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Imperia, bollette Tari da migliaia di euro agli esercizi rimasti chiusi: Calvi (Fipe): «Commercianti esasperati»

L'assessore Giribaldi: «Chi può comprovare la chiusura per più del 12,5 per cento dell'anno, può fare domanda di riduzione»

Imperia. «Agli esercizi commerciali rimasti chiusi per 5 mesi a causa dell’emergenza sanitaria, o che hanno potuto aprire solo per pochi giorni e a singhiozzo, come in particolare nell’ultimo periodo ma non solo,  sono arrivate le cartelle Tari, con importi assurdi. C’è esasperazione, tutto questo è incredibile. Gli aumenti, evidentemente, si sono mangiati gli sconti Covid i. Chiediamo che il Comune provveda ad applicare una reale scontistica in percentuale rispetto al periodo delle chiusure». Il presidente di Fipe Confcommercio Enrico Calvi non le manda a dire dopo avere appreso, dai colleghi esercenti degli importi che stanno arrivando da Palazzo civico in merito alla Tari, la tassa per dei rifiuti. «Sono importi pesanti –incalza Calvisoprattutto a fronte del mancato lavoro».

«Nel 2020 le bollette Tari per le utenze non domestiche sono state emesse in prima battuta con un acconto del 50 per cento pari a quanto dovuto nel 2019. Dopo l’approvazione delle tariffe da parte del Consiglio comunale, sono state emesse le bollette a saldo che tengono conto sia dell’incremento per i nuovi servizi sia delle riduzioni previste a sostegno delle attività economiche a causa dell’emergenza Covid. Ancora ieri, per dare ulteriore supporto a bar e ristoranti, categorie particolarmente colpite, abbiamo deliberato in giunta l’estensione della riduzione della parte variabile sino al tetto massimo del 25 per cento. Resta inteso che coloro che ritengano di poter comprovare la chiusura della loro attività per più del 12,5 per cento dell’anno, possono fare domanda di ulteriore riduzione. Di più, visti anche i limiti imposti dalla Corte dei Conti e dal piano di riequilibrio finanziario, il Comune non poteva davvero fare»,  così l’assessore ai Servizi Finanziari, Fabrizia Giribaldi.