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Villa Sultana, dall’opposizione in Regione Ferruccio Sansa: «La compri lo Stato»

Il commento dell'ex candidato presidente: La villa può diventare il simbolo di una Liguria che non crede più soltanto nel mattone

Ospedaletti. Villa Sultana “vendesi”, il cartello dell’agenzia immobiliare Minetti di Genova affisso nei giorni scorsi sulla cancellata dell’ex primo casinò di Italia, finisce bersaglio dell’ultimo commento del capo dell’opposizione in consiglio regionale Ferruccio Sansa.

«Rien ne va plus? “Vendesi”, il cartello è apparso sul cancello di Villa Sultana a Ospedaletti. Ci hanno fatto caso in pochi, ma nel silenzio generale un altro pezzo del patrimonio artistico della Liguria rischia di andare perduto, scrive l’ex candidato presidente di PD e M5S.

Si sente la storia a passarci davanti: qui dove dal 1884 al 1914 ci fu il primo casinò d’Italia e nelle sale sembra ancora di sentire le voci dei croupier, i mormorii illusi o disperati dei giocatori. Erano i grandi nomi del tempo, principi e dignitari arrivati da mezza Europa con le carrozze e le prime auto che fermavano davanti a Villa Sultana. Pare davvero di vedere gli uomini in smoking, le donne in vestiti lunghi; di sentire fruscii di abiti e profumi.

Qui si giocava, si ascoltavano concerti e si tenevano cene sontuose. Ma le luci si spensero presto su Villa Sultana. Chiusa nel 1926, durante la Seconda Guerra Mondiale divenne alloggio dei tedeschi. Fu soltanto l’inizio dell’abbandono. Fino a pochi anni fa quando un misterioso incendio, forse doloso, annerì le volte e i saloni. Nel 2002 arrivò un altro colpo, forse perfino più insidioso: la trasformazione della destinazione d’uso da “turistico-ricettivo” a “residenziale”. Così sono state aperte le porte agli appetiti immobiliari anche se la villa è in parte tutelata dalla Soprintendenza.

In una Liguria già martoriata dal cemento sarebbe l’ennesima resa. Villa Sultana è una delle ville più belle d’Italia. Nelle sue stupende tre cupole, nella facciata, nei saloni si ritrova uno degli esempi migliori del “Rinascimento Francese”. Sui soffitti dei saloni, nonostante gli anni, ecco ancora la pittura di Rodolfo Morgari.
Per non dire del parco, 14mila metri quadrati, di palme e piante rare.

Tutto questo rischia di essere trasformato nei soliti appartamenti. Un tesoro della comunità di Ospedaletti trasformato in condominio. E’ questo il punto: Villa Sultana è un altro esempio dello spirito della Liguria di oggi, dove i beni di tutti – dagli ospedali ai tesori artistici – diventano di pochi.

Ma c’è anche una ragione più pratica: abbiamo già troppi condomini, troppo cemento. Il turismo in Liguria non ha bisogno di altri metri cubi che ospitino una manciata di persone, ma di tesori che richiamino viaggiatori italiani e stranieri.

Non abbiamo bisogno di 5 milioni di turisti concentrati in 5 comuni, ma di 10 milioni di turisti che visitino tutti gli oltre 230 comuni della regione. Sono tante le proposte per dare un futuro diverso a Villa Sultana; arrivano da cittadini e da gruppi impegnati sul territorio come l’Associazione Ponente Ambiente Cultura. Potrebbe diventare un centro Congressi, un centro termale, un teatro, un museo d’auto e moto d’epoca visto che a Ospedaletti c’era un circuito di rilevanza mondiale.

Bisogna salvare questo tesoro e ridare vita a Ospedaletti, per i turisti, ma anche per i residenti. Villa Sultana deve essere il centro di un progetto per restituire un’anima a un comune che rischia di avere più case che persone: 3.900 abitanti con residenze per 20mila persone. Il primo passo concreto può essere quello di chiedere al Ministero dei Beni Culturali di esercitare il diritto di prelazione su Villa Sultana. Non sarà facile, ma non dobbiamo arrenderci all’idea che la Liguria perda un altro pezzo del suo patrimonio. La villa di Ospedaletti può diventare il simbolo di una Liguria che non crede più soltanto nel mattone».