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Villa da nababbi nell’Astigiano, ecco come i carabinieri di Imperia hanno arrestato i Casamonica del Piemonte

Truffavano gli anziani fingendosi appartenenti alle forze di polizia e con i soldi vivevano nel lusso

Imperia. Una villa del valore di circa 700mila euro nel cuore dell’Astigiano, immersa in un parco lussureggiante con tanto di piscina e campi da tennis e da calcetto; decine di borse griffate, bottiglie di Champagne e materiale informatico per svariate migliaia di euro. Un lusso che stonava con la condizione di nullafacente e nullatenente di Enzo Agazzi, 57 anni, ritenuto il capo di una banda di nomadi smantellata dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Imperia, diretti dal capitano Davide Leo e dal tenente Antonio Miceli.

A seguito di una prima indagine, “Cops”, iniziata lo scorso anno dopo la truffa a Imperia ai danni di un anziano, i militari dell’Arma hanno voluto investigare ulteriormente su Agazzi e sulla banda, formata da altri cinque uomini e quattro donne, di età compresa tra i 20 e i 61 anni, che ruotava intorno a lui e alla sua fortuna: un tenore di vita che, senza i reati contro al patrimonio commessi in provincia di Imperia ma anche in altri luoghi del nord Italia, nessuno degli arrestati avrebbe mai potuto permettersi.

L’accusa per loro, in concorso e a vario titolo, è per i delitti di intestazione fraudolenta di beni al fine di eludere disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e riciclaggio. Il Tribunale di Asti ha disposto il sequestro della villa, quello di tre auto e di altri beni, come borse e vini costosi, trovati all’interno dell’immobile. Disposte dieci anche dieci misure cautelari nei confronti degli appartenenti alla banda: tre persone sono finite in carcere, altrettante agli arresti domiciliari e quattro hanno obbligo di presentazione alla pg.

Il modus operandi. Gli arrestati truffavano persone anziane e sole, spacciandosi per poliziotti: per questo l’indagine conclusa stamani dai carabinieri ci Imperia, coordinati dalla procura di Asti, era stata denominata ‘Cops’, poliziotti. Mentre due complici facevano da ‘palo’ o da autisti, il capo della banda si presentava come appartenente alle forze di polizia e affermava di dover indagare su un giro di banconote false convincendo gli anziani a mostrare il denaro che avevano in casa. Un modus operandi, quello della banda, che ha fruttato quasi 200mila euro.

Dalle investigazioni è emerso come l’unica cosa di cui si preoccupavano i malviventi fosse quella di dissimulare l’ingente patrimonio accumulato con le attività illecite, facendo ricorso a vari prestanome, proprio al fine di evitare una misura di prevenzione patrimoniale o il sequestro penale.  In particolare, il capo della “banda”, non appena scoperta la presenza di una telecamera posta nei pressi della sua abitazione di Asti, nel giro di pochissimo tempo e con la complicità dei membri della sua famiglia ha trasferito moltissimi oggetti, verosimilmente provento di reato, in altro sito.