Ventimiglia, la belle époque rivive nell’opera di Barnabà dedicata al castello Voronoff

Lo scrittore ci introduce all'interno "dell'Eden tra le rocce" di Bennet, raccontandoci le vite dei personaggi illustri che lo popolarono

Ventimiglia. E’ disponibile presso le librerie l’ultima fatica dello scrittore ventimigliese di adozione Enzo Barnabà: “Il sogno Babilonese – lo Château Grimaldi, la Belle èpoque, la Riviera” pubblicato da Infinito Edizioni.

«Il “sogno babilonese” che dà il titolo al libro è quello degli inglesi i quali alla Belle
époque acquistavano fasce in Riviera per costruirvi giardini e ville a strapiombo sul mare che
facevano pensare a quelli pensili di Semiramide – racconta l’autore -. Il primo di questi, quello di James Henry Bennet, è l’oggetto del libro che racconta la storia del giardino, dello Château Grimaldi/Voronoff e dei suoi abitanti».

Troviamo dunque Bennet, che introdusse in zona la nozione di giardino di acclimatazione, facendo arrivare dall’emisfero australe centinaia di rarissime piante che gli permisero di creare nei pressi della torre (nella quale alloggiava) un vero “eden tra le rocce” dove ricevette ospiti illustri quali la regina Vittoria, lo scrittore Stevenson, Thomas Hanbury e il suo capo giardiniere Berger.
E ancora Ella Waterman che costruì la villa vivendovi una vita non esente da deliri e dallo spiritismo. Infatti, uno dei figlii venne seppellito nel giardino e un’altra fu amante di D’Annunzio al quale finirono parte dei soldi ricavati dalla successiva vendita della villa.
E’ presente anche Sigmund Appenzeller, tra i maggiori protagonisti della società della Riviera dell’epoca, che fu medico dell’imperatrice Sissi e creatore dell’immenso sanatorio di Gorbio, colui che ampliò vistosamente la villa nel corso degli anni.
Ultimo, ma non per importanza, il noto chirurgo-ricercatore Serge Voronoff.

L’opera è arricchita dalla prefazione a cura di Daniela Gandolfi (direttrice dell’Istituto Internazionle di studi Liguri e del Museo Mar di Ventimiglia), mentre l’introduzione e la post fazione si devono al noto storico francese Yvan Gastaut e a Marco De Vecchi.

Il libro contiene una straordinaria documentazione fotografica composta da 51  immagini rare o inedite e delle rigorose schede botaniche dovute alla grande paesaggista Tudy Sammartini e a J-C Lafaye (in collaborazione con Ursula Piacenza).
La bibliografia consta di 24 opere multilingua, tra cui: italiano, francese, inglese, tedesco e polacco e di documenti inediti tratti da archivi italiani e francesi.