Nuova protesta di infermieri e personale sanitario, Nursing Up Liguria: «Basta togliere ai lavoratori!»

«I contagi degli operatori siano ormai fuori controllo»

Genova. «“Togliere ai lavoratori”. Togliere riposi, togliere ferie, togliere il diritto a denunciare la situazione di disorganizzazione e di croniche carenze, togliere la dignità della persona prima ancora di quella del professionista. Operatori stremati, provati dal punto di vista fisico e dello stress psico-lavorativo, colleghi che hanno visto la morte negli occhi troppe volte e che continuano ad essere spremuti come limoni». Il sindacato Nursing Up, che per mesi ha tentato di dialogare con i rappresentanti del Governo e con le Regioni per di dare idonee soluzioni al ventaglio di problematiche e alle correlate richieste dei professionisti dell’area infermieristica e degli altri operatori sanitari dipendenti dalle aziende sanitarie, dice basta e denuncia una situazione insostenibile.

«È tristemente noto spiega Enrico Boccone, segretario regionale del Nursing Up Liguria che i contagi degli operatori siano ormai fuori controllo e purtroppo le soluzioni delle Regioni e delle Aziende sono inadeguate e manchevoli. Dopo varie iniziative a livello locale, il 15 ottobre migliaia di infermieri italiani hanno manifestato a Roma ed il successivo 2 novembre sono stati costretti a scioperare per 24 ore. Un timido segnale di valorizzazione della nostra professione è arrivato solo da parte del Ministro della Salute, attraverso il riconoscimento di una indennità professionale che tuttavia, non essendo sostenuta da adeguati finanziamenti, ci lascia profondamente amareggiati e delusi».

Il 3 dicembre alle 10 sotto alla Prefettura di Savona e il 4 dicembre alle ore 10 sotto quella di Genova sono previste due manifestazioni degli infermieri e del personale sanitario non medico. «Si tratta di una lotta che – continua il segretario del Nursing Up -, siamo determinati a portare avanti anche sino alla proclamazione di ulteriori 48 ore di sciopero nazionale, se fosse necessario, e proprio per questo ci stiamo coordinando con i colleghi operanti nelle altre regioni italiane. Servono azioni risolutive».

«Chiediamo:
1. Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate ed avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti alla categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.

2. Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti, da ultimo, proprio dalla pandemia Covid-19.

3. Risorse economiche per il contratto della sanità, finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità
specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo.

4. Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia. Immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza, con aggiornamento della programmazione degli accessi universitari, posto che mancano più di 90 mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione.

5. Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici del vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le RSA, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative.

6. Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.

7. Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e degli esperti (in applicazione della Legge 43/06), e valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, delle competenze cliniche e gestionali degli interessati;

8. Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti» – sottolinea.