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Dopo Codamozza avvistata una nuova balenottera mutilata nel Santuario dei Catacei ad Arma di Taggia foto

Gravemente mutilato e troppo magro, l’animale è stato avvistato ieri a circa un miglio dalla costa: gli manca il lobo destro della coda e ha un taglio netto e profondo sul peduncolo caudale

Taggia. Ancora una balenottera comune (Balaenoptera physalus) gravemente mutilata e troppo magra; l’animale è stato avvistato ieri dai ricercatori dell’Istituto Tethys nelle acque di fronte a Arma di Taggia a circa un miglio dalla costa: gli manca il lobo destro della coda e ha un taglio netto e profondo sul peduncolo caudale.

In un’estate particolarmente densa di avvistamenti di animali in difficoltà a causa dell’uomo, la notizia giunge quando ancora non si è spento l’eco della terribile vicenda di “Codamozza”, la balenottera completamente senza coda, e quella di ben due capodogli avvolti in reti illegali nelle acque delle Eolie solo poche settimane fa.

«Il cetaceo di ieri sembrava emaciato, e non in buono stato di salute», riferisce Caterina Lanfredi, vicedirettore del Cetacean Sanctuary Research (CSR) di Tethys, il progetto che conduce ricerche su balene e delfini in questa zona da oltre 30 anni, con base a Portosole Sanremo.

«Come per Codamozza, le ipotesi sulle possibili cause sono due: o una collisione con una nave, la più probabile in questo caso, oppure l’animale è rimasto impigliato in una rete da pesca», spiega Maddalena Jahoda, responsabile della divulgazione scientifica, sempre della non-profit Tethys.

Nei record dell’istituto compaiono altre tre balenottere e un capodoglio con parte della coda mancante, e cinque balenottere con la pinna dorsale amputata. E un progetto di ricerca più ampio, finanziato dall’Accordo Pelagos e coordinato da Tethys, riporta un impressionante totale di 143 grandi cetacei con segni di collisione solo nel Santuario Pelagos, la grande area marina protetta istituita proprio per la tutela dei cetacei.

I recenti casi di cetacei impigliati nelle reti illegali hanno indotto Tethys e Greenpeace a inviare, pochi giorni fa, una lettera al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova chiedendo la messa al bando totale delle reti derivanti. «Sospettiamo anche che quest’anno la carenza di cibo, il krill mediterraneo, abbia spinto le balenottere molto più sottocosta del consueto – aggiunge Sabina Airoldi, direttore del CSR – e all’origine del fenomeno potrebbero esserci dei cambiamenti nelle dinamiche oceanografiche».

L’Istituto Tethys è una organizzazione senza fini di lucro dedicata alla conservazione dell’ambiente marino attraverso la ricerca scientifica e la sensibilizzazione del pubblico; fondato nel 1986, ha sede presso l’Acquario Civico di Milano. Lo scopo primario di Tethys è la conservazione dell’ambiente marino attraverso il supporto di conoscenza scientifica alle misure e alle normative in materia di tutela delle specie e dell’ambiente, la partecipazione al processo internazionale di conservazione, e la sensibilizzazione del pubblico. In oltre tre decenni di attività, Tethys ha prodotto uno dei più vasti dataset sui cetacei del Mediterraneo, comunicando i risultati delle proprie ricerche attraverso centinaia di pubblicazioni scientifiche.

Nel 1991  è stato primo a concepire e proporre la creazione di un’area protetta emblematica, il Santuario Pelagos per la conservazione dei mammiferi marini del Mediterraneo, la prima al mondo istituita oltre le giurisdizioni nazionali. Nell’ambito di un programma di citizen science che oggi è tra i più lunghi al mondo, Tethys ha coinvolto nelle  attività in mare, dal 1987, migliaia di persone di ogni nazionalità come collaboratori non-specialisti. Le attività di Tethys sono possibili grazie a finanziamenti governativi e della Comunità Europea, a donazioni private, e al contributo dei volontari di ricerca.

I video della balenottera sono disponibili ai seguenti link: https://www.dropbox.com/s/cy5xp5eazefjsh2/mezzacoda_Tethys.mp4?dl=0https://www.dropbox.com/s/xe2cad987ncx6an/mezzacoda_Tethys_short.mp4?dl=0.