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Sanremo, quando i prigionieri dei nazisti venivano torturati a Villa Magnolie

In occasione del giorno della memoria Riviera24.it svela le immagini di un luogo segreto, misterioso e poco conosciuto che ha segnato il periodo dell'occupazione nazi-fascista nella Città dei Fiori

Sanremo. «La prigione è una grande villa d’inglesi requisita, perché nella vecchia fortezza sul porto i tedeschi hanno piazzato la contraerea. È una villa strana, in mezzo a un parco d’araucarie, che già prima forse aveva l’aria di una prigione, con molte torri e terrazze e camini che girano al vento, e inferriate che già c’erano da prima, oltre a quelle aggiunte. Adesso le stanze sono adattate a celle, strane celle con il pavimento di legno e linoleum, con grandi camini di marmo murati, con lavabi e bidè turati da stracci. Sulle torrette stanno sentinelle armate e sulle terrazze i detenuti fanno la coda per il rancio e si sparpagliano un po’ per il passeggio». Così Italo Calvino descrive il luogo in cui viene imprigionato il protagonista de Il sentiero dei nidi di ragno durante l’occupazione nazi-fascista del Ponente Ligure. Una villa sanremese che testimonia come nel corso del ’44 fastose residenze locali vennero adibite a prigioni. Secondo Gian Luca Picconi, professore di letteratura al Cassini, in città ne furono allestite diverse, tra cui una a Villa Magnolie. Nei sotterranei della sede distaccata del liceo matuziano, infatti, si nasconde una camera delle torture. Una stanza segreta, di appena cinque metri quadrati, senza finestre e dal soffitto molto basso, di cui, in occasione della Giornata della memoria, Riviera24.it svela le immagini in anteprima assoluta.

Generico gennaio 2021

A questo luogo sepolto dall’ignominia della storia vi si accede dopo aver sceso una fiotta di ripidi scalini. Il percorso per arrivarvi è difficoltoso. Non c’è luce e bisogna farsi spazio tra le ragnatele e la polvere. La porta è di legno e al centro compare una piccola feritoia con delle sbarre. Il clima all’interno è soffocante, tetro. L’aria scarseggia ma si può respirare l’odore della morte. Qui dentro i nazisti imprigionarono, interrogarono e torturarono gran parte degli oppositori politici catturati durante i rastrellamenti compiuti sul territorio. A raccontarlo sono alcune testimonianze storiche, come citazioni contenute nella Storia della Resistenza imperiese del partigiano e storico Francesco Biga, e, soprattutto, i racconti che nel corso degli anni sono stati tramandati di proprietario in proprietario.

E se prima della Provincia di Imperia (l’attuale proprietario), le chiavi e i segreti di Villa Magnolie appartenevano al Gruppo Cozzi Parodi, la sensazione di mistero cresce pensando all’ultimo Califfo ottomano, il sultano Maometto VI, che morì proprio all’interno dell’edificio e per trenta giorni la sua salma fu esposta in un prezioso sarcofago sistemato in una grande sala.

«Abbiamo sempre considerato questa stanza come un luogo misterioso – spiega la professoressa Giovanna Turco, docente di religione –. Pochissimi alunni ne sono a conoscenza e non ci viene mai nessuno. È interessante entrarvi nel giorno in cui il mondo ricorda le vittime dell’Olocausto. Qui dentro, infatti, venivano rinchiusi i prigionieri durante la guerra e tra questi, forse, vi furono anche degli ebrei. Si tratta di un luogo tetro, che porta alla memoria momenti duri, pieni di dolore e sofferenza. Un luogo che tutti dovremmo conoscere, perché quando parliamo di guerra e di memoria, molte cose sfuggono alla nostra percezione. E invece occorre metterci le mani, guardare». Occorre fare in modo che quanto avvenuto non accada di nuovo.