L'appello

Ventimiglia, inaugurata casa accoglienza famiglie migranti. Suetta: «Solidarietà colmi lacune delle istituzioni»

Un letto al caldo in attesa di passare la frontiera, mentre la Francia continua a respingere anche i bambini

Ventimiglia. E’ stata simbolicamente inaugurata ieri, inizio della novena del Natale, con la visita del vescovo diocesano Antonio Suetta, la casa di via Lascaris composta da due alloggi ricavati nell’ex palazzo vescovile e risistemati per dare accoglienza alle famiglie migranti che giungono a Ventimiglia nella speranza di attraversare il confine con la Francia.

«Questa sera venendo simbolicamente ad inaugurare questa casa, che in realtà è aperta già da quando è iniziato il freddo, io vorrei evitare in tutti i modi che questo gesto diventi una pubblicità – ha detto il vescovo – Perché anziché farci onore, io sento che un po’ ci è di rimprovero: una casa, per quanto utile, per quanto sistemata bene, per quanto calda, per quanto accogliente, mi sembra che suoni alla nostra coscienza come un rimprovero, perché è una piccola cosa di fronte a un bisogno tanto grande».

Da quando, il 1 agosto, ha chiuso ufficialmente il Campo Roja a Bevera, i migranti che arrivano a Ventimiglia sono letteralmente in mezzo a una strada e ora, la Chiesa insieme alla Caritas, alla diaconia valdese e ad altre associazioni e semplici cittadini cerca di dare una risposta per non lasciare le famiglie all’addiaccio. «Questo rimprovero – spiega Suetta – Dobbiamo sentirlo come un richiamo alla nostra coscienza, non tanto per piangerci addosso, quanto per lasciarci sensibilizzare a fare di più, a fare tutto il possibile, a imparare a concentrarci su ciò che è veramente essenziale. Noi ci preoccupiamo, ci diamo tanto da fare e spesso siamo tanto affannati, per cose pur utili ma spesso nell’ambito se non proprio del superfluo quantomeno non dello stretto necessario per sopravvivere. Invece qui tocchiamo con mano che queste persone, se non fossero accolte in questa casa, sarebbero fuori al freddo a trascorrere la notte. Questo a me fa pensare davvero al mistero del Natale: noi nei nostri canti tradizionali, ricordiamo Gesù bambino che è nato in una situazione simile, di povertà, di disagio, di non accoglienza, quasi di rifiuto, e noi con le nostre espressioni diciamo “al freddo e al gelo”. E allora mi pare che sia così bello, così importante, così salutare anche se un po’ ci graffia l’anima, l’idea che ci sono altre persone che oggi sono al freddo e al gelo».

Un tavolo con qualche sedia, un fornello, alcuni letti, coperte calde, un bagno: ciascun alloggio può ospitare un nucleo famigliare e dare una risposta, seppur provvisoria, alle esigenze di persone che non hanno altra alternativa se non la strada.

«Lo dico con molta consapevolezza, con molta umiltà e anche con un po’ di vergogna – aggiunge – So che non abbiamo dato una risposta completa a tutti i bisogni. E’ soltanto un segno che vuol essere un segno per me, un segno ancora di incoraggiamento alla nostra chiesa e a tutti i cristiani che si preparano a festeggiare il Natale e un segno per tutti gli uomini di buona volontà: impariamo ad aprire le nostre case quando è necessario, impariamo ad aprire il nostro portafoglio se serve, ma impariamo soprattutto ad aprire il nostro cuore e anche la nostra intelligenza alla comprensione delle cose».

«Abbiamo avviato questa accoglienza all’inizio del mese di novembre – spiega Maurizio Marmo (Caritas) -. Nel primo periodo sono passate diverse famiglie soprattutto provenienti dalla Siria, dall’Iraq e dal’Afganistan, mentre in questo ultimo mese stiamo notando passaggi di famiglie provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, soprattutto Etiopia, Eritrea ma anche Costa d’Avorio e Sudan. Sono tante famiglie con bambini piccoli. Cerchiamo con l’aiuto della diaconia valdese e dell’organizzazione We World di poterle accogliere per la notte nel loro viaggio verso altri paesi europei. Purtroppo le istituzioni hanno chiuso il centro di accoglienza che secondo noi è indispensabile riaprire e cerchiamo, almeno per le famiglie, di non farle dormire in stazione, per strada, in particolare in questo periodo invernale». 

Le famiglie restano per una notte, due al massimo, poi tentano di passare la frontiera. Spesso, però, nonostante la presenza di minori che, secondo le leggi dell’Unione Europea dovrebbero godere di diritti internazionali, vengono respinte e rimandate in Italia. E’ capitato, così, che alcuni nuclei familiari siano ritornati a bussare alle porte di via Lascaris. Per ovviare all’esigenza di posti letto, che si fa sempre più pressante, alcuni cittadini hanno aperto le porte delle loro case alle famiglie in viaggio. Nel frattempo la diaconia valdese sta predisponendo tre stanze nella struttura di Vallecrosia (Casa Valdese) da adibire ad alloggi temporanei per famiglie migranti.
Chi volesse rendersi utile, anche solo per preparare le stanze o il pranzo, è ben accetto. «La mattina – aggiunge Marmo – Le persone migranti vengono orientate verso la Caritas dove possiamo dare ulteriori aiuti, per il vestiario, per il pranzo o anche per ulteriori informazioni e orientamento legale per il loro percorso. Quindi c’è una rete sociale di tante persone che sta cercando di sopperire ad una assenza istituzionale». 

«Auspico che tutte le autorità sia italiane che francesi si rendano conto del dramma umano che passa attraverso i provvedimenti – conclude il vescovo – Io posso capire quale sia la logica, talvolta anche necessaria, di determinati provvedimenti che rispondono a determinate esigenze di tutela del bene comune, dell’ordine pubblico, della legalità, che sono tutti aspetti che sono ugualmente importanti. Auspico che chiunque con responsabilità e anche con grande fatica, immagino, si occupa del bene comune, non lasci inascoltato il grido delle persone che fanno fatica a passare tra le maglie della nostra legalità non sempre giusta o per lo meno non sempre puntuale e tempestiva, e ci sia da una parte una legalità adeguata e dall’altra parte ancora una solidarietà più calda, abbondante e generosa che colmi tutte le lacune che sono tipiche delle istituzioni umane».

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