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Bordighera, Bagnasco chiede 15 milioni di euro a Monte dei Paschi. «Villa Mariani fa gola alla ‘ndrangheta»

Un Degas svanito nel nulla, insieme a 30 kg d'oro e gioielli. La storia della casa d'artista più importante in Italia

Bordighera. «Questa villa, con il parco e l’atelier, non la venderò mai». Carlo Bagnasco, presidente della fondazione Pompeo Mariani, non ha dubbi: la villa – museo dove visse e dipinse il grande impressionista italiano Pompeo Mariani a Bordighera resterà un monumento all’arte e alla vita di uno dei protagonisti dell’Ottocento. E lo sarà nonostante le difficoltà. «Da quanto la mia famiglia ha acquistato la proprietà – confida Bagnasco – Non abbiamo più avuto pace». Inizia così il racconto di quella che sembra essere la trama di un thriller, ma che invece è semplicemente il resoconto di una serie incredibile di fatti che ruotano attorno a villa Mariani.

La storia. Carlo Bagnasco, 61 anni, perito genovese di gioielli, argenti antichi e oggetti d’arte, acquista la proprietà l’11 febbraio del 1997 dall’ultima erede di Pompeo Mariani: la signorina Stefania Scevak, classe 1912, sorella della moglie del notaio Pompeo Lomazzi. «A 85 anni, la signorina Scevak aveva ereditato villa, atelier e gli oltre 25mila oggetti in esso contenuti – racconta Bagnasco -. Fin da subito si è trovata circondata da speculatori edilizi, con una sfilza di acquirenti interessati alla villa che proponevano cifre basse, dicendo che la dimora era vecchia». Ma alla Scevak, consapevole anche che il desiderio del notaio Lomazzi fosse quello di trasformare la villa in un museo dedicato a Mariani, le offerte economiche per la dimora non bastano. E’ preoccupata, soprattutto, di tutti quei preziosi e antichi oggetti appartenuti al pittore: opere d’arte e altri beni che a chi vorrebbe trasformare il parco in un parcheggio e frazionare la villa in appartamenti vista mare non interessano per nulla.
Circondata da imprenditori pronti ad acquistare la proprietà, Stefania Scevak si rivolge a Carlo Bagnasco per stimare tutto ciò che villa e atelier contengono. E’ l’ottobre del 1994, quando l’esperto si trasferisce a Bordighera per iniziare il lavoro che gli è stato assegnato: «Dall’età di 14 anni ero diventato un collezionista d’arte – racconta – La mia passione è nata grazie ai racconti che mia nonna materna mi faceva del nonno, Carlo Mario Ferrando, morto tragicamente sul lavoro nel porto di Genova due anni prima della mia nascita». E’ proprio grazie al lavoro del nonno, noto palombaro, maestro d’ascia e perito dell’American Bureaux, del Loyds Register inglese e del Rina (Registro italiano navale) che la famiglia Bagnasco eredita ingenti capitali spesi, in parte, per l’acquisto di villa Mariani.

L’atelier dell’artista

villa Pompeo Mariani Bordighera

«Restando un anno a Bordighera – aggiunge Bagnasco – Io e la signorina Scevak diventiamo amici. Ad un certo punto è proprio lei a farmi una proposta, mi dice: “Carlo, perché non compri tu tutta la proprietà insieme al suo contenuto. Io ti farò un prezzo di favore, ma in cambio mi farai restare qui finché vivrò e ti impegnerai per dar lustro all’opera di Mariani”. E così è stato». La signorina Scevak è morta nel 2004, a 92 anni. Mentre già nel marzo del 1998, a Milano, Bagnasco dà vita alla Fondazione Mariani e apre al pubblico l’atelier dell’artista, completamente restaurato ed esattamente così come, prima di morire, Mariani lo aveva lasciato. «Per il restauro – spiega – Ho speso un miliardo di vecchie lire. Attraverso vecchie foto, siamo riusciti a rimettere gli oggetti così come l’artista li aveva disposti». Entrando nello studio, con la luce che cade dall’alto, sembra di fare un salto nel passato e non è difficile immaginare Mariani seduto sulla poltrona a dipingere, con la sua tavolozza e i colori, tra cui un ricercato blu di Persia, perfettamente conservati.

Le vicende bancarie. Liquidati «gli speculatori che continuavano a farsi avanti, chiedendomi di vendere la villa», Bagnasco accende due mutui presso Banca Antonveneta per poter proseguire il restauro della dimora d’artista. «In totale tra il 1999 e il 2000 – spiega Bagnasco – La banca concede alla Museum s.s., società immobiliare semplice nella quale sono convogliati i beni della mia famiglia, Museum ss, un muto di 2 miliardi e mezzo di vecchie Lire». Tutto procede regolarmente fino al 2004. Quell’anno muore Stefania Scevak che, nel suo testamento, nomina Bagnasco erede universale di Pompeo Mariani: l’unico autorizzato a firmare le autentiche dell’artista e a dirigere la fondazione che porta il nome dell’artista. «Con la morte della signorina Scevak – racconta Bagnasco – Finisco nell’occhio del ciclone, perché sono a tutti gli effetti l’erede di Mariani, pittore pazzesco i cui quadri possono arrivare a costare anche 2 milioni di euro l’uno e nella collezione ce ne sono 200».

Tra il 2004 e il 2005Banca Antonveneta viene scalata da parte dei cosiddetti “furbetti del quartierino” (personaggi poi colpiti da varie inchieste giudiziarie per i metodi poco leciti con cui si apprestavano a scalare le banche, tra cui l’Antonveneta, ndr) ed è costretta a revocare alcune linee di credito concesse in precedenza. «Ad un certo punto la banca ci dice: “Non ci sta più bene, dovete rientrare”. E noi rientriamo di oltre 900mila euro – spiega Bagnasco – Mi si dice anche che dovevamo rientrare di alcune rate che erano rimaste in sospeso». Insomma, ad un certo punto, «la banca si accorge di aver fatto valutazioni sbagliate nei nostri confronti e ci dice: “Siccome dovete rientrare di un residuo di mutuo (750mila euro), potete farlo con una datio in solutum”, ovvero invece di dare i soldi potevamo far stimare i beni da terzi e darli alla banca». Siamo nel 2008.

Nel 2009 Antonveneta viene venduta a Monte dei Paschi: «La trattativa in corso viene cancellata e Monte dei Paschi ci dice: “Noi della roba che avete non interessa nulla, noi vogliamo i soldi. Ci dovete 750mila euro e dovete darci i soldi”. Ma non ero preoccupato di questo – spiega Bagnasco – Perché in Antonveneta avevamo nove caveau, in uno di questi, che avevamo lasciato in banca, c’erano 20 kg d’oro, un disegno di Degas e dei gioielli di mia madre». Insomma, se al momento i soldi non ci sono, recuperarli avendo questo “tesoretto” in banca non sembra essere una difficoltà insormontabile, anche perché il disegno della ballerina di Degas che si allaccia le scarpe, da solo, ha un valore di circa 4 milioni di euro. A questo si sommavano gli 800mila euro dei 20 kg d’oro e i 500mila euro di uno smeraldo da 100 carati, oltre altri gioielli. Ma c’è un cavillo burocratico, su cui la banca fa leva, ed è la possibilità per l’istituto di credito di negare al cliente l’accesso al caveau se questo è debitore nei suoi confronti. «La banca ci dice: “Benissimo, prima ci date i soldi, poi entrate nel caveau” – dichiara Bagnasco -. Quando alla fine riusciamo ad accedere al caveau, nel 2010, non c’era più niente».

Il Degas “sparito”

villa Pompeo Mariani Bordighera

Aut aut. Continua Carlo Bagnasco: «A quel punto la banca ci dice: “O ci date i 750mila euro o pignoriamo Villa Mariani”. Il mio avvocato prova a spiegare che la mia famiglia aveva altri cinque immobili a Genova, chiedendo di lasciar perdere Villa Mariani, ma non c’è nulla da fare. La banca pignora la villa, nomina un perito e Villa Mariani viene valutata 16 milioni di euro». «A quel punto mi trovo in difficoltà – aggiunge – Perché non ho più il contenuto del caveau, ma fortunatamente ho altre fonti, altro oro e opere d’arte. Gli avvocati mi dicono che bisogna fare la conversione del pignoramento (il debito nel frattempo era diventato di 1 milione di euro per gli interessi maturati, ndr), pagare immediatamente 200mila euro e poi rateizzare il restante debito da saldare in 18 mesi». Siamo nel 2012. «Mi presento davanti al giudice delle esecuzioni immobiliari – racconta – Il giudice convoca Monte dei Paschi. Il 12 luglio del 2012 vado a Sanremo con assegno circolare di 200mila euro e richiesta di conversione. Avevo l’appuntamento alle ore 11 del mattino. Busso alle 10 e il giudice mi chiede di aspettare avvocato della banca. Ma quando questo arriva, poco prima delle 11, entra da solo nella stanza del giudice. Io telefono ai miei avvocati, che mi annunciano di essere in ritardo di una decina di minuti. Nel frattempo l’avvocato della Monte dei Paschi esce, mi sorride e se ne va. Quando i miei avvocati arrivano, entriamo nella stanza del giudice che ci dice che l’udienza era già stata fatta e aveva ordinato la vendita della villa. Mi sono visto perso».

Il testamento di Stefania Scevak

villa Pompeo Mariani Bordighera

In Procura. A quel punto, Carlo Bagnasco corre dall’allora procuratore capo della Procura di Sanremo, Roberto Cavallone, e racconta quanto accaduto. «Cavallone mi riceve – racconta il presidente della fondazione Mariani – E dopo avermi ascoltato mi dà un foglio e una penna, chiedendomi di fare un esposto, raccontando i fatti». Passa un mese, e il giudice nel frattempo ha passato il fascicolo al notaio Marzi che si occupa della vendita di villa Mariani. L’asta era già stata fissata per il 30 novembre 2012 e in seconda seduta il 5 dicembre. Base d’asta: 10 milioni di euro. Bagnasco viene anche sentito dalla guardia di finanza di Sanremo. «In breve – riassume – Facciamo istanza al giudice dicendo che lui si era sbagliato, che tutto era stato fatto regolarmente e non aveva accettato, in modo inspiegabile, la conversione del pignoramento. Il giudice a quel punto sospende la vendita, revoca il mandato al notaio Marzi e ci concede la conversione, arrotondando il debito da 1 milione a 1 milione e 300mila euro. In pratica per 18 mesi dobbiamo pagare 62mila 230 euro al mese. Cosa che ho fatto, svendendo opere e gioielli di mia madre e orologi». La Banca ha poi dovuto restituire oltre 200mila euro (che si scoprono non dovuti) a Bagnasco.

Le dichiarazioni di Ettore Castellana. Nella vicenda entra in gioco anche Ettore Castellana (condannato a 8 anni nel processo La Svolta). Bagnasco: «Castellana scrive una lettera a un magistrato in cui dice di esser stato testimone a una riunione di Amitié Sans Frontières all’Hotel de Paris di Montecarlo, in cui era presente Giuseppe Mussari (all’epoca presidente Monte dei Paschi di Siena) e Pier Giorgio Parodi. Stando a quanto dichiarato da Castellana, Parodi avrebbe chiesto a Mussari di fare il possibile per far vendere villa Mariani». «A quel punto ho capito tutto – dice Bagnasco – Ho capito perché la banca non aveva voluto le case di Genova, ho capito perché il giudice non ha accettato la conversione. Villa Mariani, e lo dico con cognizione di causa, non vale 16milioni di euro oggi. Tanto è vero che nel 2013 il ministero dei Beni Culturali manda storici dell’arte a Bordighera perché aveva avuto sentore che stava succedendo qualcosa di strano, e vengono sottoposti a vincolo più di 4mila beni contenuti nella villa e nell’atelier. Il ministero sancisce che villa Mariani, l’atelier dell’artista e il parco di pertinenza costituiscono un unicum a livello mondiale».

Il presente. Dopo numerose istanze, andate inascoltate, «per riavere un risarcimento danni di almeno 15milioni di euro per il furto avvenuto nel caveau, di cui riteniamo responsabile anche la banca, ora faremo un ultimo tentativo con il nostro avvocato Andrea La Francesca, di Novara. Dopo di ché io scriverò al ministro Roberto Gualtieri e alla Banca Centrale Europea (Bce) per renderli edotti di questa questione». Sul furto la Procura di Imperia aveva aperto un fascicolo, «ma tutto è stato archiviato perché purtroppo non si è riusciti a individuare il responsabile del furto».

Villa Mariani

villa Pompeo Mariani Bordighera

L’accusa. «Le persone coinvolte nella mia vicenda fanno capo a diversi schieramenti politici – dichiara Carlo Bagnasco, che non ha dubbi -. Questa è una associazione a delinquere di stampo massonico-mafioso atta ad impadronirsi di Villa Pompeo Mariani. L’accanimento nei nostri confronti non è spiegabile. In virtù di questo contenzioso con la Monte dei Paschi di Siena, io e la mia famiglia, pur avendo un patrimonio stimato a 100milioni di euro, non possiamo avere un euro di fido bancario».

Perché villa Mariani fa gola alla mafia? Con le nuove normative europee, un’eccellenza come Villa Mariani (l’atelier è il più grande al mondo sopravvissuto, con 1500 oggetti originali e la villa è tra le 10 case d’artista dell’Ottocento ancora esistenti nel mondo, ndr) ha diritto a finanziamenti a fondo perduto dall’Europa. «Una proprietà come questa ha diritto a finanziamenti a fondo perduto che vanno da un minimo di 250mila euro fino a un massimale, per cose straordinarie, di 25milioni di euro all’anno», spiega Bagnasco. Quanto basta per trasformare la villa in una vera e propria miniera d’oro.
E non è tutto: gli incassi (esenti iva) dei biglietti possono diventare il modo per riciclare denaro sporco. «Noi possiamo, per legge, tenere i soldi che provengono dalla vendita dei biglietti – spiega Bagnasco -. Se invece di dire che ho venduto 10 biglietti, dico di averne venduti molti di più, incasso migliaia di euro, li posso anche versare in banca in contanti. E’ una lavatrice perfetta».

«Negli anni, soprattutto in quelli più difficili – confida Bagnasco – Da me sono venuti personaggi che mi hanno proposto di entrare in affari con loro, di fare la cosiddetta “testa di legno”. Ma non ho accettato e non lo farò mai. Non metterò Villa Mariani nelle mani della ‘ndrangheta».