I giovani ai tempi del Covid, aumenta l’abbandono scolastico e cala il livello di preparazione: l’allarme di Save the Children

Circa 34 mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero aggiungersi a fine anno ai dispersi della scuola

Imperia. Dopo settimane di didattica a distanza, domani, giovedì 7 gennaio, gli studenti italiani torneranno nuovamente in classe, fatta eccezione per gli studenti degli istituti superiori che riprenderanno la didattica in presenza a partire da lunedì 11 gennaio, ma solo al 50%.

Alla vigilia della ripresa, Ipsos per Save the Children ha reso pubblico l’esito della propria indagine, “I giovani ai tempi del Coronavirus” per tracciare con gli adolescenti un bilancio dei mesi vissuti con la Dad e quello che ne emerge è un quadro particolarmente critico: il 28% degli studenti dichiara che almeno un loro compagno di classe dal lockdown di marzo ad oggi avrebbe smesso di frequentare le lezioni.

Cause principali: assenze dalla Dad, difficoltà delle connessioni e la fatica a concentrarsi nel seguire le lezioni dietro ad uno schermo. Tutte queste difficoltà hanno inciso profondamente sul loro livello di preparazione scolastica infatti più di uno studente su tre, il 35%, afferma di sentirsi più impreparato rispetto a quando andava a scuola in presenza e il 35% quest’anno ha pià materie da recuperare dell’anno scorso.

Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%), si sentono stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%). Di tutte queste sensazioni sensazioni negative i giovanissimi ne parlano prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma più di uno su cinque preferisce tenere per sé questo fardello e non condividerlo con nessuno (22%).

Dai dati raccolti, Save the Children stima che circa 34 mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero aggiungersi a fine anno ai dispersi della scuola. I ragazzi si sentono esclusi dalle scelte governative per il contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati nell’interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, il 43% si sente accusato dagli adulti di essere tra i principali diffusori del contagio, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola.

Un adolescente su due sente di aver sprecato un anno (46%), ma questo mondo fatto di incontri solo virtuali ha fatto riscoprire loro il valore della relazione “dal vivo” con i coetanei, anche se quasi un quarto degli adolescenti (23%) dichiara che, in questo anno di pandemia, ha capito che uscire non è poi così importante e che si possono mantenere le relazioni anche online.

Per contro, l’85% dei ragazzi intervistati da Ipsos afferma invece di aver capito quanto sia importante uscire con i coetanei e relazionarsi “in presenza”. In un’età di cambiamento come quella dell’adolescenza, il tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le “privazioni” che i ragazzi hanno sofferto di più, anche quella di non aver potuto vivere esperienze sentimentali importanti per la loro età (63%).

Stanchezza (31%), incertezza (17%) e preoccupazione (17%) sono i principali stati d’animo che hanno dichiarato di vivere gli adolescenti in questi mesi, ma anche disorientamento, apatia, tristezza e solitudine. E guardando al prossimo futuro, solo 1 su 4 pensa che “tornerà tutto come prima” (26%) e la stessa percentuale ritiene che “continueremo ad avere paura”, mentre il 43% vede l’esperienza che sta vivendo come uno spartiacque che sdogana, anche dopo il vaccino, il fatto che “staremo comunque insieme in modo diverso, più online” (43%).