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Coronavirus, il Forum Civico Ligure: «Necessario Piano di emergenza»

Genova. «Dai dati del Ministero della Salute, aggiornati al 9 novembre, la Liguria oggi risulta tra le Regioni a rischio. E questo lo sapevamo. Quello che molti non sanno invece e’ che, sempre da quei dati, si ricava che c’e un’alta probabilità di escalation nei prossimi 30 giorni con classificazione di probabilità “alta” (segnalata trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali  e con alto impatto dato da “sovraccarico in aree mediche ed evidenza di focolai in RSA/case di riposo/ospedali». Lo sostengono gli attivisti del  Forum Civico Ligure per i Diritti Fondamentali

«Già al 9 novembre, la Liguria risulta la seconda regione in Italia per sovraccarico delle aree mediche (49%), indice che l’assistenza territoriale è inefficace per affrontare sistematicamente la pandemia ed evitare i ricoveri dei c.d. paucisintomatici, che vanno quindi a gravare sugli ospedali, anche a scapito di pazienti più gravi. Purtroppo, risultano fondati i nostri passati rilievi sulla erronea gestione dei servizi sanitari liguri, tutti orientati invece in senso ospedalocentrico con servizi più remunerativi dal punto di vista economico, ciò che pare interessare maggiormente ad Alisa.  Di fronte a questi rilevati rischi, la Regione non pare aver dato corso ad un piano emergenziale adeguato. A differenza della vicina Toscana, non si ha un quadro di quello che potrebbe succedere da qui ad un mese. La destinazione massima di 2.000 posti letto al Covid – come ha dichiarato il Presidente Toti nella riunione del Consiglio regionale del 13 novembre – da un lato cancellerebbe ogni tipo di diversa assistenza ospedaliera (purtroppo si muore anche di altre patologie, e non solo di Covid), dall’altro potrebbe non essere sufficiente. Dall’inizio dell’epidemia ad oggi, molte delle azioni che responsabilmente avrebbero dovuto essere messe in campo, sono mancate.

La Liguria ha censito 591 operatori sanitari destinati al tracciamento dei positivi. Dai dati risalenti ad ottobre, le persone da tracciare sarebbero ca. 3.800 ogni giorno. Con l’aumento dei positivi delle ultime settimane, evidentemente il personale non è sufficiente. I Gruppi Strutturati di Assistenza Territoriale (GSAT) che erano 18 a giugno in tutta la Regione, ora sono 30. Ma sono evidentemente insufficienti, pur essendo indispensabili per attuare la strategia “3 T” (testare, tracciare, trattare). Destinare interi ospedali o chiudere reparti per gestire l’epidemia blocca l’attività ordinaria con gravi ripercussioni sulla salute della popolazione che si pagheranno nel tempo.

L’inserimento di pazienti positivi nelle RSA ha creato situazioni di promiscuità pericolose per gli ospiti fragili. La mancata assunzione di personale – nei cinque anni trascorsi – ha comportato un deficit importante di personale per la gestione dell’emergenza (oggi i pochi rianimatori sono contesi dalle varie Regioni). La passata amministrazione regionale avrebbe potuto spendere 111 milioni di euro nel personale e, invece, ha scelto di destinare altrove le risorse disponibili.

Oggi e’ quindi necessario più che mai un piano di emergenza per affrontare la seconda ondata dell’epidemia. E’ necessario individuare un punto temporale di rottura del sistema; in conseguenza si deve pensare di destinare alberghi o altre strutture (anche ospedali dimessi) per adattarle a ospedali per ricoveri non gravi, liberando le attuali strutture ospedaliere a favore dei casi più gravi e per le altre patologie tempo-dipendenti (infarti, ictus, emergenza diversa);  si deve prevedere di utilizzare personale della sanità militare o della protezione civile nelle operazioni di tracciamento; è  necessario aumentare i GSAT assumendo anche medici in pensione e infermieri; è necessario prevedere modalità di effettuazione dei tamponi che possano accelerare l’effettuazione degli esami e la relativa refertazione (anche in accordo con i medici di famiglia, come in Toscana e Veneto); prevedere l’aumento dell’organico medico ed infermieristico – ospedaliero e territoriale anche per le funzionalità dell’Ufficio Igiene; le risorse economiche non devono essere sprecate su soluzioni temporanee o per posti recuperati nelle strutture private, ma per destinarle per recuperare e riattrezzare le strutture pubbliche, anche dismesse; per ragioni di trasparenza verso i cittadini, e’ necessaria una informazione sulle rendicontazioni dei fondi ricevuti dallo Stato; le RSA devono rimanere “pulite” a tutela dei nostri anziani ivi ricoverati».