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Frana dell’Incompiuta e utilizzo del molo Landini, la posizione di Rifondazione Comunista

Prc propone di utilizzare la banchina come nuovo porto

Diano Marina. Scrivono dalla Federazione Provinciale di Imperia del Partito della Rifondazione Comunista «Dunque l’Incompiuta frana e il Sindaco Chiappori generosamente propone a quelli che verranno lezioni universitarie sui temi inerenti la sconosciuta fragilità di quel tratto di costa. Riferisce opportunamente che da tempo temeva crolli ragion per cui – accortamente – la teneva chiusa anche ai pedoni . Lo sapeva, così riferisce, per sua conoscenza del territorio. Non è forse anche perché Rifondazione Comunista diversi mesi or sono aveva riferito in merito, evidenziando che in quel tratto il pericolo veniva dal mare, non da monte che pure franava ma cui si poteva sufficientemente porre riparo, ad es., con tratti in galleria artificiale?

Non è forse perché quel tratto dell’incompiuta, vicino allo storico scarico fognario a mare della Città di Diano Marina è probabilmente il più fragile? Non è forse perché è meno protetto dalla piattaforma marina che nel tratto imperiese è in genere un po’ più estesa? Quel tratto dell’Incompiuta era durato fin troppo: quasi sessanta anni, quale effetto di una grossolana e presuntuosa violenza alla geologia ed alla forza del mare… Che dire? Durata da record.

Quell’opera fu iniziata negli anni ’60, fu inaugurata nei anni’70. Allora l’obiettivo era quello di trasferirvi un tratto della Via Aurelia a mare bypassando le splendide curve del Berta rese famose da Coppi e Bartali. Quell’Opera che avrebbe dovuto ricevere anche il traffico pesante, fu chiusa al traffico nel giro breve di alcuni mesi.

Anni Ruggenti furono quelli caratterizzati dalla predominanza dei lavori stradali, non di rado attraversata da delirio di onnipotenza. Certo non possono essere taciuti risultati assolutamente rilevanti come l’Autostrada del Sole realizzata in 8 anni, non senza controindicazioni ma sicuramente suggello del miracolo economico postbellico, ma anche con una visione del territorio come di un oggetto da trasformare e consumare senza contropartite. Ma torniamo alla nostra Incompiuta. Proviamo a collocarci in un punto panoramico fra diano ed Imperia e lasciamo che il nostro sguardo spazi dal mare ma anche da terra e dal cielo. Non tarderemo ad intenderne l’assurdità costruttiva. Tant’è che ci aveva rinunciato persino Napoleone che quanto a strade impossibili aveva qualcosa da dire; basti pensare alle strade montane, le cannoniere di alta quota in Liguria, Piemonte, Savoia, ancora oggi salde, mentre i Romani, altri esperti, sapevano dove era meglio lasciare la costa per raggiungere la Gallia: dal passo del Bracco a Ventimiglia tutti i Capi li avevano tagliati, compresi colla Micheri ed il Berta per restare vicino a noi. Ahinoi la Storia non è maestra di vita!

E la ferrovia storica che congiunse Il Magra con il Var nel 1872, che pure in alcuni splendidi tratti passa sugli scogli del mar ligure, seppe evitare le coste più a rischio, tanto che il Berta fu passato tutto in galleria, da via Sant’ Elmo a Diano, alla Rabina di Imperia. Ma noi no. La presunta modernità non tiene conto di Ingegneri (tipo Borelli) e Politici (tipo Cavour), ma solo della presunzione di impunità nei confronti delle sfide al territorio.

Sfide stupide, volgari, sprovvedute, proprio perché lanciate senza alcuna dialettica con il territorio ed affidate alla potenza del Cemento e delle Ruspe, anziché alla sapienza delle conoscenze geologiche ed ingegneristiche.

Che poi a questa incredibile durata stia ponendo fine un accumulo spaventoso di energia nell’ atmosfera, che si scarica con violenza sulle coste, nelle valli, e nelle città, per le accertate responsabilità del modello di sviluppo fondato sull’ accumulazione e sul profitto, che prevede rapina sui popoli e sui territori per il vantaggio esclusivo di pochi ed il disastro di molti. E’ lecito domandare quante e quali altre sciagure attendiamo a conferma che quel paradigma è sbagliato, totalmente sbagliato?

Ma ormai quello sfascio c’è, ed è stato piacevole anche per tutti noi andare a piedi o in bici in pochi minuti da Diano ad Imperia con lo sguardo che volava meravigliato sul mare … (ché se guardavamo a monte acceleravamo il passo …)

Che fare? Chiederei consigli agli ingegneri Romani e Napoleonici, ma alcune cose possiamo provare a dirle anche noi (senza paragoni presuntuosi ovviamente): Come detto il tratto forse più fragile, perché meno protetto dalla piattaforma marina che nel tratto imperiese è in genere un po’ più estesa, è quello terminale verso Diano Marina. Per questo RILANCIAMO la proposta di spostare il porticciolo di Diano dal sito meno adatto di tutto il golfo dove è attualmente situato, al molo Landini (sito per cui esiste depositato in Comune di Diano Marina dagli anni ’80 un progetto specifico), con adeguate e significative opere anche ad ovest di tale struttura in grado di stabilizzare con la massima efficacia possibile quel piede di frana; è una proposta che può e deve diventare convinzione comune, se si vuole salvare passeggiata a mare e ciclabile.

E avere un porticciolo ben situato ed attraente, acquistando centinaia di metri di spiagge in centro città. Diversamente non resta che lasciar fare al mare, che si riprenderà gran parte di quel manufatto ma, certo, non restituirà stabilità complessiva a Capo Berta in pochi millenni, ma in molti, per recuperare quell’ equilibrio dinamico fra mare e terra che fu sconvolto negli anni ’60».