Sanremo, lo storico Andrea Gandolfo ricorda Gino Vesci

Nell'80° anniversario del sacrificio della medaglia d'oro al valor militare alla memoria di Sanremo

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Sanremo. In occasione dell’80° anniversario del sacrificio della medaglia d’oro al valor militare alla memoria di Sanremo Gino Vesci, lo storico Andrea Gandolfo trasmette un suo breve profilo biografico: «Gino Vesci nacque a Mantova il 17 dicembre 1916 da Aldo e da Olga Bondioli. Dopo aver frequentato la Scuola di avviamento professionale a Sanremo, si arruolò volontario nell’Aeronautica in qualità di aviere radiotelegrafista nel settembre 1935. Inviato al Centro della 3ª Zona Aerea Territoriale di Orvieto, venne poi trasferito nel giugno 1936 a Ciampino al 15° stormo da bombardamento per mobilitazione e inviato in Libia.

Promosso aviere scelto e trasferito nel ruolo specialisti dell’Aeronautica, nel giugno 1938 conseguì la promozione a primo aviere. Nell’agosto dell’anno successivo rientrò in patria e fu assegnato al 31° stormo da bombardamento marittimo di Orbetello. Nel gennaio 1940 passò all’Aeroporto di Castiglione del Lago e in seguito fu assegnato ad una squadriglia di «Cant. Z 501» da ricognizione marittima con la quale entrò in guerra nel giugno 1940.

Nel corso di un volo di ricognizione nei cieli del Mediterraneo effettuato il 9 luglio 1940 venne abbattuto da tre aerei nemici e fu quindi insignito di una medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: “Marconista a bordo di un idrovolante in ricognizione strategica, che era costretto ad ammarare perché avariato da tre raffiche di tre caccia nemici, non abbandonava il suo posto di combattimento sebbene mortalmente ferito. Stremato di forze per il gorgoglio incessante del suo sangue generoso, costretto dalle sofferenti ferite ad una parziale immobilità, riusciva, in piedi, con indomita energia, ad approntare l’apparato radio, con mezzi di fortuna, e a lanciare il segnale di soccorso.

Incurante di se stesso, cosciente del proprio stato e solo preoccupato della salvezza dei camerati, con stoicismo ineguagliabile, continuava la trasmissione fino al suo ultimo anelito. La morte lo coglieva così al suo posto di combattimento, e spirava nella serena soddisfazione che l’olocausto della sua fiorente giovinezza avesse potuto contribuire a trarre in salvo i compagni di volo. Esempio di fulgido eroismo di soldato e di sublime abnegazione umana. – Mediterraneo Occidentale, 9 luglio 1940″».

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