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Migranti a Ventimiglia, Scuola di Pace scrive al sindaco Scullino: «Evitare ogni facile generalizzazione e strumentalizzazione»

«Chiediamo un incontro con le autorità locali in quanto abbiamo una serie di proposte in materia, rivolte in prima istanza alle fasce più deboli»

Ventimiglia. La Scuola di Pace scrive una lettera aperta al sindaco Gaetano Scullino.

«Alla c.a. Sindaco
Cav. Gaetano Scullino
Davanti alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni a diversi organi di stampa dal sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino, la Scuola di Pace di Ventimiglia ritiene opportuno, doveroso e giustificato intervenire per riportare gli eventi occorsi nella loro giusta dimensione e rigettare tutte le esternazioni dettate dalla concitazione del momento e dalla crescente strumentalizzazione di situazioni venutesi a creare in città anche e soprattutto a causa di una mancata gestione oculata e prospettica del flusso di migranti e delle opportune strategie di accoglienza e assistenza.

Ciò premesso, la Scuola di Pace intende puntualizzare quanto segue.
1) Nelle suddette dichiarazioni si riscontrano, con dispiacere, giudizi espressi su una base superficiale che, al di là delle intenzioni di lettura, per quanto eventualmente dettate da buona fede e desiderio di andare verso una soluzione delle problematiche, al tirare delle somme generano sono intolleranza.

2) Nelle dichiarazioni si sottolineano i problemi che Ventimiglia è costretta ad affrontare in termini di sicurezza e decoro. A tale proposito, si ritiene opportuno evidenziare quanto segue.
◦ L’uso di termini quali “diritti della persona”, mai impiegati in questa fase della lunga gestione dei flussi dei migranti nella città di Ventimiglia, è la premessa indispensabile e necessaria per chiedere rispetto per i doveri.
◦ I due fatti riferiti nella prima intervista rilasciata dal signor sindaco, ai quali se ne è aggiunto in queste ultime ore un terzo (di valenza certamente più grave) sono opera di persone isolate che non possono e non devono riassumere in sé tutto il differenziato panorama delle persone migranti. Se i fatti di criminalità devono essere stigmatizzati e condannati e i colpevoli devono essere puniti secondo le leggi e i provvedimenti in vigore, si deve altresì evitare ogni facile generalizzazione e strumentalizzazione. È di questi giorni la sentenza della Cassazione che conferma indiscutibilmente la presenza della ‘ndrangheta nel nostro territorio. Ciò, ovviamente, non significa che tutti i ventimigliesi facciano parte di questa ‘ndrina locale. Sarebbe sensato evitare di applicare ragionamenti qualunquisti e generalizzanti anche ai migranti.
◦ La sicurezza è un bene di tutti. Se si verificano episodi di violenza, a qualsiasi livello e di qualsiasi gravità, è compito del cittadino presentare le regolari denunce e non esternare delle semplici accuse o divulgare dei “sentito dire”. La mancanza del ricorso alle forze dell’ordine, inoltre, altro non fa che generare ulteriore sfiducia nelle istituzioni, un’aggravante che non ci si può permettere.

3) L’allarme Covid-19 sta crescendo di intensità. È compito del sindaco, di qualsiasi città, tutelare la salute di chi si trova nel territorio comunale, sia esso residente o in transito. Pertanto tutelare la salute dei migranti, per traslato, è iniziativa valida e obbligatoria anche per tutelare la salute dei cittadini residenti.

4) Si condivide pienamente la considerazione riguardante la difficile situazione di molti cittadini di Ventimiglia, toccati pesantemente dalle diverse povertà crescenti (non solo economica, ma anche sociale, culturale, solitudine), dalla crisi sanitaria, dalla mancanza o perdita del lavoro e, ultimo ma non ultimo, dalla recente alluvione. Tutto questo non giustifica però la lettura della presenza dei migranti e degli immigrati come causa di tutti i mali. Non si dimentichi che la stragrande maggioranza dei migranti in transito a Ventimiglia sono stati regolarmente identificati ed hanno, quanto meno, un permesso limitato di soggiorno, che dà loro diritto di muoversi sul territorio.

5) Enumerare fatti non significa avanzare proposte, se non quella aleatoria dell’espulsione immediata e generalizzata. Allo stesso modo, anche le dichiarazioni di portata catastrofica sulle conseguenze della presenza dei migranti e di alcune situazioni di violenza e delinquenza, allo stato attuale delle cose contribuiscono solo a gettare benzina ulteriore sul fuoco, ad accrescere lo stato di tensione, l’intolleranza, la paura dei cittadini, senza fornire
alcuna prospettiva di soluzione.

6) Il “buonismo” o il “cattivismo” sono termini atroci, privi di ogni fondatezza morale, etica, filosofica e politica. Sono esternazioni di bandiera che non portano ad alcuna soluzione se non a quella di contrapporre fasce di popolazione che si trovano sui diversi lati delle stesse povertà che sono costrette ad affrontare quotidianamente. Si ribadisce con forza che tutta la questione dovrà e deve essere affrontata, gestita e risolta (come avviene in ogni Nazione progredita e realmente emancipata) nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri di ognuno, migrante o residente che sia, nel rispetto delle leggi e nella chiara consapevolezza che ad essere coinvolte sono persone, esseri umani. Tutto ciò premesso, chiediamo un incontro con le autorità locali in quanto, come Scuola di Pace, abbiamo una serie di proposte in materia, rivolte in prima istanza alle fasce più deboli, ossia a) famiglie: b) donne sole; c) minori non accompagnati.

Riteniamo altresì di essere animati da quella sorta di “egoismo intelligente” di chi vuole un campo di transito per tutelare i migranti e, quindi, tutelare la città. La controprova dei danni apportati dalla chiusura del Campo Roya appare evidente proprio in questi giorni. Infatti il Campo era dotato di un controllo discreto, ma costante della Polizia di Stato che da un lato non permetteva l’accesso a chi si era macchiato di reati gravi, e dall’altro però costituiva un monitoraggio delle persone migranti di passaggio.

La chiusura del Campo Roya, tra le altre cose, incentiva la presenza criminale (passeurs, sfruttamento della prostituzione, lavoro irregolare…) nei confronti di persone deboli. Nella nostra attività quali associazioni singole e, da due anni a questa parte, anche come Scuola di Pace abbiamo chiare le modalità per fornire una risposta organica, fattiva ed efficace a tutte le povertà, di migranti e residenti. D’altra parte non ci è chiaro cosa stia realmente facendo il Comune di Ventimiglia in questo campo. L’elogio all’impegno del “Terzo Settore” appare vuoto. Le associazioni non devono essere la ruota (o addirittura il veicolo) di scorta, al quale il Comune fa appello nel momento in cui non riesce ad affrontare i problemi che gli si pongono davanti. Il Terzo Settore deve essere coinvolto, in prima persona, nella proposta e nell’attuazione delle risposte ai problemi in atto. Sulla base di queste ultime considerazioni, la Scuola di Pace ribadisce la sua congenita disponibilità al confronto, per il proprio pieno senso delle istituzioni» – scrive Luciano Codarri, presidente del direttivo della Scuola di Pace.