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Bordighera Dolceacqua e Monet, il reportage di Riviera24 scelto da Google per raccontare i borghi d’Italia al mondo

Il progetto sponsorizzato dal colosso americano è dedicato alle bellezze dimenticate o perdute

Bordighera – Dolceacqua. Ci sono anche due borghi del Ponente ligure tra i quindici in tutta Italia scelti da Google per il progetto “Piccoli Borghi Italiani – Territori in movimento“, avviato insieme ad Anso: associazione nazionale della stampa online. Bordighera Alta e Dolcecqua, legati tra loro dalla pittura del maestro impressionista Claude Monet, sono stati proposti da Riviera24: il nostro giornale ha infatti partecipato al progetto ed è stato selezionato tra altre 155 testate online, riuscendo così a dare visibilità a due realtà dell’estremo lembo di Liguria.

monet artisti dolceacqua bordighera

Il lavoro svolto dal nostro giornale e, in particolare, dalla giornalista Alice Spagnolo e dal collega Jacopo Gugliotta, in qualità di regista e fotografo, ci rende particolarmente orgogliosi: è un modo, questo, per far conoscere oltreoceano la bellezza dei nostri caratteristici borghi. Google, infatti, utilizzerà il materiale prodotto da Riviera24 e da altre 14 testate per realizzare un docu-film da diffondere negli Usa. Un progetto ambizioso, che abbiamo cercato di fare al meglio, per restituire al territorio della nostra provincia parte di quanto ci ha dato, in termini di apprezzamento e crescita professionale, in tutti questi anni.

Bordighera Alta e Dolceacqua, sulle orme di Monet

Bordighera Alta è il cuore di Bordighera, la “Città delle Palme”. Un borgo antico un tempo abitato da poche famiglie di pescatori, che hanno trovato qui il loro rifugio, dividendosi tra il lavoro in campagna e quello in mare. Dolcecqua, un paese nato intorno a un castello, collegato con il mondo esterno da un ponte medievale a schiena d’asino lungo 33 metri.

Bordighera Alta e Dolceacqua: due borghi del lembo più occidentale della Liguria, al confine con la Francia. Capannelli di case, protette da mura medievali, dove il tempo sembra essersi fermato, con-servando colori e profumi del passato. Il nostro viaggio inizia nel 1884, il 18 gennaio 1884 per l’esattezza, quando Claude Monet, illustre impressionista francese, raggiunge il centro storico di Bordighera. «Tutto è mirabile, e ogni giorno la campagna è più bella, ed io sono stregato dal paese», scrive al suo mercante parigino e mecenate Durand-Ruel. Monet alloggia alla Pensione Anglaise, e da qui si sposta esplorando l’entroterra, restando ammaliato dalle palme svettanti del Beodo, dagli ulivi che si intrecciano nel giardino Moreno, di cui restano, ancora oggi, gli stessi esemplari che Monet ha immortalato in una sua tela. «Qui tutto è bellezza e il tempo è superbo», scrive. E resterà ammaliato, non solo di Bordighera Alta, ma anche di Dolceacqua, che raggiungerà poco dopo.

La storia di Monet a Bordighera e Dolceacqua

Nell’estremo Ponente ligure, dove i monti digradano sul mare e le colline profumano di mimose e ginestre in fiore, di rosmarino e di alloro, di timo e di corbezzolo, dove l’azzurro del cielo al tramonto diventa rosso come la vite che nasce sulla roccia e l’olivo regala riflessi argentei alle colline, là dove la resina dei pini s’intreccia con i datteri delle palme, esistono due borghi antichi legati tra loro da una storia tanto lontana nel tempo quanto affascinante: i loro nomi sono Bordighera e Dolceacqua ed entrambi vennero amati da un pittore francese che li immortalò nelle sue tele, regalando al mondo alcuni tra i suoi capolavori.

È il 18 gennaio 1884 quando Claude Monet arriva a Bordighera. « Tutto è mirabile, e ogni giorno la campagna è più bella, ed io sono stregato dal paese », scrive quel giorno al suo mercante parigino, Durand-Ruel, dalla stanza che aveva affittato alla Pension Anglaise, nel centro storico di Bordighera. « Qui tutto è bellezza e il tempo è superbo », aggiunge. Lo colpiscono i colori, il mare, il cielo, le palme svettanti che nella grigia Parigi e nella malinconica Bretagna, Monet non aveva mai visto. E poi i giardini, come quello del mercante d’olio e console di Francia a Bordighera Francesco Moreno. «Un giardino come quello non rassomiglia a niente – scrive Monet in una sua lettera a Parigi -. È semplicemente fantasmagorico, tutte le piante dell’universo sembrano crescervi spontaneamente». Un parco immenso, in cui limoni, mandarini, aranci, ulivi e altre piante autoctone, crescevano vicino a Pinus canariernsis, Ginkgo biloba, Araucaria excelsa, agavi, aloe e yucca. Un’infinità di specie esotiche che la famiglia Moreno aveva collezionato, importandole da ogni parte del mondo.

Ma sono proprio la ricchezza delle forme e dei colori, così brillanti e nuovi per Monet, a spaventare, in un certo senso, l’artista impressionista, che spesso si mostra inquieto e insoddisfatto. «Vorrei fare degli aranci e dei limoni che si stagliano contro il mare azzurro, non riesco a trovarli come voglio. Quanto all’azzurro del mare e del cielo è impossibile», scrive. Così, dopo aver ritratto la via Romana, dopo aver raggiunto la Torre dei Mostaccini, sulle alture di Bordighera, per dipingere dall’alto la Città Vecchia, dopo aver esplorato l’antico sentiero del Beodo, che costeggia l’antico acquedotto, Claude Monet esplora l’entroterra e raggiunge il borgo di Dolceacqua, in val Nervia. «Il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza», scrive Monet giunto in quello che viene chiamato il borgo dei Doria: un paese costruito ai piedi di un castello sospeso su una roccia che domina il mare. Il ponte di cui parla, così come le rovine del castello in pietra che Monet dipinse, esistono ancora. Il fortunato viaggiatore, oggi come allora, può posare lo sguardo sull’antico ponte romano, percorrerlo e entrare in un borgo in cui il tempo sembra essersi fermato. Dolceacqua, che deve il suo nome alle acque del torrente Nervia che l’attraversano, è un piccolo gioiello che non stanca di incantare i visitatori. Percorrere i suoi carruggi significa camminare nella storia, respirando i profumi della tradizione: ci sono le cantine con il Rossese, il vino prodotto con vitigni a bacca nera che nascono sulla roccia, raccogliendo dalle loro radici i sapori di una terra aspra e dolce al tempo stesso. E poi i dolci della tradizione, come la michetta, una sorta di pane impastato con l’olio, nato dalla volontà delle donne di Dolceacqua di amare senza costrizioni, Era il 1300, infatti, quando il marchese Doria, che governava il borgo, istituì lo ius primae noctis: il diritto del feudatario di giacere la prima notte di nozze con la moglie del proprio suddito. Per evitare il sopruso, Lucrezia, una donna di Dolceacqua si sposò in segreto con il suo amore.

Scoperta e imprigionata, la giovane si lasciò morire di fame nelle segrete del castello pur di non concedersi al marchese. Il marito, pazzo di dolore, decise di entrare nel castello con uno stratagemma e una volta all’interno, armato di pugnale, ordinò al suo signore di abolire l’editto. Per ricordare la sventurata Lucrezia, il cui fantasma, si dice, aleggia ancora nel castello, le donne crearono un dolce che nella forma ricorda il sesso femminile: un simbolo che parla della libertà di scegliere il proprio compagno.

Ma torniamo a Bordighera e alle sue bellezze. La “città delle palme” non fece innamorare solo Monet. Sono numerosi gli artisti e gli ospiti illustri che vi soggiornarono. Scoperta e amata dagli inglesi nell’Ottocento, grazie al romanzo “Il dottor Antonio” di Ruffini, Bordighera ha due anime: un centro storico, raccolto su una collina vicinissima al mare e la marina vera e propria, con le sue spiagge lunghe, la passeggiata pedonale affacciata su di esse, la chiesetta del santo patrono Ampelio costruita sugli scogli. Bordighera fu scelta dal celebre architetto francese Charles Garnier, autore dell’Opera di Parigi e del Casino di Montecarlo. Garnier lasciò a Bordighera la sua impronta, realizzando una splendida villa bianca che ancora oggi domina il mare e altri edifici. Tra questi, la villa fatta costruire dal ricco banchiere tedesco Bischoffsheim, oggi villa Etelinda, che nel 1879 ospitò la futura regina Margherita di Savoia. Anche la prima regina d’Italia si innamorò di Bordighera e fece costruire, in via Romana, una splendida villa che ancora oggi porta il suo nome.

Una mostra sui passi di Monet

Il 30 aprile del 2019, Bordighera e Dolceacqua hanno ospitato una mostra che ha riportato sui due comuni la luce dei riflettori: “Monet, ritorno in Riviera”. Un evento unico, reso possibile grazie al Musée Marmottan Monet di Parigi, che ha prestato due tele, e alla generosità del principe Alberto II di Monaco che ne ha messa a disposizione una terza, dalla sua collezione privata (“Monte Carlo vu de Roquebrune”). Così, a 135 anni dal soggiorno di Claude Monet in Riviera, le tele sono tornate lì dove sono state dipinte. Location della mostra sono stati il castello dei Doria, a Dolceacqua, che ha ospitato “Le Château de Dolceacqua” e “Monte Carlo vu de Roquebrune”, e Villa Regina Margherita a Bordighera dove un percorso ad hoc che accompagnava lo spettatore nella Bordighera dell’Ottocento, tra foto d’epoca, quadri di altri pittori, e oggetti appartenuti alla prima regina d’Italia, si concludeva in una stanza buia, illuminata solo dalla luce proveniente da un’opera straordinaria: “Vallée de Sasso, effet de soleil” di Monet.

La mostra si è chiusa a fine luglio, superando i 30mila spettatori e riscuotendo un enorme successo.

L’occasione persa

Il 1953 poteva essere l’anno di svolta. In quell’anno, grazie a un evento, la II Mostra Internazionale di Pittura Americana, organizzata a Bordighera da Giuseppe Balbo, Walter Shaw, Jean Guerin e Gianantonio Porcheddu, con l’appoggio di Angelo Giribaldi, presidente dell’Azienda Autonoma del Turismo. A Bordighera si ha dunque l’occasione di ammirare la new American painting, con opere di Jackson Pollock, Robert Motherwell, Clyfford Still, William Baziotes e Mark Rothko. Il ritorno di immagine, per la località ligure, è enorme. Anche perché, a prestare alcune tele, e venire  a Bordighera fu nientemeno che la mecenate statunitense Peggy Guggenheim. Sull’onda dell’entusiasmo per l’incontro tra arte americana ed europea che si erano intrecciate in una località dal fascino esotico, Peggy Guggenheim propose al Comune di creare un museo a Bordighera. L’amministrazione dell’epoca rifiutò, e la grande collezionista lasciò la città.

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