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CNA Imperia al Governo: «Sia permesso ai cittadini di raggiungere gli artigiani di fiducia»

«La fidelizzazione che deriva dalla fiducia che solo il proprio professionista sa dare è un valore assoluto, che prescinde da un confine di Comune»

Imperia. «È necessario riconoscere formalmente ai cittadini la possibilità di compiere spostamenti tra Comuni limitrofi o contigui per raggiungere le attività artigiane di servizi alla persona e di servizi alla comunità di propria fiducia utilizzando per le trasferte il prescritto modulo di autocertificazione anche nelle zone arancioni e rosse», con queste parole il segretario territoriale CNA Imperia Luciano Vazzano anticipa i contenuti della richiesta avanzata da CNA in due lettere indirizzate al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

«La nostra Confederazione – prosegue – ritiene che, nella piena osservanza dei protocolli di sicurezza, i cittadini possano recarsi da artigiani di fiducia che non svolgono attività in grado di determinare assembramenti, com’è il caso del settore benessere, degli autoriparatori o delle lavanderie. Il settore del benessere si fonda su un rapporto molto stretto con la propria utenza e tra cliente e acconciatore o estetista si instaura una relazione profonda di fiducia e complicità: la clientela, alla luce della terribile emergenza sanitaria che stiamo affrontando, è oggi poi sempre più attenta e quando sceglie, ricerca un ambiente non solo rassicurante, ma anche sicuro, sotto tutti i punti di vista. La fidelizzazione che deriva dalla fiducia che solo il proprio professionista sa dare è un valore assoluto, che prescinde dal confine di un Comune.

Oltretutto parliamo di una categoria che, in questi mesi, ha dato prova di grande rispetto per i protocolli di sicurezza: usano i dispositivi prescritti con estremo rigore, si attengono alle regole e registrano con attenzione tutti i clienti che accedono ai locali, cosa riconosciuta e che ha consentito loro di rimanere aperti. Identico discorso può essere fatto per tutte le attività che offrono servizi alla comunità, quali gli autoriparatori o le lavanderie, il cui rapporto con i clienti si fonda su una relazione duratura, costruita e mantenuta nel tempo ed anche alla luce del fatto che molte realtà si trovano in piccoli Comuni ed operano al confine tra un Comune e l’altro».

E continua, «Siamo di fronte a un’autentica presa in giro delle imprese artigiane, che forniscono servizi utili al benessere delle persone e alla comunità. Viene chiesto loro di tenere aperta l’attività, e contemporaneamente si impedisce ai loro clienti di raggiungerle se abitano in un Comune diverso. Non c’è alcuna logica in disposizioni come queste: il Governo deve immediatamente rivedere la propria posizione in materia dando una interpretazione univoca per tutto il territorio nazionale che non penalizzi le imprese. Va tenuto conto che l’elevato numero di Comuni italiani e la particolare orografia del nostro Paese rendono pressoché inevitabile l’interazione economico-sociale tra comunità separate politicamente, ma non geograficamente».

«Non per nulla si sta assistendo in molte zone d’Italia alla proliferazione di provvedimenti amministrativi mirati a mitigare i divieti di spostamento, che stanno creando situazioni di confusione e incomprensibili differenze tra un territorio e l’altro. Alcuni esempi? La Regione Emilia Romagna – prosegue Vazzano – mi dice che non posso andare dal gommista di fiducia, che magari ha in consegna le gomme invernali della mia auto, o dall’autoriparatore che ha già pronti i ricambi necessari per la manutenzione ordinaria. Non posso, se il gommista o l’autoriparatore hanno la loro attività oltre il confine del mio Comune di residenza. E la sicurezza della mia e di tante auto come la mia? Non interessa più a nessuno? Il paradosso è ancora più irritante se si considera che nelle Marche, Regione arancione come l’Emilia Romagna, questa possibilità è stata data. Evidentemente non c’è alcuna uniformità di interpretazione, né collaborazione tra le diverse Regioni».

«Siamo di fronte, purtroppo, a una burocrazia impazzita – conclude Vazzano – che non riesce a gestire con buon senso questa difficilissima emergenza. C’è un cortocircuito istituzionale che porta al rischio di far chiudere centinaia di imprese. Chiediamo dunque a gran voce un intervento del Governo per rendere omogenee le decisioni eventualmente differenti assunte dalle autorità amministrative sul territorio».