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Abbo (Imperia al centro): «Vicenda di Rivieracqua è un emblema del fallimento della politica del nostro territorio»

«Le responsabilità della politica di matrice scajolana partono da lontano», accusa l'ex vicesindaco

Imperia. «La vicenda di Rivieracqua è un emblema del fallimento della politica del nostro territorio; il problema principale è lo sfasamento fra i tempi della politica e quelli dell’amministrazione: si tratta di pratiche lunghe e complesse, difficili da comprendere e da ricordare per i cittadini. Perciò questi temi, anche se importantissimi, non hanno un gran ritorno elettorale e la politica, spesso, ha deciso di non decidere.

In teoria sarebbe semplice: in una provincia così piccola, con soli 215.000 abitanti e un territorio molto complesso, da decenni la normativa (e anche il buon senso) prevede che si faccia una gestione unitaria delle risorse naturali e delle infrastrutture del servizio idrico integrato (acqua, fognature, depurazione), in modo da dare a tutti i cittadini un servizio omogeneo, a costi condivisi. Purtroppo però i politici che si sono succeduti in questi anni non sono riusciti ad adottare una strategia condivisa, rendendo impossibile l’attuazione di un programma di lungo respiro.

Le responsabilità della politica di matrice Scajolana in relazione a Rivieracqua partono da lontano: nel 2004 la longa manu dell’allora ministro, il sindaco Sappa, vende il 48% dell’Amat a IREN (nonostante il parere contrario della provincia) per fare un po’ di cassa utile per le campagne elettorali.

Nel 2012 il presidente della Provincia Sappa (forse all’insaputa del primo Sappa) affida il servizio alla società pubblica Rivieracqua, con cui Amat mista pubblica/privata è incompatibile e lascia carta bianca a Gabriele Saldo nella gestione della società, incastrando tutta la provincia in un guazzabuglio inestricabile, al punto che lo stesso Scajola ha definito Rivieracqua “un bidone senza possibilità di successo”.

Le ultime brutte pagine di questa storia le scrive, di suo pugno, il sindaco stesso. Dopo la nomina del commissario Gaia Checchucci, avrebbe potuto negoziare un passaggio di consegne dignitoso, che consentisse di mantenere la sede di Via San Pio come presidio di Imperia Capoluogo, e soprattutto di dare al personale di AMAT, Uomini e Professionisti di valore assoluto, una posizione preminente nell’organigramma della società.

Invece si è arroccato sul campanile, con prove di forza e atteggiamenti assolutamente incompatibili con il suo ruolo istituzionale e con il suo ridotto peso politico al di fuori di Imperia (come dimostrato dalle ultime elezioni regionali), continuando a perorare la causa del socio privato, chissà perché, e mascherandola come un’esigenza aziendale.

Il modello Rivieracqua ha sicuramente molte lacune sin dall’inizio, la società è stata gestita malissimo come dimostrano le inchieste in corso, e ha sofferto molto il lungo e travagliato percorso che si chiuderà il prossimo 1 febbraio, ma soltanto da ora sarà in grado di esprimere le proprie potenzialità, una volta completato il percorso di unione di tutti gli uomini e tutte le infrastrutture del territorio.

Sarà la società stessa a decidere se e come coinvolgere capitali privati o in che modo ridefinire la propria strategia aziendale, ma dubitiamo che starà a sentire chi entra per ultimo, puntando i piedi e dalla porta sul retro.

Da lunedì si apre una nuova pagina, e speriamo che gli organi della Società capiscano il vero valore dell’AMAT, fatta di persone, di professionalità e di impegno, nonostante il nostro Sindaco abbia cercato soltanto di difendere l’AMAT fatta di poltrone» – dichiara Guido Abbo, consigliere del Comune di Imperia e capogruppo “Imperia al Centro”.