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Covid, Fipe e Confcommercio della provincia di Imperia: «Troppe incertezze, molte attività restano chiuse»

«Le nuove disposizioni, con apertura a fasi alterne, non offrono certezze agli operatori dei pubblici esercizi, già duramente provati da mesi di difficoltà e molti scelgono quindi di non aprire»

Imperia. Troppe incertezze e impossibilità di pianificare il lavoro in modo serio, molti pubblici esercizi restano così chiusi, intanto i locali da ballo sono nel dimenticatoio. Le nuove disposizioni, con apertura a fasi alterne non offrono certezze agli operatori dei pubblici esercizi, già duramente provati da mesi di difficoltà e molti scelgono quindi di non aprire.

Spiega Enrico Calvi, presidente provinciale della Fipe, la Federazione dei Pubblici esercizi: «Io ho scelto di non aprire il mio locale per mancanza di certezze. Il nostro lavoro, se fatto seriamente, prevede programmazione e impegni certi con fornitori, clienti e collaboratori. È poco serio pensare che si possa navigare a vista, giorno dopo giorno. Siamo consapevoli che in questo momento ci siano persone che soffrono per colpa di questo virus e siamo solidali con loro, ma chiediamo di poter portare avanti la nostra azienda con serietà e dignità. Non a caso, quella di non riaprire per il momento è una scelta condivisa da molti colleghi in tutta la provincia di Imperia. Bisognerebbe per lo meno consentire un’apertura dei locali fino alle 21 o 22, anche perché certi nostri esercizi hanno un pubblico prettamente serale e non possono reinventarsi diversamente».

Particolare è il caso di discoteche e locali da ballo, chiusi quasi ininterrottamente da circa un anno e dimenticati. Tommy Osella, responsabile locali da ballo di Confcommercio sottolinea: «Il nostro settore, a parte una breve parentesi estiva di una ventina di giorni, che è servita a ben poco, è praticamente quasi un anno che è bloccato. E la cosa più grave è che al momento non ci sono prospettive. Di discoteche e locali da ballo in generale nemmeno si parla in questo momento e se la prossima estate ci faranno aprire, bisognerà vedere a quali costi. E nemmeno si parla più di ristori per il nostro settore. Purtroppo abbiamo notizia di colleghi che hanno già chiuso la società e non apriranno più e altri che stanno provando a trasformare l’attività, cosa comunque non facile, che non tutti possono fare. E anche trasformandosi, l’orario di chiusura dei pubblici esercizi alle 18 non aiuta affatto».