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Castelvittorio riparte dai giovani: Tommaso, 19 anni, sogna di riportare in paese la tradizione delle castagne foto

Nei boschi intorno al piccolo centro abitato si trovano ancora le casette dove il prelibato frutto veniva essiccato per poi essere trasformato in farina

Castelvittorio. Un castagneto secolare, una tradizione ormai persa e la speranza di riportarla in paese: il sogno di un ragazzo, Tommaso Maltini, 19 anni, è legato al passato del borgo della val Nervia. Di quanto un tempo, Castelvittorio, era “regina” dell’essiccazione delle castagne, con decine di famiglie che in autunno, dopo il raccolto, portavano il frutto ad essiccare in apposite casette di cui restano, abbandonati, i ruderi nel bosco che circonda l’abitato.

castelvittorio servizio

Un patrimonio, quello boschivo, che merita di essere salvaguardato. A volerlo è proprio Tommaso e tanti giovani che, come lui, amano profondamente la propria terra. «Girando per questi boschi, alla ricerca di castagne e funghi, ho notato che queste casette e gli stessi boschi sono trascurati – racconta Tommaso – Per questo mi è venuta l’idea di riprendere questa tradizione». Un’idea, quella dello studente dell’Istituto Alberghiero, che è subito piaciuta all’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gian Stefano Oddera che, spinto dall’entusiasmo di Tommaso e dei suoi amici, ora cercherà di fare il possibile per riportare alla luce l’antica tradizione.

Piccole costruzioni in pietra si incontrano nei boschi di castagni. Sulla sommità c’è una sorta di finestra: da lì venivano gettate le castagne che si fermavano su una rete disposta sotto il tetto. Sul pavimento, la brace produceva il calore necessario per far essiccare il frutto, che poi veniva utilizzato in larga parte per la produzione di farina.

Il progetto di Tommaso nasce dai racconti dei nonni, che come tanti casteluzzi partecipavano alla raccolta e all’essiccazione delle castagne. «I nonni mi hanno raccontato, e me lo ricordo ancora oggi, tutte le tradizioni del paese – spiega lo studente -. Tra queste proprio l’essiccazione delle castagne durante il periodo autunnale». Oltre ai racconti, ad ispirare Tommaso Maltini è stata anche la scuola: frequentando l’Alberghiero, il giovane ha imparato ad apprezzare la farina di castagne con la quale vengono realizzati alcuni dolci tipici di Castelvittorio.

Parlando con l’amministrazione comunale, Tommaso ha potuto confrontarsi, tra gli altri, con il vice-sindaco Giovanni Orengo che ricorda ancora quando i piemontesi venivano in paese ad acquistare le castagne essiccate per la pregiata farina. «Mi ricordo quando si andava tutto l’autunno a raccogliere le castagne – dice Orengo – E quando per essiccarle bisognava che ci fosse solo il calore e non il fuoco vivo, che le avrebbe rese rossastre e non più commestibili. Per farlo si usava il riccio delle castagne dell’anno precedente, con le quali si coprivano i legni ardenti». Poi c’erano le donne: a loro spettava il compito di dividere la parte commestibile del frutto dal suo involucro spinoso. Un’operazione che si faceva manualmente finché non venne portato in paese un macchinario apposito.

«Sono stato molto contento quando Tommaso mi ha prospettato questa iniziativa – dichiara il sindaco, parlando del progetto del giovane – Come amministrazione l’abbiamo accolta subito, perché effettivamente la castagna fa parte della cultura secolare di Castelvittorio e, un tempo, costituiva l’economia principale del paese. Sono contento che il progetto venga da un giovane di 19 anni che vuole bene alla sua terra e alle sue tradizioni».

Certo non sarà semplice ripristinare interamente il ciclo di un tempo ormai perso, quando la produzione di castagne essiccate di Castelvittorio non doveva scontrarsi con l’economia globale che propone a prezzi competitivi prodotti ricavati in modo molto più semplice, magari su terreni pianeggianti, che si raggiungono facilmente con macchine agricole. Ma l’idea di Tommaso può avere una doppia valenza: turistica, da un lato, perché la pulitura dei sentieri e il ripristino di antiche mulattiere potrebbe attirare gli amanti del trekking e dell’outdoor, e di salvaguardia del territorio dall’altro. «Daremo a Tommaso tutto l’appoggio possibile – promette Oddera -. Questi castagneti sono stati, nel tempo, abbandonati. Dovranno essere puliti in modo che possano essere fruibili anche dai turisti che vengono a Castelvittorio per le bellezze naturali, per la tranquillità del nostro territorio e per le eccellenze gastronomiche. Poi andremo avanti gradualmente, magari arrivando a creare un prodotto di nicchia che sia un marchio riconoscibile del nostro paese».

Nei prossimi giorni partirà un progetto di recupero degli uliveti, legato a un bando lanciato dal Comune. Un’iniziativa che potrebbe essere adattata anche ai castagneti. «Partiremo con un progetto di recupero degli uliveti abbandonati con una decina di agricoltori privati che hanno aderito all’iniziativa – spiega il sindaco – Abbiamo partecipato a un bando del Psr e impiegheremo circa 150mila euro per il recupero degli uliveti. Cercheremo, anche con l’aiuto dei giovani come Tommaso, di fare qualcosa di simile per le castagne, perché recupero del territorio significa anche tutela dal punto di vista idrogeologico».