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Diano Cambia: «In città troppi cantieri e poco operosi»

Roberto Manduca, portavoce del neonato movimento, denuncia la situazione dei lavori pubblici nella Città degli aranci

Diano Marina. «Per chi vive la città di Diano Marina è impossibile non imbattersi, quotidianamente e da diverse settimane, nei numerosi cantieri dei lavori pubblici aperti e poco operosi o addirittura inattivi e non ancora conclusi. Ciò che pare evidente, purtroppo, è che il ritmo dei lavori, dove sono in corso, sia molto lento. Quella che stiamo per avvicinare, speriamo con meno restrizioni e con la possibilità per gli operatori commerciali e turistici di tornare a lavorare a pieno ritmo, sarà purtroppo una primavera senza che Diano Marina possa offrire il suo volto migliore.

Ci può stare qualche ritardo dovuto all’emergenza sanitaria in corso, ma pare evidente la più totale assenza di strategia e pianificazione da parte dell’Amministrazione in carica ed in particolare dall’assessore ai Lavori pubblici Za Garibaldi, oltre a scelte davvero opinabili e discutibili, alcune ci sentiamo di dire assolutamente sbagliate.

Ma andiamo con ordine: i marciapiedi, dove ci sono stati degli interventi, hanno previsto l’ormai onnipresente materiale (tipo rasocrete) a base di calcestruzzo additivato con resine ed inerti, in sostituzione di una pavimentazione tradizionale in piastrelle e lastre in pietra, decisamente più consona e duratura. Quando poi si vedono, come in via Lucus Bormani, le piastrelle autobloccanti negli stalli per auto e il marciapiede per i pedoni sul lato opposto in calcestruzzo colorato, si comprende di trovarsi di fronte a quelle scelte che dicevamo indiscutibilmente assurde e sbagliate.

In via Mimose gli alberi abbattuti non sono stati rimpiazzati, il cantiere è stato infinito, e l’asfaltatura della strada, così come in via Campodonico, non è stata realizzata così che le buche molto pericolose per i veicoli in transito sono evidenti e sempre maggiori. Parlando di asfalti, l’elenco delle strade sulle quali intervenire sarebbe lunghissimo: a titolo solo esemplificativo citiamo proprio via Lucus Bormani che ha assunto, dopo i lavori (pessimi e non conclusi sull’ex sedime ferroviario) una dimensione notevole ma con un manto stradale da rabbrividire, e via Villebone, la strada di ingresso in città per chi scende dalle frazioni e via di scorrimento importante in direzione Imperia, oltre ad essere frequentatissima dai dianesi che raggiungono il cimitero del capoluogo, è in uno stato di degrado (strada e marciapiedi) inconcepibile.

I lavori sulla passeggiata a mare di ponente sono stati dichiarati non conclusi ma nessuno ci lavora, così come sull’ex ferrovia vicino al campo sportivo, il verde pubblico e le aiuole, dopo essere state ridimensionate, sono completamente abbandonate e infestate da erbacce inguardabili. I lavori sugli arenili a levante, in zona Borgo Paradiso, non sono ancora cominciati, e gli operatori della zona sono comprensibilmente preoccupati: era stata data una data di inizio a fine dicembre, ma ancora nulla! Sarà dunque impossibile rispettare i tempi che erano stati pensati ovviamente per anticipare la stagione estiva.

Veniamo infine, anche se l’elenco delle carenze e delle problematiche sarebbe infinito (tanto che tacciamo, ad esempio, sull’incompiuta), alle due zone più centrali, quelle dove ogni tanto un operaio attivo (uno) si vede: in corso Roma è un peccato che il progetto preveda lo stesso intervento della parte opposta della via (quella dal lato ovest della piazza del comune, lavoro/elettorale del 2016), anche questo in graniglia e resine, che già tanti problemi ha evidenziato con venature, sollevamenti e spaccature del manto, senza dare uniformità alla restante isola pedonale, cominciata vent’anni fa e che ha visto l’aggiunta di via Milano nel 2010, e che si presenta molto più bella e ancora in ottime condizioni. E poi il cantiere presso l’ex stazione con una cementificazione fatta di corsie, dislivelli, scalini e….”asfalto colorato”. Era l’occasione, persa, per unire la zona mare con la zona nord della cittadina, per dare respiro alla viabilità e per sfruttare i tanti spazi in modo razionale e ampliando le aree vivibili per residenti e turisti.

Tralasciamo per ora l’assurdo progetto del Palacongressi, prima pubblicizzato ai quattro venti e adesso chiuso in un cassetto perché evidentemente giudicato impopolare e quello di piazza Maglione dove tuttavia due alberi (quelli che Za ha giudicato “infartuati”) sono stati abbattuti ma dove rimane l’asfaltatura sui sanpietrini (che tristezza!) e nessun lavoro in corso. L’ultima, speriamo, occasione persa da parte di un’amministrazione miope, lontanissima dalle esigenze della città ed assolutamente inadeguata.

Diano Cambia prosegue nella preparazione, insieme ai tanti aderenti al progetto ed ai contatti con altre realtà attive in città che condividono l’esigenza di un radicale cambio di passo, di un’alternativa valida e di qualità, che premi la lungimiranza, la competenza e la trasparenza, e predisponga un programma di grande livello per restituire a Diano Marina la possibilità di tornare ad essere quel fiore all’occhiello nel panorama turistico del ponente ligure, titolo che merita ma che dopo questi dieci anni ha purtroppo perso» – dice Roberto Manduca del gruppo “Diano Cambia”.