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Imperia, la “prof a luci rosse”: «Ho fatto tutto senza costrizioni di alcun genere»

Parte offesa non è mai stata ascoltata dagli inquirenti: «Creato un danno enorme alla mia immagine, mi rivolgerò a una associazione per la tutela della donna»

Imperia. Depositate stamattina nella cancelleria presso la Procura di Savona le indagini difensive svolte dall’avvocato Mario Leone che difende G.N., il 58enne di Diano Marina indagato insieme a un conoscente R.T., 61 anni di Andora e a un terzo uomo per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nei confronti della moglie, l’insegnante 56enne dalla doppia vita che svolge la professione di docente presso alcuni istituti e nel carcere del capoluogo.

La donna, interrogata dall’avvocato Leone come testimone in sede di indagini difensive ha dichiarato: «Ho fatto tutto spontaneamente, senza costrizioni di alcun tipo. Non ho mai dato soldi a mio marito, se non nell’ambito del normale rapporto familiare, per pagare le bollette, ad esempio. Andiamo d’accordo e non abbiamo alcuna intenzione di separarci. Se è capitato che ci spostassimo insieme era per andare a cena. Pur essendo in questa vicenda la parte lesa non sono mai stata ascoltata dagli inquirenti. Mi è stato creato un danno enorme e per questo ho intenzione di rivolgermi a una associazione di protezione della donna».

La professoressa, secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero della procura savonese Chiara Venturi, sulla scorta delle indagini dei carabinieri della compagnia di Alassio, riceveva i clienti, dopo averli contattati attraverso annunci on line, ad Andora e in un appartamento di Imperia, in via Pindemonte. Il giro d’affari sarebbe ammontato a 8mila euro al mese. Nella ricostruzione fatta dai militari della compagnia alassina il marito, insieme a un conoscente, R.T. 61 anni di Andora l’avrebbero aiutata accompagnandola sui luoghi degli incontri e, addirittura, l’avrebbero sostituita nelle attività scolastiche, accedendo ai registri elettronici delle classi in cui insegnava, per consentirle di dedicare più tempo alla sua seconda professione. Per i due uomini erano scattate le manette ed erano stati posti agli arresti domiciliari, poi revocati in sede di Riesame, anche se il solo G.N. è ancora sottoposta all’obbligo di firma dai carabinieri, di cui l’avvocato Leone ha chiesto la revoca sulla base delle dichiarazioni della donna.

Dal giorno degli arresti presso la caserma dei carabinieri di Alassio c’è stata la sfilata dei clienti, professionisti, operai, impiegati, anziani, molti anche  giovani chiamati a testimoniare. L’attività della donna non si era fermata nemmeno durante il primo lockdown.

Per quanto riguarda la Jaguar a bordo della quale si sarebbe spostata la donna per raggiungere il luogo degli incontri pare sia destinata ad essere rottamata. L’indagine che si compone di migliaia di pagine di intercettazioni e pedinamenti è denominata  “Cockera d’oro” proprio perché in una intercettazione la donna sarebbe stata appellata in questo modo dagli indagati.