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Coronavirus, Toti: «In Liguria cresce il numero di ospedalizzati ma l’occupazione dei posti in intensiva è al 10%»

«Nuovo cluster circoscritto in Rsa a Savona»

Genova. «In Liguria le terapie intensive possono arrivare a 250, come previsto in caso di emergenza. Oggi siamo a un’occupazione del 10 per cento del nostro potenziale, il tetto a espanderci oltre è dato molto più dalla specializzazione e dal numero del personale che non dai materiali oggi reperibili: le intensive vengono attivate di volta in volta quando serve, aumentandole con anticipo prudenziale». Lo ha detto il presidente Giovanni Toti nel corso del punto stampa di aggiornamento quotidiano sull’epidemia da coronavirus.

«Ho sentito diversi governatori e il ministro Speranza – ha proseguito – siamo tutti attenti e preoccupati per il progresso dell’epidemia e per l’andamento dei ricoveri di media e bassa intensità che, se dovessero crescere ancora con questo ritmo, ci costringerebbero ad aumentare molto i posti letto, cosa che naturalmente cerchiamo di contenere il più possibile per lasciare agli ospedali anche le altre funzioni. È possibile che nei prossimi giorni si decidano ulteriori misure, soprattutto nelle zone più colpite: per ora sono solo ipotesi per le quali occorrerà raccogliere i pareri medici e trovare un accordo con il Governo».

«Negli ultimi quindici giorni a Genova c’è stato un netto incremento dell’incidenza giornaliera – ha detto Filippo Ansaldi, responsabile prevenzione di Alisa – che pesa molto sull’aumento dell’incidenza nel territorio regionale. A Spezia il cluster che ha caratterizzato il mese di settembre è stato controllato e oggi l’incidenza è nei limiti di quanto atteso in base al trend regionale; a Imperia i nuovi casi sono inferiori alla media regionale. Savona, che è stata per lungo tempo al di sotto della linea di attenzione, registra un picco riconducibile a un cluster in rsa che è tuttavia limitato a quella sola comunità. Il numero di posti letto in media intensità in tutta la regione è stato contenuto fino a due settimane fa; poi è cominciato un progressivo aumento e stiamo salendo con un indice Rt di 1,3: crescita di tipo esponenziale, seppure rallentato dall’attività di tracciamento e di contenimento messa in atto dai dipartimenti di prevenzione. La capacità di curare i pazienti, l’abbassamento dell’età media e il quadro molto diverso rispetto alla primavera evidenzia una crescita progressiva lineare nelle terapie intensive dalla fine di agosto. Il quadro dunque è molto diverso per la media intensità e per la terapia intensiva».

«In due giorni abbiamo assistito all’accensione di alcuni focolai che hanno cambiato il quadro in modo significativo – ha detto Ernesto Palummeri, responsabile per Alisa dell’emergenza Covid nelle rsa – soprattutto gli 81 casi a Savona in un’unica struttura. Purtroppo la penetrazione del virus in una comunità, soprattutto se composta da soggetti fragili come gli anziani, comporta una grande velocità di diffusione. Rispetto al periodo primaverile la percentuale di anziani asintomatici è molto alta, supera l’80% di tutti i positivi: la prognosi è migliore ma questo non deve far abbassare la guardia, stiamo mettendo in atto alcuni provvedimenti mirati a impedire ulteriormente la penetrazione del virus all’interno delle strutture residenziali extra ospedaliere».

«La segnalazione dell’Iss che dichiara la possibilità di crisi di posti di intensiva va tenuta presente – ha detto Angelo Gratarola, responsabile del dipartimento interaziendale regionale emergenza urgenza – non è un’opinione ma è un dato basato sulla circolazione del virus e sul tasso di ospedalizzazione; tuttavia va ricordato che in questo momento l’utilizzo dei posti di terapia intensiva oscilla da più di un mese tra 25 e 30 posti a fronte di una disponibilità di 250 posti. Nella fase più critica ne abbiamo utilizzati 200 per il covid e 50 per altre patologie. Siamo dunque ben distanti dai livelli di guardia, ma naturalmente l’attenzione deve restare alta e la situazione deve essere monitorata di giorno in giorno».

«Abbiamo condotto lo screening in tre istituti scolastici – ha detto Luigi Bottaro, direttore generale Asl3 – abbiamo eseguito 1157 tamponi in tutto al Deledda (intervento quasi completato), alle Immacolatine di via Semeria (intervento puntuale su segnalazione) e iniziato l’intervento al Convitto Colombo. Un solo studente è risultato positivo. Grazie alla collaborazione con il Gaslini lo screening sta dando ottimi risultati.

Anche alla Commenda l’esperienza procede molto bene: vengono molti cittadini da altre zone della città, per questo da lunedì il punto sarà dedicato esclusivamente o quasi ai cittadini del centro storico. Contestualmente a partire da mercoledì partiranno tre postazioni drive-through a Rivarolo, Cornigliano-Sampierdarena e nella settimana successiva a Struppa. Stiamo lavorando per attivarne un altro successivamente nell’estremo levante. Confermato per lunedì l’inizio dell’attività di screening all’aeroporto sui passeggeri in arrivo».

«In questo momento sono 21 i pazienti ricoverati sintomatici, di cui 9 genitori – ha detto Paolo Petralia, direttore generale dell’ospedale pediatrico Gaslini – Il trend è stabile. Presentano patologie non impegnative e si assiste in genere a un decorso favorevole in pochi giorni. I tamponi effettuati sulla popolazione scolastica nelle ultime due settimane sono in numero stabile: il che significa un numero stabile di sintomatici che, presentando uno o più sintomi, vengono inviati a fare il tampone dai pediatri. È invece in crescita progressiva la positività all’interno del campione: siamo passati da 30 minori positivi due settimane fa a 60 la settimana scorsa; questa settimana (manca ancora il dato di domani) siamo a 95. La crescita su un numero stabile di tamponi rispecchia il trend generale della popolazione».

«La situazione in settimana è stata difficile, continua il turn over con una durata media dei ricoveri di 7 giorni, la metà della durata di marzo aprile – ha detto Matteo Bassetti, responsabile della clinica malattie infettive del San Martino – Il ritmo dei ricoveri rimane dunque sostenuto, ma altrettanto le dimissioni: c’è un maggiore lavoro per il personale, ma si tratta prevalentemente di media e bassa intensità. Per dare l’idea, a marzo-aprile nel reparto di malattie infettive avevamo lo stesso numero di ricoveri, 41, ma utilizzavamo 38 caschi, oggi ne utilizziamo uno solo. Il protocollo di cura del San Martino è stato condiviso e pubblicato sul sito di Alisa. Abbiamo seguito le raccomandazioni Aifa e linee guida internazionali, abbiamo incluso i criteri di ospedalizzazione in modo che ci sia uniformità in tutta la regione».