Omicidio a Ventimiglia, ecco perché a Domenico Pellegrino è contestata l’aggravante mafiosa

«La quasi totalità dei componenti di genere maschile di tale famiglia è stata definitivamente condannata, all'esito del processo denominato La Svolta»

Ventimiglia. «Come evidenzia il pm, l’aggravante ora prevista dall’art.416 bis.1 c.p., è configurabile anche a carico di soggetto che non faccia parte di un’associazione di tipo mafioso, ma ponga in essere, nella commissione del fatto a lui addebitato, un comportamento minaccioso tale da richiamare alla mente e alla sensibilità del soggetto passivo quello comunemente ritenuto proprio di chi appartenga a un sodalizio del genere anzidetto». E’ questo il motivo per cui cui a Domenico Pellegrino, arrestato insieme a Girolamo Condoluci per l’omicidio di Joseph Fedele, viene contestata l’aggravante mafiosa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima è stata obbligata a mettersi in ginocchio, e poi “giustiziata” con almeno due colpi alla testata.

«L’avvenuto decesso di Fedele Joseph – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – E’ senza dubbio qualificabile quale omicidio. Gli elementi emersi giustificano l’aggravante contestata di cui all’art.416 bis.1 c.p., con conseguente competenza distrettuale. Invero, le relazioni in vita e i precedenti di polizia in Italia e giudiziari in Francia della vittima, nonché le modalità dell’omicidio, consentono di ipotizzare che l’omicidio sia avvenuto in un contesto di criminalità organizzata. Si evidenzia, che sarebbero state utilizzate due armi che hanno attinto la vittima con due colpi alla testa, in sede diversa. Le modalità risulterebbero riferibili ad una vera e propria esecuzione, con la vittima inginocchiata (colpo al vertice del capo) e poi colpita alla nuca con una sorta di colpo di grazia. L’esecuzione con colpo alla nuca è tipica di contesti delinquenziali mafiosi».

«Non è inoltre necessario che sia stata dimostrata o contestata l’esistenza di un’associazione per delinquere – precisa il gip – Essendo sufficiente che la violenza o la minaccia assumano veste tipicamente mafiosa, dunque l’aggravante in questione può essere applicata anche in ipotesi di condotte individuali». «Inoltre – conclude – Si osserva che l’indagato Pellegrino Domenico, appartiene alla famiglia Pellegrino di Bordighera e che la quasi totalità dei componenti di genere maschile di tale famiglia è stata definitivamente condannata, all’esito del processo denominato La Svolta, per appartenenza alle formazioni di ndrangheta operanti nel ponente ligure».