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Da Bordighera al Burkina Faso per aiutare chi soffre, la storia di un’ambulanza di Ponente Emergenza foto

Un vecchio Fiat Ducato destinato alla rottamazione diventa prezioso alleato nelle cure palliative

Bordighera. Un’amicizia nata per caso e la voglia di aiutare gli altri. Sono gli ingredienti di una storia che lega Bordighera a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso: uno dei paesi più poveri del mondo. Qui ha sede Greas (Gruppo di ricerca ed azione sociale), nato per volontà di un medico africano grazie al sostegno di colleghi italiani, come il dottor Francesco Biancheri di Bordighera. E’ anche grazie a lui se un vecchio Fiat Ducato, per anni adibito ad ambulanza di Ponente Emergenza, ora viene utilizzato per l’assistenza domiciliare integrata di cure palliative in Africa per pazienti affetti da malattie croniche e incurabili, come i carcinomi. Un servizio innovativo, in un Paese economicamente arretrato, che forse senza quell’ambulanza che in Italia sarebbe andata al macero non ci sarebbe mai stato.

«Tutto è nato quasi per caso – spiega il dottor Biancheri, 18 anni di esperienza come medico del 118 -. Nel 2002 mi sono recato a Brescia per partecipare a un corso di formazione di Medici Senza Frontiere. Qui ho conosciuto un collega del Burkina Faso che mi ha convinto, insieme ad altri, a fare qualcosa di diverso». Nasce così il Greas, che come tutte le realtà sanitarie nello stato africano offre assistenza privata, ma lo fa a prezzi molto concorrenti e cercando in tutti i modi di aiutare anche chi non può permettersi le cure.

Vengono creati una scuola, che oggi accoglie 270 alunni, e un ospedale di 400 metri quadrati dotato di una sala operatoria. Ottomila i casi clinici trattati in un anno.

Ed è sempre il caso (oltre ché l’omonimia) a far conoscere l’ex presidente di Ponente Emergenza, Francesco Biancheri, e il dottor Biancheri. «Un giorno mi ha detto che aveva questa vecchia ambulanza, ormai non più utilizzabile in Italia – racconta il medico -. Gli avrebbe fatto piacere donarla a qualcuno invece di portarla a rottamare. Così abbiamo trovato il modo di portarla in Burkina Faso».

Un viaggio meno semplice di quanto possa sembrare. Per evitare di pagare cifre astronomiche per il trasporto, il mezzo è stato prima portato ad Amburgo e poi imbarcato per il Burkina Faso. E neanche qui è stato tutto rosa e fiori. «Per i primi 400 km in Ghana tutto è andato per il meglio – spiega Biancheri – Poi improvvisamente l’ambulanza si è bloccata». Il motivo? Il vecchio furgone non “digeriva” il gasolio locale: la sua meccanica risultava troppo sofisticata per il rozzo e scadente carburante del posto.

Per riparare il mezzo, o meglio per adeguarlo agli “standard locali”, è stato necessario attendere un anno e mezzo: questo il tempo che ci è voluto per trovare i pezzi giusti. Ora, però, l’ambulanza viaggia a pieno regime ed offre un servizio innovativo per il territorio: quello di aiutare i malati a controllare il dolore attraverso terapie domiciliari.