Politica

Dietrofront di Toti sulla zona gialla a Sanremo, il presidente si sfoga: «Ora tutti capaci a criticare»

«Mi sono sempre battuto perché, appena possibile, tutti potessero lavorare. Appena possibile, appunto. Oggi purtroppo il Covid non lo consente»

Giovanni Toti

Sanremo. «Si poteva fare prima, si doveva fare dopo? Ora sono tutti capaci a criticare». Si sfoga così, sui social, il presidente della Regione Giovanni Toti che ieri, suo malgrado, si è visto costretto a rafforzare le misure in vigore nel distretto2 sanremese, andando ad equiparare la situazione a quella in essere nell’estremo Ponente ligure. Ovvero: zona arancione “rinforzata” per tutti, da Ventimiglia a Santo Stefano al Mare fino al 14 marzo. Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei bar e dei ristoranti a pranzo e coprifuoco alle 21.

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«Ieri sera abbiamo dovuto prendere una decisione difficile: quella di chiudere molte attività di Sanremo per contenere una curva pandemica che continuava a salire. Lo abbiamo fatto nella settimana del Festival? Sì, lo abbiamo fatto. Un Festival che abbiamo voluto e appoggiato in tutti i modi, nonostante il momento fosse francamente difficile. Lo abbiamo voluto per non rinunciare a una straordinaria vetrina per la nostra regione, che speriamo torni a vivere presto e a riempirsi di turisti. Ma ovviamente, Festival o no, la salute e la sicurezza vengono prima, quindi con una curva Covid che continua a salire non avevamo altra scelta.

Si poteva fare prima, si doveva fare dopo? Ora sono tutti capaci a criticare. Abbiamo analizzato fino all’ultimo i dati, abbiamo sperato che le vaccinazioni dei frontalieri, la chiusura delle scuole, bastassero a limitare la diffusione dell’epidemia. Non è stato così, e allora ovviamente e senza incertezze siamo intervenuti. Potevamo farlo senza aspettare, prima del fine settimana, senza assumerci la responsabilità di attendere se le cose cambiavano. Cosa avremmo guadagnato, due giorni o tre giorni in meno di lavoro per ristoranti e bar? Non credo sarebbe stato meglio.

Mi sono sempre battuto perché, appena possibile, tutti potessero lavorare. Appena possibile, appunto. Oggi purtroppo il Covid non lo consente. Capisco la rabbia di chi giovedì dovrà chiudere. Ma la mia domanda è: sarebbe stato meglio non fare il Festival? Oppure qualcuno pretenderebbe di fronte alla curva che vede qui sotto di non intervenire? Io credo invece che lo sforzo sia di agire con equilibrio, anche quando è doloroso come oggi».

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