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“Archeonervia”: «A Rocchetta Nervina un altare sacrificale che si lega al culto delle acque» foto

La scoperta in località Menua

Rocchetta Nervina. «In tempi di pandemia su invito di alcuni amici mi sono recato sulle alture di Rocchetta Nervina, località Menua in un terreno che in passato era di proprietà dei frati Domenicani. Un’escursione mirata per accertare se mai vi fossero rimasti i ruderi di una congregazione monastica ma ho solo trovato una manciata di casun, alcuni abitati, in mezzo a delle fasce coltivate a ulivi dove si può ancora respirare una atmosfera autentica del passato, mentre altri, abbandonati e sventrati dall’usura del tempo, sono diventati dimora degli alberi.

Nella fattispecie ho realizzato che doveva essere una delle tante proprietà dei monaci Domenicani sparse sul territorio avute in donazione da qualche persona devota per assicurarsi il paradiso nel periodo di grande fervore religioso che fece seguito alla controriforma. Dopo di che, avendo notato che c’era una tubazione che portava l’acqua in un casun, ho chiesto al proprietario di accompagnarmi al ruscello da dove veniva prelevata e guarda caso, al centro del rigagnolo c’era un altare sacrificale con, sulla superficie, una vaschetta con due canaletti di scolo per il sangue che veniva dato come tributo alla Terra Madre. Mentre fotografavo l’altare, come riscontrato in occasioni simili, ho notato sulla parte frontale un’incisione vulvare da non considerare una rappresentazione di vuaierismo sessuale, come suggerisce la nostra morale cristiana in eterno conflitto tra sesso e religione, ma l’organo attraverso il quale la donna come l’acqua, compie il miracolo di dare vita. Un passato che la chiesa ha assorbito con la creazione di cappelle e santuari Mariani nei luoghi di culto pagano delle acque. 

Altare sacrificale

Mentre riflettevo sul fatto che la scoperta dell’altare sacrificale inevitabilmente apriva nuovi spunti di ricerca per ricostruire in quella parte del territorio il popolamento e la ricostruzione della viabilità antica, ho avuto la gradita sorpresa di essere raggiunto da tre bellissime caprette che con molta naturalezza, come fanno le grandi attrici famose, si sono subito messe in posa felici di farsi fotografare» – dice Andrea Eremita di “Archeonervia“.