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Imperia, protesta del Movimento Imprese Italiane sotto la Prefettura. Pinto indagato fotogallery

Lo ha annunciato lo stesso fondatore nel corso della manifestazione. Il direttivo si autodenuncia per solidarietà

Imperia. Hanno sfidato la pioggia e le norme anti assembramento per chiedere a gran voce, sotto il palazzo della Prefettura ente simbolo del governo sul territorio, la riapertura delle attività economiche nei giorni festivi. Sono alcune decine, una quarantina circa, i partecipanti all’iniziativa di protesta del Movimento Imprese Italiane che si è svolta questa sera e che ha visto il fondatore del movimento, il sanremese Maurizio Pinto, annunciare di essere indagato dalla procura del capoluogo per diffamazione, incitamento alla disobbedienza civile e minacce al corpo amministrativo dello Stato. In segno di solidarietà, tutto il direttivo si sarebbe autodenunciato.

Generico dicembre 2020

A scendere in piazza sono stati commercianti, ristoratori, baristi, personal trainer e altre categorie di lavoratori e imprenditori.

«Non possiamo subire questo lockdown che ha il solo scopo di annientare la nostra economia – ha dichiarato il presidente del Movimento Pinto – Sappiamo che anche il governatore ligure Giovanni Toti la pensa come noi, e allora ci rivolgiamo a lui: vada contro il decreto Conte e riporti la Liguria nella cosiddetta area gialla».

La Liguria, che al momento è tra la regioni con un Rt (indice di contagio) più basso in assoluto «subisce le imposizioni di un governo che ci sta uccidendo – ha aggiunto il Movimento – I danni alle aziende saranno incalcolabili se sarà impedito a chi lavora di aprire durante le feste natalizie». Prima il lockdown in primavera, poi quello parziale in autunno e infine la stretta dal 24 dicembre al 6 gennaio annunciati nei giorni scorsi dal premier Giuseppe Conte per scongiurare una possibile terza ondata di Covid-19: una decisione, questa, che pesa come un macigno sulla già fragile economia ligure e rischia di metterla in ginocchio. «Visto che la Liguria ha un indice Rt di 0,7, noi non riusciamo a capire per quale motivo la Liguria debba tornare in zona rossa dopo che non lo è mai stata anche quando la situazione epidemiologica era ben più grave di adesso, – conclude Pinto. Non possiamo assolutamente tollerare una situazione del genere senza lanciare un segnale: noi non possiamo accettare una situazione simile»».

«Dal momento che state indagando il nostro presidente, mettendo sotto accusa la libertà di pensiero e la sua libertà di opinione, – ha preseguito Alessio Graglia, vicepresidente Movimento Imprese Italiane – noi siamo qui a dimostrare la nostra solidarietà a chi rappresenta e reclama il nostro diritto a vivere e lavorare. Noi membri del direttivo del Movimento Imprese Italiane ci autodenunciamo alla questura di Imperia per gli stessi presunti reati per cui è indagato il nostro presidente (articoli 338, 415, 595 codice penale). Non esiste alcuna legge che possa impedire alle attività commerciali di svolgere regolarmente il proprio lavoro o obbligarle addirittura alla chiusura. I Dpcm e i decreti legge del governo sono illegittimi e incostituzionali come già riconosciuto da diversi giudici in Italia, di conseguenza a quali ipotesi di reato si fa riferimento se non esiste nemmeno suddetta legge che possa essere violata? Esortiamo il governo italiano affinché rispetti la costituzione italiana e se per questo dovremmo essere indagati e subire regolare processo, ci dichiareremo colpevoli davanti a un giudice. Oltre a tutto ciò, rivendichiamo i nostri diritti civili, vogliamo esercitare il nostro diritto al lavoro come recita la costituzione. Vogliamo vivere la nostra socialità. Vogliamo dare da mangiare alle nostre famiglie. Rivendichiamo quelli che sono i diritti basilari e sacrosanti di ogni cittadino in virtù del fatto che l’emergenza sanitaria non esiste realmente, che i numeri sono manipolati e che il Covid-Sars-19 è una sindrome influenzale curabile con un tasso di letalità bassissimo, e la nostra compressione dei nostri diritti è diventata un sopruso, un abuso e una prevaricazione ingiustificata».