Comunicazione in Liguria, Sansa: «Nasce la gazzetta di Toti, pagata con milioni di euro pubblici»

«Nell’Unione Sovietica c’era la Pravda, il giornale che strombazzava le imprese del regime. In Liguria rischia di accadere qualcosa di simile»

Genova. «Nasce la gazzetta di Toti. Il nuovo gigante dell’informazione ligure, all’insaputa di tutti, pagato con milioni di euro pubblici». A dichiararlo è il consigliere regionale del centrosinistra Ferruccio Sansa, che mette sotto la lente la deliberazione della giunta regionale del 30 ottobre scorso che prevede, si legge nel documento, «che tutte le diverse forme di comunicazione, sia quelle di servizio pubblico e informazioni al cittadino, attraverso i siti web, i canali social e i media, sia quelle di organizzazione di eventi e di promozione del territorio tramite il marchio registrato #lamialiguria» finiscano nella società in house Liguria Digitale.

Il monito. «Nell’Unione Sovietica c’era la Pravda, il giornale che strombazzava le imprese del regime. In Liguria rischia di accadere qualcosa di simile: la Regione ha costituito quello che di fatto sarà uno dei principali gruppi editoriali della Liguria – commenta Sansa -. Gli ingredienti ci sono tutti: giornalisti con contratti da 10mila euro al mese, budget da milioni di euro l’anno (pubblici). Il tutto in mano a un “Comitato Editoriale” di cui fanno parte tutti i fedelissimi di Toti. A occuparsi dell’operazione consulenti pagati centinaia di migliaia di euro». 

«Nasce, viene da temere, la ‘Gazzetta di Toti’. Pagata con soldi pubblici – aggiunge – Lo scopo? “Garantire la più ampia informazione dell’attività della Regione”. In pratica: fare pubblicità a chi comanda. Questo è il rischio. Una rivoluzione nel mondo dell’informazione regionale di cui nessuno sapeva nulla. E forse non è un caso».

«La mossa è stata compiuta con una delibera della Giunta presieduta da Toti. Annotatevi la data: 30 ottobre 2020, quando cioè il vecchio Consiglio Regionale era stato appena sciolto e quello nuovo non aveva ancora cominciato i suoi lavori. Il momento ideale per far passare inosservata la delibera 899 – spiega Sansa -. Che cosa prevede? Lo dice la stessa delibera: “Che tutte le diverse forme di comunicazione, sia quelle di servizio pubblico e informazioni al cittadino, attraverso i siti web, i canali social e i media, sia quelle di organizzazione di eventi e di promozione del territorio tramite il marchio registrato #lamialiguria” finiscano nella società in house Liguria Digitale. In pratica nasce uno dei principali gruppi editoriali della Liguria. Un colosso che gestirà la comunicazione della Regione e di tutti i soggetti a essa legati. Qualche esempio: Asl, Arpal, agenzia per la promozione turistica ‘In Liguria’, più le società partecipate (Liguria Digitale, Filse e società per Cornigliano)». 

Ancora Sansa: «In sostanza nasce un soggetto che avrà in mano l’informazione della nostra regione. Primo, perché produrrà contenuti. Secondo, perché gestirà la comunicazione e la pubblicità dell’ente. Cioè milioni di euro (almeno 2 all’anno) che finiscono agli organi di informazione della nostra regione. In pratica il nuovo soggetto rischia di avere in mano le chiavi della cassa e le redini dell’informazione regionale. Essendo sottoposto di fatto soltanto al controllo di Toti. Cerchiamo di capire perché. A guidare la ‘Gazzetta di Toti’ sarà, dice testualmente la delibera, “un Comitato editoriale della Comunicazione regionale composto dal Segretario Generale, dal vice direttore generale alla Presidenza, dal Portavoce del Presidente della Giunta” e dal responsabile dell’apposita struttura di Liguria Digitale».

«Di chi parliamo? Di Pier Paolo Giampellegrini, segretario fedelissimo al Governatore; di Jessica Nicolini, l’onnipotente portavoce di Toti. E, parrebbe, di Iacopo Avegno, anche lui indicato dalle cronache come “vicinissimo a Toti”.
I rischi sono evidenti: il soggetto produrrà i contenuti con cui la Regione comunicherà la sua attività ai cittadini».

«Non solo: attraverso l’attività promozionale, la famigerata ‘pubblicità istituzionale’, la Regione distribuisce ogni anno milioni di euro a giornali, televisioni, radio e siti internet. Spesso garantendone la sopravvivenza. Con il rischio evidente di condizionarne l’indipendenza».

I giornalisti assunti. «Ma c’è di più: il mondo dell’editoria è in crisi nera. In Liguria più che altrove. E la Regione – e la politica di centrodestra – è ormai l’unico editore che assume giornalisti. Soltanto nelle ultime settimane due giornalisti che lavoravano nelle tv locali hanno annunciato l’intenzione di passare sulla sponda politica: uno con l’assessore regionale Ilaria Cavo e l’altro, Giuseppe Sciortino di Primocanale, con il parlamentare leghista Edoardo Rixi. Altri sono annunciati in partenza. Sorge legittima una domanda: non c’è il rischio che i giornalisti possano sentirsi condizionati nella loro attività pensando di poter essere domani assunti?».

«Intanto fioccano contratti da centinaia di migliaia di euro. Pubblici, ovviamente. Della nascita del nuovo progetto si è occupato tra gli altri Marco Pogliani. Parliamo di un big della comunicazione politica, già consulente del sindaco di Milano Beppe Sala. Pogliani, scrisse Il Secolo XIX, si era già aggiudicato una consulenza da 200mila euro (è lui che ha creato il marchio “Lamialiguria”)».

«All’inizio del 2020 ecco un altro contratto da 75mila euro per “attività di progettazione, implementazione e realizzazione di piani straordinari di comunicazione integrata della Regione Liguria”. Niente di illegale, ma qualcuno, come noi, potrebbe giudicarlo discutibile. Non basta. Proprio due giorni fa sono scaduti i termini per la presentazione delle domande per un bando di Liguria Digitale (pubblicato il 23 dicembre, chissà quanti lo hanno visto). Oggetto: “Incarico di collaborazione per lo sviluppo di un sistema di comunicazione istituzionale integrato”. In pratica l’esperto di comunicazione che avrà in mano la baracca. Compenso? 180mila euro per 18 mesi. Fanno diecimila euro al mese».

Conclude Sansa: «Nel frattempo giornalisti di punta di giornali genovesi sono stati invitati per colloqui di assunzione. Il tutto nelle mani di Liguria Digitale, una società – pur se in house – che ha minori obblighi di trasparenza. Nasce la Gazzetta di Toti».