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Con “Storie di frontiera”, lo scrittore Luigi Iperti ricostruisce il secondo dopoguerra ai confini occidentali

Dai pastori di Realdo rimasti senza pascoli alle battaglie di Nilla Gismondi che combatté per l'italianità dei territori e aiutò i profughi della Val Roia

Tenda. A 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, e a poco meno dal Trattato di Pace che spostò i confini tra Italia e Francia per consentire a quest’ultima l’annessione di numerosi territori, Luigi Iperti, ingegnere e scrittore, ha pubblicato un interessante volume sul tema: “Storie di frontiera. Il secondo dopoguerra ai confini occidentali”, edito da De Ferrari.

luigi iperti libro

Un’opera corposa, frutto di un’attenta ricerca storiografica, nella quale Iperti racconta la figura di Nilla Gismondi, attingendo dall’archivio storico del “Comitato per l’Italianità della Valle Roia” di cui la donna fu presidente per anni. E non solo. Nel libro si narrano le storie dei pastori di Realdo, rimasti improvvisamente senza pascoli, dei profughi italiani del val Roia, che furono un migliaio su un totale di 4mila abitanti. Una storia che sembra lontanissima eppure non lo è, e che parla di quanto uomini e donne abbiano combattuto per non perdere le proprie origini, pur non arrivando mai a scontrarsi con i nemici-fratelli francesi, in una commistione di usi, lingue e costumi che ancora oggi vedono convivere, in amicizia, due popoli: quello francese e quello italiano, appunto, abitanti di una striscia di terra stretta e scoscesa, scavata negli spessi strati di rocce sedimentarie detritiche rosso violacee che incombono sul fiume Roja.

Parlare oggi delle frontiere, abbattute con la creazione dello spazio Schengen (il cui accordo è stato sottoscritto dall’Italia nel 1990) eppure sempre erette quando si tratta di immigrazione, è attualissimo: basti pensare alla pandemia Covid-19 che, almeno in parte, ha ripristinato i controlli anche per i viaggiatori europei.

«Questo libro – spiega Luigi IpertiE’ frutto di una ricerca che ha portato alla riscoperta di un periodo storico ricco di eventi importanti ed in gran parte rimossi dalla nostra memoria: il dopoguerra alla frontiera occidentale, dove il conflitto è stato devastante per le città, i villaggi e le popolazioni. Qui ci si poteva augurare che la pace portasse serenità e voglia di ricostruire, ma i nuovi confini, purtroppo, comportarono difficoltà e sacrifici che perdurarono a lungo».

«Il Trattato di pace del 1947 comportò importanti rettifiche nella frontiera con il passaggio alla Francia di Tenda, Briga e Molière – aggiunge lo scrittore – La giustificazione di queste annessioni fu il “Rattachement”, cioè la riunificazione delle terre dell’antico circondario di Nizza che erano rimaste italiane nel 1860. In realtà, anche altri villaggi, che non avevano fatto parte del circondario, divennero francesi come Piena, Libri e Piena Bassa, del comune di Olivetta San Michele, nella media Valle Roia. Chi non volle diventare francese si trovò profugo».

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Una storia che non fosse reale ma frutto della fantasia si potrebbe definire avvincente, ma che vide, invece, migliaia di persone soffrire per la lacerazione di una terra, quella brigasca, divisa tra due patrie con il capoluogo La Brigue diventato francese e le frazioni di Realdo, Piaggia, Upega e Carnino rimaste italiane.

«Per alcuni anni – racconta Iperti – i pastori di Realdo lottarono strenuamente per ricuperare i pascoli tradizionali diventati francesi necessari per la sopravvivenza dei loro greggi. Sedici anni si protrasse la lunga controversia dei diciassette comuni liguri e piemontesi impegnati a recuperare parte dei boschi, pascoli e opere pie trovatisi al di là della nuova frontiera».

Le vicende sono stati ricostruite grazie ai documenti inediti dell’archivio del Comitato per l’Italianità della Valle Roia, attivo a Sanremo dal 1946 al 1990 che vide, tra le figure di spicco, quella di Nilla Gismondi: «Donna gentile – la descrive Iperti – Madre di quattro figli, disponibile e determinata. Essa difese con generosità l’italianità dei territori reclamati dalla Francia, venne incontro alle necessità dei profughi e coinvolse con intelligenza il mondo politico, per il recupero da parte dei comuni di frontiera dei loro beni rimasti al di là del confine».

Altri grandi protagonisti sono poi, aggiunge lo scrittore «i pastori di Realdo, il loro giovane parroco don Guido Pastor, ma anche il sindaco di La Brigue, Armand Gastaud, gran capo del Rattachement, che considerò una sconfitta la decisone dell’arbitro svizzero in parte favorevole ai pastori di Realdo».

«Oggi – conclude Luigi Ipertia – A 75 anni dal termine del conflitto le ferite si sono rimarginate e sentimenti di amicizia e fratellanza animano di nuovo le popolazioni frontaliere».

Il libro è acquistabile presso le librerie AmicoLibro di Bordighera e Libreria Garibaldi nell’omonimo corso a Sanremo, oppure online su Amazon.