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Il Cimap: «Acqua pubblica, i sindaci del territorio dicano da che parte stanno»

«Nuovi scenari grazie alla possibilità per Rivieracqua di erogare direttamente il servizio agli utenti del Golfo dianese»

Sanremo. «Come Cimap (Coordinamento imperiese Acqua Pubblica) viviamo con rammarico da fine 2019, dopo il commissariamento dell’Ato provinciale, la deliberazione dell’Assemblea dei soci con la quale si è dato  avvio alla trasformazione di Rivieracqua, decretando la fine del servizio in house e dando mandato al Cda della stesura di un nuovo statuto per aprire sostanzialmente la strada ai privati o meglio alle società miste già decadute, come Amat».

Lo scrive in una nota il Cimap.

«Un tradimento dell’esito referendario – prosegue il Coordinamento –  ma anche un passaggio giuridico assai delicato, crediamo, sia per il debole sostegno politico che i Comuni hanno mostrato in questi anni, anche con il succedersi delle amministrazioni, sia per l’arduo percorso di legittimità che dovrà essere eventualmente compiuto, con il potenziale rischio di una gara nel libero mercato. Ciò impedirebbe il completamento dell’acquisizione delle concessioni e del processo di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, da noi auspicato, a garanzia di una gestione più equa a cominciare dall’adozione di una tariffazione unica per tutto il territorio, superando le mercificazioni interne e le disparità che ricadono ingiustamente sui cittadini del comprensorio dianese e del levante».

«Ma, a quanto emerge da una notizia di stampa, nell’affaire Rivieracqua e la cosiddetta guerra dei rubinetti, si aprono nuovi scenari da esplorare, alla luce di alcune valutazioni tecnico-amministrative, sulla possibilità, fin da ora per Rivieracqua, di erogare direttamente il servizio agli utenti del Golfo dianese, senza costi di intermediazioni ad Amat, al netto del solo rimborso per il vettoriamento.

I sindaci ora devono dirci da che parte vogliono stare: se da quella di chi ha votato il referendum (del quale quest’anno ironia della sorte corre il decimo anniversario) finora disatteso o dalla parte dei mercificatori dell’acqua, dei privati e degli interessi particolari.

Nel mezzo della pandemia, una notizia avvenuta nel silenzio generale, tranne che per l’appello lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, è la recente quotazione dell’acqua nei mercati finanziari, che rappresenta una grave minaccia ai diritti umani fondamentali, oltre che un’ulteriore schiaffo ai 27 milioni di italiani che nel 2011 avevano espresso con il referendum che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene».