Orari stravolti all’Amoretti di Imperia, un’insegnante scrive alla Prefettura: «Nessuno ci ha chiesto un parere»

«Perché solo noi e il Viessieux debbiamo sottostare a questi cambiamenti? O trattate tutti allo stesso modo o lasciate ad ogni istituto la propria autonomia di autogestione nel rispetto delle norme»

Imperia. Proseguono le polemiche legate ai nuovi orari del liceo Amoretti di Imperia. Nei giorni scorsi i genitori avevano chiesto alla preside Beatrice Pramaggiore di ripristinare l’orario ufficiale o di proseguire con la didattica a distanza a partire dall’11 gennaio, data decisa dal Governo per la riapertura delle scuole.

In merito alla questione, un’insegnante dell’istituto ha deciso di scrivere una mail alla prefettura di Imperia, spiegando i disagi che queste decisioni comporterebbero per gli alunni, le loro famiglie e la sua categoria:

«Buongiorno, scrivo in qualità di insegnante in servizio presso il liceo Amoretti e Artistico, sede di Imperia. Sono un’insegnante, ancora prima una madre di tre figli in età scolare, abito a Camporosso, lavoro a Imperia non per mia scelta ma perché unica sede adeguata alla mia classe di concorso dopo trasferimento interprovinciale richiesto nel 2019. Non mi è stato possibile avvicinarmi al mio domicilio. Non ci sono altre sedi papabili per una cattedra. Comunque fin qui niente di strano.

Fino alla notizia del 4 gennaio scorso, degli orari scolastici stravolti con circolare inviata dalla direzione del mio liceo a partire dall’11 gennaio prossimo. Pare che questo progetto sia nato sui vostri tavoli nei confortevoli uffici della Prefettura, nessuno ha pensato a chiedere il parere di noi insegnanti, i diretti interessati, e nemmeno quello delle famiglie.

Possibile che l’unica strada percorribile era di costringere una comunità scolastica a subire lo stravolgimento della propria quotidianità. Ci ritroviamo in classe due ore dopo il normale e restiamo fino alle 15 nella scuola, non pranziamo (alla faccia della tutela della salute dei giovani che si ingozzeranno di schifezze, snack e altro cibo spazzatura), rientriamo a casa verso le 17 se tutto va bene (i miei figli a scuola chi li prenderà all’uscita? Quando suona la campana sono ancora a bordo del treno. I nonni no di certo, sono ultra settantenni, li vediamo solo con video chiamate, han paura dei contagi e come dar loro torto, chi delego in tempo di pandemia, non ci avete pensato a questi problemi collaterali vero?)

Le famiglie dei miei alunni sono indignate, a quanto pare il nodo dei trasporti non è stato risolto, c’è chi dovrà salire sullo stesso autobus che prendeva normalmente e poi arrivare a Imperia due ore prima e bighellonare in giro (dove? Con bar chiusi, scuola chiusa all’accesso fuori orario, e in caso di maltempo?) all’uscita stessi guai.

Poi perché solo l’Amoretti e il Viessieux devono sottostare a questi cambiamenti, perché il Ruffini no perché il Liceo Aprosio a Ventimiglia neanche, tanto per fare alcuni esempi ? Chi ha avuto la bell’idea di ottenere il 50% degli studenti spezzando le classi in due? Perché non avete chiesto il parere a noi insegnanti? Vi avremmo spiegato che non era la soluzione da attuare, che non è didatticamente possibile seguire 15 ragazzi via computer quando ce ne sono altrettanti in aula, le aule non sono studi di registrazione non lo sapevate?

Non ci sono i microfoni, quando il prof spiega alla lavagna, chi lo segue da casa davanti al pc o al tablet neanche lo vede e neppure lo sente. Ruffini e Aprosio non spezzano le classi. Allora mi chiedo: o trattate tutti allo stesso modo o lasciate ad ogni istituto la propria autonomia di autogestione nel rispetto delle norme.

Amoretti e Viessieux vi servono come istituti cavie da testare per statistiche pandemiche su contagi di alunni, personale scolastico e docenti? Avete interrogato i miei alunni? Lo sapete dove risiedono e con quale mezzo di trasporto raggiungono la scuola? Credo di no, altrimenti le famiglie non si lamenterebbero.

E poi i questionari somministrati a ridosso delle vacanze di Natale, ma non sarebbe stato meglio pensarci a settembre a domandare certe cose. Anche i docenti arrivano da fuori sede, chi pensa a quelli che come me si spostano di 40 chilometri o giù di lì, ah già ci dobbiamo arrangiare. Ecco alcuni punti di riflessione su cui spero mediterete o mi voglio illudere che lo farete».