Coronavirus, Governo non cede alle Regioni. Toti: «Calano accessi in ospedale, aumentano file alla Caritas»

«I 20 giorni delle feste valgono come tre mesi del fatturato annuale»

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Genova. «Se da un lato gli accessi negli ospedali calano, aumentano le file alla Caritas. E non sono file meno dolorose. I numeri parlano chiaro: la pandemia ha inasprito la crisi economica già in atto e si contano 5 milioni di nuovi poveri in Italia. Chiedere di tener conto di questo al Governo non mi pare sia cinico, mi sembra il minimo che un amministratore possa fare. I 20 giorni delle feste valgono come tre mesi del fatturato annuale». A dichiararlo è il presidente ligure Giovanni Toti, al termine del confronto tra Governo e Regioni: mentre queste ultime chiedevano un allentamento delle misure anti-Covid per le festività natalizie, il ministro Francesco Boccia ha chiuso con un “no”, dichiarando: «Bisogna evitare gli spostamenti tra Regioni e mantenere il limite delle 22 per la circolazione: sono 2 punti centrali e imprescindibili del modello di sicurezza che stiamo costruendo insieme». E anche se il nuovo Dpcm non è ancora pronto, sembra difficile credere che nel decreto del Premier per il periodo natalizio, ci saranno le aperture richieste dalle Regioni.

«E vi farei leggere i messaggi e gli appelli accorati di chi ha i congiunti fuori regione – aggiunge Toti -. A nessuno di loro interessa il cenone con 50 persone, vogliono solo rivedere le persone che amano, una, massimo due. Troppo facile giudicare per chi ha uno stipendio fisso, troppo facile criticare per chi ha tutti gli affetti nella stessa città. Vanno studiati e consentiti i ricongiungimenti tra i familiari. E non serve massimalismo nelle scelte, sia in senso “chiusurista” che “aperturista”. Servono buon senso ed equilibrio. E’ quello che questa mattina abbiamo chiesto al Governo per il prossimo Dpcm».

«È comprensibile e giusto chiudere se le condizioni del virus lo impongono – conclude il governatore Ligure – Come nelle settimane passate. Meno comprensibili sono misure vessatorie se il virus consente qualche spazio di libertà in più. Arriviamo fin dove ci possiamo permettere. Dopo l’incontro, attendiamo di valutare nel dettaglio le norme del prossimo Decreto, che speriamo non circoli prima in bozza creando confusione inutile tra i cittadini. Se prevarrà la linea del timore, come sembra trapelare, pretendiamo fin da subito certezze su ristori, consistenti e immediati alle attività economiche che verranno danneggiate. La guerra deve essere contro il virus e per combatterla non possiamo alimentare un nemico altrettanto pericoloso come la povertà. L’arma più importante che abbiamo si chiama buonsenso, usiamola».

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