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«Disposizioni discriminano alcune attività», la Rete delle Partite Iva chiede la loro apertura nei giorni di zona rossa - Riviera24
Lettera al governo

«Disposizioni discriminano alcune attività», la Rete delle Partite Iva chiede la loro apertura nei giorni di zona rossa

«Diversamente, chiediamo il rimborso totale dell’importo dei corrispettivi, cifra ampiamente dimostrabile, delle giornate di cui avete predisposto la chiusura per le attività sfavorite»

Riviera24- chiuso generica

Genova. Il testo della richiesta inviata dalla Rete delle Partite Iva al Governo in seguito alle disposizioni di chiusura ritenute discriminanti di talune attività rispetto ad altre:

«Al professor Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro Roberto Gualtieri, VI Commissione Finanze

Con la presente, in seguito alle disposizioni del Decreto Legge di Natale, dobbiamo constatare ancora una volta le inaccettabili disposizioni di chiusura relative al giorno 24 e 27, di alcune attività rispetto ad altre, delle quali non si comprende su che basi sia stata stabilita la possibilità di apertura o chiusura. Possono restare aperte tutte le attività ad esclusione di abbigliamento, calzature, gioiellerie e centri estetici questa è discriminazione ed una soluzione non democratica e premesso che

Non essendoci motivazioni gravi di carattere pandemico o di assembramento nello specifico di codeste attività rispetto a quelle favorite; che altre attività che sono state inserite nell’art 23 e 24 non vendono beni di prima necessità come noi; che nelle attività di 40 mq è disposto che una sola persona può entrare, quando al contrario sugli autobus possono stare tranquillamente 16 pax , peraltro estranei, non vediamo il motivo di averne disposto la chiusura; che il 24 è il giorno di maggior lavoro nelle feste; che l’abbigliamento e le calzature per adulto sono necessarie come quello da bambino o le pantofole; che le gioiellerie, l’abbigliamento e le calzature non sono da meno di altre categorie; che i centri estetici hanno protocolli di igiene e ricevono una persona alla volta; che tutte le attività hanno il diritto di lavorare nello stesso modo in democrazia e rispettando le regole di prevenzione

Chiediamo l’inserimento immediato di tutte le attività escluse da tali elenchi, perché se si deve mirare all’essenzialità allora dovrebbero stare aperti solo quei settori legati al cibo e ai medicinali e che le decisioni siano prese in modo democratico e non discriminatorio. Queste sono disposizioni inaccettabili e insensate.

Diversamente, chiediamo il rimborso totale dell’importo dei corrispettivi, cifra ampiamente dimostrabile, delle giornate di cui avete predisposto la chiusura per le attività sfavorite, allegando naturalmente la documentazione necessaria a comprovare la perdita certa, essendo i giorni di maggiore lavoro.

Incassi che sono necessari per pagare i fornitori, gli insoluti, i dipendenti e gli affitti che magari non abbiamo potuto assolvere in precedenza. E’ doveroso sottolineare le conseguenze devastanti che, tali provvedimenti, causano anche alle filiere produttive e distributive dei settori merceologici in oggetto. Ricordiamo , inoltre, che la Costituzione dice che:

1. Articolo 1 “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul Lavoro “;
2. Articolo 36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa ;
3. Articolo 53 progressività del sistema tributario italiano e capacità contributiva ..”Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva ;
4. Articolo 13 la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato all’autorità giudiziaria.

Il lavoro è una risorsa fisica o intellettuale dell’uomo strumentale alla creazione di ricchezza e finalizzata alla crescita sociale nazionale. Il lavoro è un diritto di ogni cittadino italiano, e su cui si fonda la nostra Repubblica democratica e quindi non si può vietare o impedire di lavorare a nessuna attività, se rispetta le regole di prevenzione stabilite dal Governo e ancor di più escluderne alcune favorendone altre e senza alcuna motivazione logica».

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