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Fpi, la riflessione di Flavio D’Ambrosi sul valore internazionale della competizione sportiva pugilistica

«Il Coni ha affidato alla Fpi, in via esclusiva, la formazione e la gestione delle Rappresentative Azzurre di pugilato la cui partecipazione alle massime competizioni internazionali è validata dalle Federazioni sportive riconosciute dal Cio»

Genova. «Lo sport del pugilato è come una vasta prateria, ove abbondano sorgenti d’acqua e selvaggina succulenta, che tutti vorrebbero percorrere sfamando famelici appetiti. D’altronde, la nobile arte è nata con le Olimpiadi antiche – quelle celebrate da Omero, Pindaro e da altri fulgidi poeti greci – e poche altre discipline possono vantare un pedigree così altisonante. Non dobbiamo stupirci, allora, se ogni tanto (negli ultimi anni con una certa frequenza) fioccano competizioni, gare e pseudo titoli italiani organizzati ed indetti da società non affiliate alla Federazione Pugilistica Italiana. Non vorrei scendere nelle canoniche discussioni – anche di carattere giuridico, che animano i tanti tesserati FPI – circa lo svolgimento della disciplina del pugilato sotto l’egida di altri Enti che non siano la nostra Federazione.

Mi limiterò, invece, a fare una semplice riflessione sul valore della competizione sportiva agonistica. Al riguardo, tutti gli addetti ai lavori sanno che la partecipazione ad una competizione agonistica è finalizzata, per suo scopo e natura, a raggiungere il massimo e più importante traguardo nella disciplina sportiva oggetto della competizione medesima. Ora, tutti noi sappiamo che, in tale ottica, le competizione nazionali (Campionati italiani, tornei nazionali, ecc.) sono certamente il primo scalino – propedeutico e necessario – alla successiva partecipazione alle manifestazioni internazionali (Campionati europei, mondiali e olimpiadi) che si svolgono sotto l’egida delle Federazioni Internazionali. A questo punto l’interrogativo sorge spontaneo: avete mai visto pugili italiani, che non siano tesserati con la Federazione Pugilistica Italiana, partecipare a competizioni riconosciute dalle Federazioni sportive Internazionali, indossando la maglia Azzurra? Avrebbero potuto Nino Benvenuti, Roberto Cammarelle ed altri illustri pugili del passato, vincere titoli mondiali e medaglie olimpiche se non fossero stati tesserati con la FPI?
Per il circuito Pro, l’interrogativo che mi pongo è ancora più acuto: potrebbe un atleta italiano che partecipa a manifestazioni sportive nazionali, organizzate da società non affiliate a questa Federazione, essere dichiarato sfidante ufficiale a titoli mondiali, europei e ad altri titoli riconosciuti da sigle professionistiche internazionali (WBC, WBA, WBO, ecc.)?

Se la risposta è no a tutti gli interrogativi, allora mi chiedo qual’è il valore agonistico di competizioni pugilistiche nazionali che non abbiano la possibilità di condurre l’atleta ai massimi livelli internazionali nella disciplina oggetto della competizione? Questo ragionamento non è assolutamente ispirato ne indirizzato ad una volontà di comprimere la “libertà di praticare e gestire lo sport” nelle forme associative che più si considerino adeguate al raggiungimento di uno scopo ludico e ricreativo, proprio dello sport in generale. Peraltro, ancora oggi, dopo tanti anni di dirigenza nel mondo sportivo, ritengo che ogni ente, a qualsiasi livello, possa e debba svolgere il ruolo più consono alla sua natura e piu efficiente per la valorizzazione ed il potenziamento dello sport italiano, anche per esaltare con sempre maggior enfasi la funzione sociale ed educativa dello stesso sport. Non a caso, lo Statuto del Coni affida ai diversi Enti riconosciuti – FSN, DSA e EPS – differenti spazi di manovra, in relazione alla natura ed agli scopi perseguiti, al fine di formare un unico strumento armonico ed un completo spartito musicale attraverso cui gestire tutto il complesso movimento sportivo italiano. Tale struttura poliedrica necessita, a mio modesto parere, di relazioni e rapporti sinergici – che in futuro, non troppo lontano, potrebbero essere formalizzati – e non di sconfinamenti di competenze che rischiano di compromettere, invece, la qualità del movimento sportivo nazionale.

Una cosa è certa: il Coni ha affidato alla FPI, in via esclusiva, la formazione e la gestione delle Rappresentative Azzurre di pugilato la cui partecipazione alle massime competizioni internazionali è validata dalle Federazioni sportive riconosciute dal Cio. Allo stesso modo, le sigle internazionali dei Pro, permettono l’accesso alle loro competizioni unicamente agli atleti italiani tesserati alla nostra Federazione o a Federazioni di altri Paesi.
Quindi, ogni competizione nazionale, che si svolge sotto l’egida della nostra Federazione, acquisisce innegabilmente una validità agonistica – nel senso che gli riconosce l’ordinamento giuridico sportivo – collegata al circuito Olimpico o a quello Pro. Questa è la realtà sulla quale non mi sembra si possano avanzare ragionevoli dubbi» – afferma il V. Presidente Vicario e Responsabile del settore comunicazione, Flavio D’Ambrosi.