Quantcast

Omicidio a Ventimiglia, Pellegrino svela il movente: una lite, poi gli spari

Resta però il giallo della doppia arma

Ventimiglia. Una lite legata alla compravendita di un’auto: la Mercedes Classe A con la quale Joseph Fedele è arrivato in Italia. La stessa che gli assassini hanno poi riportato a Mentone, abbandonandola, forse per depistare le indagini. Sarebbe questo il movente dell’omicidio del sessantenne pregiudicato italo-francese, trovato cadavere lo scorso 21 ottobre in una scarpata a Calvo, frazione di Ventimiglia. Omicidio per cui è finito in carcere Domenico Pellegrino, 23 anni, di Bordighera; mentre Girolamo Condoluci, 44 anni anch’egli di Bordighera, è ai domiciliari accusato di favoreggiamento per aver aiutato Pellegrino a riportare a Mentone l’auto della vittima, ritrovata dagli inquirenti a metà dicembre.

Il movente è contenuto nell’interrogatorio reso dallo stesso Pellegrino al pm della Dda di Genova, Marco Zocco, dopo che il giovane, ormai convinto dell’imminente arresto, si è costituto ai carabinieri di Ventimiglia.

La versione di Pellegrino sarebbe questa: il 23enne avrebbe voluto acquistare l’auto di Fedele pagandola in due rate da cinquemila euro ciascuna, la prima delle quali versata l’estate scorsa. Ma il 22 settembre Pellegrino incontra Fedele nei ressi della Metro, il centro all’ingrosso di Bevera, e gli dice di non avere i 5mila euro per la seconda rata che, secondo l’accordo, avrebbe dovuto saldare entro la fine del 2020. A quel punto, il giovane chiede a Fedele la restituzione dei 5mila euro già versati, manifestando l’intenzione di non voler più acquistare la Mercedes. Ma l’uomo non è d’accordo. Ne nasce una discussione violenta, che sfocia in lite, al culmine della quale Fedele estrae una pistola. Pellegrino riesce a disarmarlo, gli prede l’arma e gli spara, uccidendolo. Poi getta la pistola nel fiume. Successivamente l’imputato indica agli inquirenti il luogo in cui avrebbe gettato l’arma, che però non viene trovata.

Nella versione fornita da Pellegrino manca un tassello o, meglio, un particolare non combacia con i riscontri sulla salma. Nella perizia effettuata dal medico legale su incarico della Procura, è scritto che la vittima è stata uccisa con almeno due colpi di arma da fuoco, uno sulla sommità del capo e l’altro alla nuca. Ma da pistole di diverso calibro: un 6,35 e una di calibro maggiore. Nessuna delle armi è stata trovata. Ma per gli inquirenti, l’ipotesi è che i killer siano due.