Imperia, prof a luci rosse: per il Riesame permangono gravi indizi di colpevolezza a carico del marito

Domiciliari revocati ma secondo i giudici genovesi l'uomo vive dei guadagni della donna. Il legale: «Assurdo»

Imperia. «In relazione alla vicenda degli arresti per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, il Tribunale del riesame di Genova ha confermato la revoca dei domiciliari nei confronti delle due persone indagate come da provvedimento del Gip del Tribunale di Savona di poche ore prima». Lo dichiara Mario Leone avvocato di G.N., 58 anni,  l’uomo di Diano Marina accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nei confronti della moglie, una avvenente insegnante di 56 anni che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, riceveva i clienti in due alloggi, ad Andora e nel capoluogo adescandoli con annunci on -line.

«Il Gip aveva disposto la revoca dei domiciliari con obbligo di presentazione giornaliera presso i carabinieri di competenza essendosi, come scrive, “attenuata l’esigenza cautelare” e reputando “opportuno consentire la prosecuzione” delle attività lavorative, anche a carico dell’altro indagato. Oltre alla revoca dei domiciliari ho chiesto al riesame il riconoscimento dell’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per varie ragioni, ma il Tribunale del Riesame ha respinto tale richiesta ponendo che “il marito della parte offesa non svolge alcuna lecita attività lavorativa, vivendo, quindi, dei guadagni della donna”e ancora che “lo stesso marito traeva consapevolmente i propri mezzi di sussistenza dai guadagni della stessa moglie”», precisa Leone.

«In realtà-prosegue il legale imperiese il mio assistito ha una stabile occupazione da molti anni con conseguenti apprezzabili guadagni e di ciò ne è stata data prova si al al Gip di Savona che molto opportunamente lo ha rilevato nella sua ordinanza, sia in sede di riesame dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari presentata dal sottoscritto, che, per comodità, ha allegato sia dichiarazione della ditta della quale è contitolare, sia ultime fatture di agosto e settembre 2020 di importo superiore ai 5mila euro».   «Qualora –  incalza Leone –  il Riesame avesse dato atto, come è prova provata, che il marito svolge regolare attività lavorativa e, quindi, non vive in alcun modo con i proventi dell’attività “supplementare” della moglie, anzi, casomai, il contrario, la mia richiesta sarebbe stata accolta con conseguente annullamento sostanziale di tutta l’indagine nei confronti del mio assistito, almeno allo stato attuale».

«Come sia potuto accadere un errore di fatto così determinante da parte del Tribunale del riesame, che come è noto, ha competenza regionale su tutti i provvedimenti del Gip circa l’applicazione di misure cautelari personali, svolgendo, quindi una funzione essenziale a tutela dei cittadini, non è dato comprendere, o, forse, è solo possibile immaginare. Si vedrà nel quali iniziative intraprendere in merito per quanto riguarda l’inchiesta in corso, oltre alla parziale soddisfazione per l’accoglimento della revoca degli arresti domiciliari. Si procederà probabilmente con alcune indagini difensive e successivamente con la richiesta di giudizio abbreviato», conclude Mario Leone.