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Dove sono finiti i ristori promessi da Toti? Commercianti di Sanremo pronti a nuove proteste

Allo studio nuove azioni di sensibilizzazione. Nel mirino anche le risorse del decreto Sostegni

Sanremo. Dove sono finiti i ristori promessi dal presidente Giovanni Toti alle categorie commerciali a parziale “risarcimento” dei danni provocati dal dietrofront improvviso sulla zona gialla, poi diventata arancione nel pieno della settimana del Festival? A domandarselo sono i commercianti della Città dei Fiori che nel venerdì della kermesse erano scesi in piazza con una protesta simbolica contro il presidente della Regione e l’assessore al Turismo Gianni Berrino.

Un fermento, sempre presente tra gli imprenditori della ristorazione e dei bar matuziani, che sembra non essersi attenuato neanche dopo le rassicurazioni fornite dallo stesso Toti al sindaco Alberto Biancheri che, con un’opera di mediazione, aveva provato a fare da tramite tra i rappresentanti delle categorie e la Regione. Anzi, stando a quanto trapelato nelle ultime ore sui canali che radunano i protagonisti della manifestazione dello scorso marzo, sembrerebbe essere di prossima organizzazione un nuovo evento di protesta che potrebbe concretizzarsi con una serrata simbolica delle attività come avvenuto ad inizio marzo o in altre forme di sensibilizzazione rivolte alla politica. I punti contestati sono due: in primis, gli imprenditori vogliono richiamare alla memoria del governatore le promesse fatte e, al momento, non mantenute, e premere contestualmente sul governo perché i ristori nazionali sarebbero briciole, così come formulati dal decreto Sostegni.

Stando alle testimonianze di alcuni di questi piccoli imprenditori, chi ha subito perdite nell’ordine del 30% non avrebbe diritto ad alcun ristoro tra quelli messi a disposizione con l’ultimo decreto firmato dal premier Draghi. Chi, invece, accusa perdite intorno al 50% rispetto al fatturato dell’anno precedente, ottiene in media meno del 5% dei mancati incassi. A conti fatti stiamo parlando di cifre intorno ai 3 mila euro in media per attività che hanno introitato anche 90-100 mila euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2020.