Imperia, un gruppo di studenti del Vieusseux: «Lasciamoci alle spalle la didattica a distanza»

Le richieste: «Affrontare in modo serio i nodi della scuola tagli, edilizia e precariato»

Imperia. «Passiamo le nostre ore di scuola davanti ad uno schermo ormai da quasi sei mesi ma è capitato molto raramente che a uno di noi studenti venisse chiesto come si senta e cosa pensi a proposito della chiusura delle scuole e della didattica a distanza». Lo scrive una studentessa della 5BSA del liceo Vieusseux di Imperia, Valentina Chessa, pensiero condiviso da un gruppo di suoi compagni di scuola.

«Lo scopo di questa lettera è proprio esporre il nostro punto di vista. Pensiamo che la didattica a distanza di marzo sia stato l’unico modo per mandare avanti l’istruzione durante il lockdown, durante una situazione di emergenza in cui andare a scuola in presenza non era possibile. Pensiamo, però, che la scuola a distanza non sia paragonabile alla scuola vera, non dal punto di vista del carico di lavoro (studiare studiamo, eccome) ma per tutto il resto: le cose più importanti che costituiscono la scuola che vanno al di là di verifiche, interrogazioni e voti», prosegue la lettera.

«Stiamo parlando di quello che con la scuola dovremmo imparare veramente: vivere in una società civile, pensare con la propria testa, relazionarsi con gli altri, saper parlare per dare forma alle proprie idee e saper ascoltare, sapere esprimere le proprie emozioni e analizzare e comprendere quelle altrui. Questi sono solo alcuni esempi di tutto ciò che la scuola ci insegna (o dovrebbe insegnarci) e tutto ciò non è racchiuso in una sola materia, non ha un professore solo, non ha voti ma è proprio la sostanza fondamentale della scuola stessa. Ecco, è evidente che con la didattica a distanza, quindi eliminando il contatto umano e la socialità, quest’indispensabile parte di scuola vada persa. Per questo motivo pensiamo che, a meno che non ci si trovi nuovamente in una situazione di grave emergenza, la didattica a distanza sia un’esperienza da lasciarsi alle spalle una volta per tutte. Quello che ci aspettiamo è che i problemi della scuola vengano affrontati in modo serio, sia quelli che da anni vengono ignorati (tagli agli investimenti, edilizia, precariato, assenza di presidi medici negli istituti scolastici, mancanza di una seria riforma di modernizzazione dell’intero sistema scolastico…), sia, in primo luogo, quelli inerenti all’emergenza Covid ossia principalmente trasporti e spazi delle cosiddette “classi pollaio”».

«Chiediamo che si inizi a lavorare seriamente su questi problemi in modo da arrivare a garantire le fantomatiche condizioni necessarie per la riapertura. Noi studenti pretendiamo che la scuola riprenda centralità, che la didattica a distanza ricominci ad essere vista per quello che è: una “toppa” che è stata essenziale durante il lockdown di primavera ma non la “magica soluzione” al problema della riapertura delle scuole in presenza. In che modo riaprire le scuole resta, appunto, un problema ancora oggi e va affrontato con più serietà e non ignorato come si sta continuando a fare. Per questi motivi pensiamo che, se durante il periodo natalizio non si dovesse osservare un nuovo aumento nel numero dei contagi, il 7 gennaio le scuole dovranno riaprire almeno al 75% in presenza, come stabilito dallo scorso DPCM (3 dicembre). Ovviamente quello che vogliamo dire non è assolutamente che pretendiamo di tornare sui banchi di scuola senza cautele: al contrario, chiediamo che la scuola smetta di essere considerata come l’ultima ruota del carro, come un settore sacrificabile e che i problemi che la riguardano vengano affrontati in modo serio e compiuto in modo da non ritardare ulteriormente la ripresa delle lezioni in presenza. Non vogliamo rassegnarci ad una realtà in cui l’istruzione è vista come qualcosa che si può far passare in secondo piano, non possiamo accettare di continuare a vivere la nostra vita scolastica dalle nostre case rinunciando a tutto ciò che la Scuola dovrebbe darci». Concludono gli studenti del Vieusseux.