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Bordighera, Città delle Palme. L’antica tradizione dell’intreccio da Sant’Ampelio alla Cumpagnia d’a parmura

Il reportage di Riviera24.it selezionato da Google per raccontare i piccoli borghi al mondo

Bordighera, Città delle Palme. La leggenda per cui a Bordighera sia presente il palmeto di dattilifere spontaneo più a nord di tutta l’Eurasia si perde nella notte dei tempi. La leggenda, tramandata di generazione in generazione dai bordigotti, vuole che sia stato il santo patrono Ampelio, un anacoreta che dal deserto della Tebaide (in Egitto) approdò nel promontorio più meridionale dell’Italia settentrionale nel V secolo dopo cristo, a portare in dono i semi delle palme da dattero. Ancora oggi, su quegli stessi scogli in cui Ampelio visse fino alla morte, si erge una chiesa che, come una sentinella, domina il mare.

Facciamo ora un salto nel tempo. Siamo nel 1586 e a Roma, papa Sisto V, ha deciso di far collocare un gigantesco obelisco egiziano dal peso di trecento tonnellate: una colonna alta 25 metri, che Caligola aveva eretto in memoria di Augusto e Tiberio. È il 10 settembre, a Roma fa ancora molto caldo, l’operazione di erezione dell’obelisco è complicata e ad un certo punto sembra fallire. Gli uomini che lavorano per posizionarlo faticano, e non poco, sotto il peso della pietra. Il papa impone il silenzio assoluto, per la riuscita di quell’opera. Ma ad un certo punto si ode un grido, che squarcia l’aria: «Aiga ae corde!» (Acqua alle corde). È Benedetto Bresca, marinaio di Bordighera, che suggerisce di bagnare le corde utilizzate per l’erezione del manufatto. Gli danno retta, l’obelisco viene installato nella piazza. Il papa lo premia, concedendo a Bordighera il privilegio di fornire al Vaticano le palmine intrecciate per celebrare la domenica delle palme che precede la santa pasqua.

A Bordighera Alta la tradizione del parmurelu (la palma intrecciata) continua. L’11 maggio del 2011 è stata fondata la “Cumpagnia d’a parmura” con lo scopo di tramandare i segreti dell’intreccio, ma anche valorizzare quello che resta dello storico palmeto, decimato dal punteruolo rosso, tramandare i segreti dell’intreccio e ripristinare, per quanto possibile, un nuovo palmeto facendo nascere e crescere nuove dattilifere che poi vengono piantate nei giardini pubblici e privati della città.