell’estate 2021 il laghetto delle noci, dunque, non ci sarà.

La sorge scomparsa. «Un altro problema che preoccupa tantissimo la mia amministrazione è l’acqua – aggiunge Sasso – Noi avevamo una sorgente a monte del paese di Corte, che serviva Corte e il centro di Molini, ma anche quella è andata distrutta dall’alluvione. Ad oggi noi prendiamo l’acqua dal Comune di Triora che con grandissimo spirito di collaborazione ci ha aiutato a creare un bypass idrico. Di fatto oggi abbiamo l’acqua grazie a Triora, ma certo questa è una situazione che dobbiamo risolvere».

 

commenta