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Primo Natale al tempo del Covid, sì allo shopping ma niente veglioni e feste in piazza

Non ci sarà un liberi tutti, ma molte restrizioni potrebbero essere cancellate

Sanremo. A circa quaranta giorni dal 25 dicembre, sono molti a domandarsi come sarà il primo Natale al tempo del Covid-19. «Non sarà un natale di cenoni, non ci sarà un capodanno nelle piazze, però non sarà neppure un natale penitenziale come qualcuno continua a dire», ha dichiarato ieri sera il governatore ligure Giovanni Toti: parole volte più che altro a risollevare gli animi più che a dare indicazioni precise su cosa sarà, o meno, possibile fare.

A dare una risposta più precisa dovrà essere il governo, che allo scadere dell’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte, il prossimo 3 dicembre, dovrà fissare le nuove disposizioni volte a limitare il contagio da Covid-19 che saranno valide, appunto, durante le feste. Alcune delle misure, come scrive l’agenzia Ansa, iniziano a delinearsi: se i dati lo permetteranno, sarà possibile spostarsi tra le regioni, mentre è scontato che non ci saranno deroghe per feste e ritrovi in piazza a Capodanno.

Mentre alcuni ministri, in primis quello della Salute Roberto Speranza, e diversi esperti ripetono da giorni che per il momento quello sul Natale è un dibattito “surreale”, il presidente del Consiglio Conte qualche giorno fa, ha indicato quale sarà la linea del governo (andamento dei dati permettendo): «Dobbiamo prepararci ad un Natale più sobrio; veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci non saranno possibili». Questo, però, non significherà una chiusura totale che darebbe la mazzata finale ad un commercio già fortemente in crisi. «Pensiamo che sarà possibile scambiarci i doni – ha detto infatti Conte – e permettere all’economia di crescere».

Stando a quanto anticipato dall’agenzia Ansa, l’ipotesi più attuale è che ci sia un Dpcm per il periodo dal 3 dicembre fino a ridosso di Natale e uno per le festività vere e proprie.

Shopping. Sarà consentito lo shopping per gli acquisti di Natale, con i negozi che potranno rimanere aperti in una fascia oraria più ampia per evitare assembramenti. Ci sarà anche l’apertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei giorni festivi e saranno contingentati gli ingressi non solo nei negozi ma anche in strade e piazze, soprattutto in alcune grandi città e nel weekend.

Ristoranti e bar. Apertura serale anche per ristoranti e pub mentre per il Cenone in casa ci saranno raccomandazioni e non divieti, che sono inapplicabili: plausibile che non si possa essere più di sei a tavola, quindi al massimo solo conviventi e parenti stretti. «Questo Natale – conferma il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa – dobbiamo sforzarci di essere il meno numerosi possibile” perché “più si allarga la cerchia di persone che non si frequenta abitualmente e maggiore è il rischio. Dunque immagino si possa dire 5-6 persone al massimo, ma è ovvio che non sarà possibile controllarlo».

Spostamenti. Quanto agli spostamenti, interdetti nelle zone rosse e limitati in quelle arancioni, anche tra regioni sarà sempre consentito il ritorno alla residenza o al domicilio, ma non si prevede un esodo dal nord al sud paragonabile a quello di marzo scorso prima del lockdown. «Mancano 40 giorni a Natale e in questo momento i dati epidemiologici ci dicono che non ci si può spostare tra Regioni – sottolinea ancora Zampa che però apre – ci aspettiamo che i numeri migliorino e che quindi siano possibili delle deroghe».

Coprifuoco. Per quanto riguarda infine il coprifuoco, fissato attualmente alle 22 in tutta Italia, potrebbe essere spostato alle 23 o a mezzanotte, ma per la sera del 24 e per quella dei 31 c’è anche l’ipotesi che possa arrivare fino all’una di notte. Nessuna deroga sarà invece concessa per eventi in piazza o in altri luoghi d’aggregazione, né per le feste private. Soprattutto per Capodanno. «Non saranno permessi ritrovi di piazza e feste – conferma Zampa – saranno adeguatamente normati anche quei giorni perché, a differenza di questa estate, non ci saranno deroghe. Non possiamo immaginare una terza ondata».

L’obiettivo del governo e dei presidenti di Regione per il momento è comunque un altro: fare in modo che la maggior parte delle regioni possano retrocedere dalle zone rosse e arancioni in modo da arrivare al 3 dicembre con buona parte dell’Italia in zona gialla. Ma anche se sarà così le regole devono essere chiare: «Abbiamo fatto un’estate ‘liberi tutti’ e l’abbiamo pagata duramente – ha ricordato due giorni fa il coordinatore del Cts Agostino Miozzo – e dunque non possiamo permetterci un Natale ‘liberi tutti’».