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Andrea Borro (architetti) spiega il Superbonus 110% tra opportunità e burocrazia

Il presidente provinciale dell'ordine denuncia le difficoltà di imprese e professionisti. Un concorso di idee per l'ospedale unico

Sanremo. Il presidente provinciale dell’Ordine degli architetti Andrea Borro, ospite dei nostri studi, parla delle opportunità del Superbonus 110% ma è anche del conto si deve pagare alla burocrazia da parte dei professionisti che insieme ai cittadini stanno avanzando le richieste.

andrea borro collage

«Eh sì, il superbonus è una delle misure messe in campo dal governo che sta prendendo piede. Nel senso che si stanno creando tante aspettative dietro queste agevolazioni fiscali, perché il volano vero sono le  agevolazioni fiscali», esordisce Borro.

«La misura serve per riqualificare il patrimonio edilizio esistente, le difficoltà sono dovute agli aspetti pratici. I tecnici, infatti, stanno lavorando molto su questo argomento.  Esistono delle regole  per poter mettere in campo le azioni del superbonus, una fra tutte è quella di verificare la regolarità edilizia del fabbricato sul quale si deve intervenire. Si incontrano, però, delle difficoltà da parte delle amministrazioni che, forse, non erano preparate a ricevere queste richieste dei professionisti. Quindi, siccome le tempistiche per applicare il  superbonus sono abbastanza stringenti,  perché, comunque, a oggi, noi dobbiamo realizzare gli interventi entro la fine del 2022, è logico che la parte progettuale sia la parte più impegnativa sulla quale bisogna correre con ancora più in fretta.

Ci sono molte richieste e aspettative…  «E’ logico che ci siano tante aspettative da parte dei cittadini su questo superbonus.  Ecco perché diciamo che forse i messaggi poi non sono stati dati così chiaramente.  Gli step sono quelli, innanzitutto, di verificare la fattibilità, affinché il fabbricato faccia un salto di due classi a livello energetico. Le azioni sono quelle di studiarne l’involucro, studiare la parte impiantistica e verificare la regolarità edilizia che è il primo requisito. Se c’è una difformità un piccolo abuso già si incaglia tutto, e, infatti è stato stimato che a livello non solo locale, ma anche nazionale, solo  una piccola percentuale degli interventi riesca poi a decollare. Poi bisogna mettere in campo la parte di progettazione e poi quella di esecuzione dei lavori con tutte le tempistiche molto stringenti e anche di pagamento delle spese dei professionisti per arrivare a fine 2022 con gli interventi realizzati.

Una delle problematiche credo sia un po’ l’impreparazione congenita degli uffici a evadere tante richieste di accesso agli atti per verificare le pratiche edilizie pregresse sulla base delle quali sono stati realizzati i fabbricati. Unitamente al periodo di pandemia  con molti uffici  interdetti al pubblico, molto personale lavora da casa e, quindi, con difficoltà oggettive nel reperire le pratiche negli archivi nel poterle andare a visionare.  Questo è uno degli degli appelli, che, come dire, possiamo fare nei confronti delle pubbliche amministrazioni perché si facciano garanti di essere solerti. Dall’altra parte noi abbiamo un’occasione che è unica che è quella di riqualificare le nostre città. Noi architetti ci puntiamo molto, perché è vero che il miglioramento dell’edificio deve essere energetico, però, fondamentalmente, poi, il miglioramento energetico del comfort abitativo non lo vede nessuno, mentre noi possiamo anche  migliorare la qualità architettonica dell’edificio perché andiamo a toccare l’involucro, la pelle delle strutture, per cui possiamo anche dare delle soluzioni innovative a livello architettonico e ambientale.

Mi viene da pensare alle nostre città città. Noi siamo in una delle più grandi città della provincia che ha dei quartieri anche un po’ dormitorio, con dei palazzi  ormai di una certa età, costruiti  senza alcun canone architettonico, realizzati giusto  giusto per creare dei quartieri ed aree  di edilizia innovativa negli anni Sessanta e queste misure potrebbero veramente modificare l’aspetto di questi  edifici e, quindi. dell’ambiente in cui si inseriscono».

Ci sono delle richieste che avete fatto nel recente passato come Ordine degli architetti che a causa della pandemia sono rimaste solo sulla carta?  Ma, mi vengono in mente i concorsi di progettazione, quello è un mantra che come Ordine degli architetti cerchiamo di promuovere con le pubbliche amministrazioni cercando di spiegare soprattutto ai dirigenti, ma anche alla alla parte politica che non è vero che il procedimento si allunga,  il procedimento del concorso non allunga i tempi rispetto al  bando.

Una delle ultime proposte che avevamo fatto era sull’ospedale unico sulla quale ci piacerebbe ritornare perché nei mesi scorsi, prima delle elezioni, c’eravamo dati con l’amministrazione regionale uscente un appuntamento con l’impegno di incontrarci successivamente. Penso che i tempi siano maturi e che quindi prossimamente ritorneremo all’attacco perché soprattutto su determinati interventi,  come può essere l’ospedale unico che stravolgerà un pezzo di città, credo che si debba avere il massimo della qualità anche nella progettazione».