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Tutto ha un prezzo, chili di coca e mitra dei terroristi nell’operazione “Ponente Forever”

Dalle carte dell'inchiesta saltano fuori Skorpion e Kalshnikov

Genova. La mitraglietta dei terroristi costa 2.500 euro, un chilo di coca 33.000 euro al pezzo. Son questi alcuni prezzi che emergono dalle carte dell’inchiesta, in mano alla Procura, alla base dell’operazione dei carabinieri denominata “Ponente Forever”.

Tra le accuse rivolte ai vari coinvolti spicca quello associazione mafiosa rivolta a Carmelo Sgrò, 38enne calabrese della piana di Palmi ma da anni residente a Sanremo, legato anche da vincoli di parentela alla cosca Gallico, in carcere da maggio: da quando, cioè, era stato arrestato dalla polizia di Imperia per spaccio di droga. Sgrò è considerato dagli inquirenti spacciatore “di livello superiore” a contatto con fonti primarie di approvvigionamento. Un vero e proprio “broker”, sempre secondo la Procura, in grado di recuperare grandi quantitativi di droga che poi, distribuiti alle altre persone arrestate oggi, servivano per rifornire i pusher dell’Imperiese e non solo.

Il reato associativo, per aver favorito la latitanza di un ‘ndranghetista, è però contestato al solo Sgrò. Per gli altri rimangono, a vario titolo, soprattutto quelli legati a droga ed armi. Coinvolti ci sono vecchie conoscenze, insospettabili e marginali del sanremese e dintorni. I vari episodi che li vedono interconnettersi, con la presenza in diverse situazioni di Sgro e di una donna francese, la 32enne Elisa Quentin Remy, fornirebbero, nel quadro dipinto dai detective un panorama abbastanza dettagliato del commercio criminale a cavallo tra Costa Azzurra e Ponente.

Almeno secondo due episodi contestati dagli investigatori, sarebbe avvenuta la cessione di un chilogrammo di cocaina, sempre allo stesso prezzo: 33.000 euro. Sempre secondo la Procura, in entrambe le occasioni il denaro corrisposto dall’acquirente al momento dell’acquisto è stato inferiore, sempre della stessa cifra, circa il 25 % del prezzo patuito.

Sempre gli stessi finiti nelle maglie dell’inchiesta, secondo le accuse, avrebbero trattato anche droghe leggere, con un prezzario più incostante (tra i 2.e e i 5mila euro un chilo di hashish) e con meno frequenza. Niente a che vedere con gli euro che il presunto traffico di cocaina frutterebbe, una volta sovraprezzato sul mercato (si parla di circa 100 euro al grammo).

Poi, parlando della polvere bianca e di quello che i magistrati sostengono nelle carte, alcuni dei coinvolti nel blitz dell’Arma avrebbero trattato anche qualità particolari, come una i cui panetti erano marchiati con la scritta Yakuza, la famigerata quanto spietata mafia giapponese.

Mai spietata come altri dei “prodotti” che saltano fuori dalle pagine delle accuse. Si, perchè oltre che droga, in “Ponente Forever” si parla anche di armi. E non gingilli qualsiasi. A parte una pistola che in diverse occasioni sarebbe stata nelle mani della francese, c’è un un fucile d’assalto AK47 Kalashnikov, al prezzo di circa 2500 euro, che sarebbe stato trattato, in uno degli episodi contestati, insieme ad un’arma che evoca spettri di un passato ancora non troppo lontano.

Allo stesso prezzo del modello russo, si sarebbe trafficato con una pistola mitragliatrice cecoslovacca Skorpion, tristemente nota per aver armato due gruppi terroristici attivi soprattutto negli anni ’70: gli indipendentisti irlandesi dell’IRA (Irish Repubblican Army) e le Brigate Rosse, gruppo rivoluzionario, sedicente comunista. Tra i vari assassini perpetrati dai brigatisti, c’è anche l’utilizzo del modello Skorpion durante il rapimento di Aldo Moro.